Cultura Cartoni animati 20/06/2016 22:30 Notizia letta: 2198 volte

Le nostre ore felici

Un manga in un'unico volume
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Le nostre ore felici, le uniche che abbiamo. Le uniche che ci fanno sentire vivi. Sembra essere questo il Leit-Motiv di questo meraviglioso manga, edito nel 2007 in patria, inedito in Italia, che consta di un unico volume. Il titolo originale è “Watashitachi no shiwase na jikan”, ovvero “Le nostre ore felici”,  ed è tratto da un romanzo omonimo scritto da Ji Young Gong. Un manga che riesce a far commuovere, di genere Seinen Slice of life, in cui risulta doloroso anche respirare. Nonostante  la storia sia particolarmente commovente, non è per nulla incline al sentimentalismo, anzi: l’autrice ha usato una  certa durezza nel tratteggiare le caratteristiche psicologiche dei due personaggi principali. Perché “Le nostre ore felici” è un manga che parla di pena di morte e delle catene che i due personaggi portano ai polsi: quelle del tre volte assassino Yuu e quelle invisibili della ex enfant prodige Juri Mitou.

LA TRAMA

Juri Mitou è stata una enfant prodige durante la sua gioventù. Ha avuto un rapporto conflittuale con la madre perché la donna, anche lei valente pianista, ha dovuto smettere quando Juri è nata. La ragazza, oltre a dover sopportare le pressioni materne, è stata anche stuprata dal suo insegnante privato, pur non essendo stata creduta dalla madre. Dopo aver tentato per la terza volta il suicidio, una sua zia suora, Monica, decide di farle incontrare il carcerato Yuu, orfano di un padre alcolista e con un fratello cieco che si suicidò per non essere di peso. All’inizio riluttante, Juri scopre nel dolore di Yuu, completamente apatico, un conforto. E’ il dolore che li lega e insieme, paradossalmente, troveranno la speranza di continuare la loro vita. Sarà proprio l’incontro con Yuu a spezzare le catene invisibili di Juri, che attende il giovedì mattino alle 10 ormai con intrepida impazienza. Almeno, fino a quando non viene stabilito il giorno in cui Yuu dovrà morire.

IL RIFIUTO DELLA VITA

Juri, da promettente pianista, ha deciso di abbandonare la musica e la sua stessa vita: il fatto di non essere stata creduta la costringe a vivere nella menzogna. Il suicidio, per lei, è l’unica cosa che la fa sentire viva. Morire, dunque, per vivere. Yuu, invece, è stato un ragazzo sfortunato, cresciuto in mezzo alla strada, che ha sempre vissuto d’espedienti. In carcere, aspetta tutti i giorni che gli venga comunicata la data della sua morte. Vivere, dunque, per morire. L’incontro fra queste due persone ci fa comprendere una cosa: entrambi, in fondo, sono rimasti due bambini nel cuore. Due bambini a cui non è stato concesso crescere. A dividerli, in prigione, il vetro divisorio. I brevi e formali dialoghi dei primi incontri, diventano sempre più profondi e sinceri, fino a diventare confidenze epistolari. E mentre Juri accetta di imparare a vivere, Yuu comincia ad accettare la sua morte e si prepara a questa con fede e speranza. Questo manga, scritto in un unico volume diviso in otto capitoli, va gustato a piccoli sorsi, lentamente. Ogni dialogo, infatti, è una pietra miliare e tutta la storia, in fondo, verte su questo interrogativo: “E se le cose fossero andate diversamente?”. Il finale è quello che il lettore si aspetta, eppure riesce a sorprendere per forza e grazia.

Irene Savasta