Cronaca Ragusa 01/07/2016 12:03 Notizia letta: 3149 volte

Minorenni e spacciatori. Nella casetta di legno della villa

Hanno 16 e 17 anni
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Ragusa - La casetta di legno alla  villa comunale di Via Archimede a Ragusa, era stata trasformata da tre giovanissimi in un vero e proprio covo dove preparare e spacciare dosi di sostanza stupefacente ad altrettanti minorenni.  C'era chi triturava l’erba con un apposito grinder, chi pesava la sostanza utilizzando un bilancino elettronico di precisione, chi preparava le singole dosi in piccole confezioni di cellophane e si occupava anche dello smercio.

I tre, tutti minorenni, sono stati colti in flagranza dagli uomini dell’Ufficio Volanti della Questura di Ragusa che hanno interrotto l’attività sequestrando più di 20 grammi di marijuana  e tutto l’occorrente per il confezionamento.

In pieno pomeriggio, durante specifici servizi finalizzati alla prevenzione e repressione del reato di spaccio di stupefacenti, i poliziotti delle Volanti si sono avvicinati all’interno della villa comunale di Via Archimede notando un’insolita presenza di diversi adolescenti nei pressi di una casetta in legno realizzata all’interno del parco, per i giochi dei più piccoli.

Alla vista degli agenti il gruppo si è immediatamente dileguato in un fuggi fuggi generale. All’interno della piccola “abitazione” gli uomini  hanno sorpreso tre giovani minorenni intenti a preparare singole dosi di sostanza stupefacente. Cinque quelle già pronte ed altre in fase di preparazione.  Sequestrata anche la somma in denaro pari a circa 200 euro, trovata in disponibilità del gruppo e frutto dell’attività di cessione già avviata.

I tre minorenni I.M., S.S., entrambi sedicenni e C.L. diciassettenne, tutti residenti a Ragusa sono stati accompagnati all’interno degli Uffici della Questura di Ragusa e dichiarati in stato di arresto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.


I tre minori su disposizione del P.M. di turno presso la Procura della Repubblica dei Minorenni sono stati accompagnati presso il centro di accoglienza di Catania a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Irene Savasta