Attualità Modica 16/06/2016 13:09 Notizia letta: 7517 volte

Modica, studio paleopatologico delle mummie di Sant'Anna

Due persone dell'800
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Modica - Nei giorni 9-13 giugno del 2016 hanno avuto luogo le operazioni di recupero e studio delle due mummie conservate presso la chiesa di Sant’Anna, annessa al Liceo Convitto di Modica. L’intervento, patrocinato dallo steso Ente Liceo Convitto e dal Rotary Club di Modica, è stato autorizzato dalla Soprintendenza di Ragusa e fa parte di un più ampio progetto di studio e valorizzazione dei resti umani mummificati della Sicilia sud-orientale.

I corpi mummificati, entrambi appartenenti a soggetti di sesso maschile ed in ottimo stato di conservazione, sono stati sottoposti ad accurata ripulitura esterna e ad indagini di tipo conservativo mediante radiologia digitale e tomografia computerizzata (TAC).  In base all’abbigliamento, l’epoca della morte potrebbe risalire, rispettivamente, alla prima metà dell’Ottocento (1810-30) ed alla fine del Settecento.

Il soggetto ottocentesco, dotato di capigliatura e barba riccia, aveva età di circa 40 anni, costituzione robusta e longilinea, ma appariva eccezionalmente magro. La presenza di noduli polmonari e diffuse aderenze pleuriche a sinistra, dimostrata dalla TAC, lasciava supporre l’ipotesi di un malato terminale di tubercolosi. L’altro individuo, di età anziana (circa 75 anni) e di corporatura robusta, presentava numerose pieghe cutanee, che nelle mummie indicano stati di obesità patologica. Risultava, inoltre, affetto da numerose patologie: usura dentale e parodontopatia marcate, calcolosi addominale destra (della colecisti o del rene) ed una grave artrosi della colonna vertebrale e dell’anca di destra, che doveva rendere pressoché impossibile la deambulazione. Tale condizione doveva provocargli dolori insopportabili, trattati mediante diversi accorgimenti. Erano infatti presenti una fasciatura sul ginocchio sinistro, una foglia (edera?) sulla gamba destra ed uno spessore in materiale argilloso sul piede destro. Anche questo soggetto presentava noduli polmonari ed aderenze pleuriche diffuse, indicativi di tubercolosi. Inoltre, il riscontro di un’ampia ferita del torace destro, con relativo pneumotorace, potrebbe suggerire un intervento terapeutico eseguito alcuni decenni prima che Forlanini perfezionasse la pratica o, con minor probabilità, una ferita penetrante da arma da punta. Il riscontro di ulteriori casi di tubercolosi polmonare in mummie sette–ottocentesche (analoga condizione fu riscontrata nella “Regina dei Mori” di Scicli qualche anno fa) conferma l’impatto devastante che questa malattia infettiva deve avere avuto in passato sulla popolazione siciliana.

Il rinvenimento di mummie naturali (conservatesi spontaneamente) nella Sicilia sud-orientale costituisce un evento inusuale in una regione ad elevatissima densità di mummie artificiali (Cappuccini di Palermo, Savoca, Comiso) e riveste enorme importanza, perché offre la possibilità di studiare le malattie del passato anche a livello degli organi interni.

Il progetto di studio, coordinato dall’archeologa Dott.ssa Valentina Pensiero, ha coinvolto un’equipe composta dal paleopatologo Dott. Luca Ventura (Ospedale San Salvatore, L’Aquila), dal Direttore della Radiologia dell’ASP di Ragusa Dott.  Guido Romeo e dal tecnico di radiologia dell’Ospedale Busacca di Scicli, Alessandro Causarano. Il trasporto dei corpi dalla chiesa di S. Anna all’Ospedale di Scicli è stato curato dall’agenzia “La Resurrezione” di Ragusa.

Redazione
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