Cultura Racconto 23/06/2016 22:05 Notizia letta: 2035 volte

La luna di San Giovanni

I’m sicilian!
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Fu in una notte di San Giovanni che t’incontrai, strega tra mille in un sabba quotidiano.
I tuoi occhi arsero subito la mia anima come un fuoco fatuo o per un’antica malia.
Portavi una rosa, una sola, nella mano, rossa come il colore sanguigno delle labbra, un colore di melagrana.
Scesi alla tua fermata senza sapermi spiegare il perché e ti seguii inconsapevolmente come un cane segue il padrone.
Di sottecchi guardavi la mia ombra inseguire i tuoi passi e non era paura, era bisogno di sentirmi all’amo.
Ti fermasti a prendere un gelato in una terrazza piena di tavoli vuoti all’ombra di un platano mentre il sole scompariva dietro i grattacieli di Piazza Castiglia.
Mi sedetti a un tavolino di fronte con aria di sfida succhiando con la cannuccia un tè alla pesca fresco che il cameriere mi aveva appena portato.
Speravo in una parola, in un tuo gesto che mi prestasse il coraggio di un’avance.
Dalla borsetta tirasti, invece, fuori un giornale, “La Razón”. Più conservatrice di così si muore, pensai. Avrei preferito un quotidiano, tipo “El País” o “Público”, molto più affine alle mie aspirazioni rivoluzionarie.
T’immergesti nella lettura sbirciando ogni tanto, dalle pagine aperte, il livello del te nel mio flûte.
Questa tipa, pensai, non potevo che incontrarla oggi, vigilia di una festa di San Giovanni durante la quale si rivelano gli arcani, si trasmettono le formule degli esorcismi, si leggono i grimori per sperimentare fatture nuove, si bruciano le cose vecchie per purificarle da una lebbra prima che spirituale materiale.
Restai col mio bicchiere vuoto, con la cannuccia che pescava gocce di ghiaccio fuso, sudore paralizzato dalla tua presenza.
Presi il coraggio a due mani, mi alzai, abbozzai un sorriso e dissi, rivolgendomi a te, qualcosa che avrebbe dovuto sollecitare una risposta.
-Sorry! – Rispondesti, richiudendo il giornale spagnolo. –I don`t understand you, I’m sicilian! –
È come se mi avessi piantato un pugnale nel cuore.
Avevo fantasticato –ci avrei giurato! - sulle tue origini andaluse. Di Ronda, pensavo, o di Siviglia, o, forse, di Granada.
Balbettai “io siciliano pure, sono, zona Catania”.
Con la rapidità del fulmine avevi, però, già raccolto le tue cose ed eri ormai troppo lontana per sentire la mia risposta.
Una notte di San Giovanni, quella, indimenticabile. Nella quale le streghe hanno il viso delle donne che hai amato e i ricordi bruciano nella tua memoria di vecchio come il desiderio una volta ardeva nelle tue membra giovanili.
Lasciai una mancia al cameriere come facesti tu e mi avviai alla fermata della metropolitana più vicina, vittima di “un’aria del continente” che mi colpiva a distanza anche in terra spagnola.
Chissà se anche tu venivi da Caropepe come l’altra?

Un Uomo Libero.