Attualità Modica 02/07/2016 20:43 Notizia letta: 1990 volte

Saverio Terranova, l'indomito

Il politico, il professore
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Modica - “E Saverio se ne è andato...non insegna più in una scuola …“
Se avessi scritto io “Sotto il segno dei pesci” invece del genio del mio amico Venditti (beato lui) avrei dedicato a lui la quarta strofa del mitico brano.
Vero, Saverio non insegnava più da anni in nessuna scuola. Lo Stato di cui era stato diligente servitore lo aveva, da tempo, “ pensionato”. Ma lui non si era mai sentito tale, non si era mai arrestato. La sua fiera anima guerriera non si era fermata mai.
“Indomitus sum“, avrebbe detto lui come Mel Gibson in una sua grande opera. Le sue dotte parole non accarezzavano più da tempo i banchi, prima di lambire le attente orecchie dei sui studenti. Ma da tempo, tanto tempo, faceva pensare (e tanto) con i suoi eleganti ricordi, con le sue straordinarie memorie, quei fortunati che potevano offrirgli in cambio, solo la gioia di un sorriso, di una stretta di mano, di un banale complimento ad una sua presentazione, ad un suo intervento in uno dei pochi convegni a cui partecipava.

Eppure, fra una botta agli Epicurei, una a Kant e due agli storici contemporanei, Saverio riusciva ancora ad incantare con la sua raffinata ars loquendi, con quell’elegante rispetto atavico, democratico che nel tempo riuscito a cambiarlo, soprattutto nel saper e nel voler ascoltare gli altri...

Lui che ha amato in modo viscerale la sua Modica, le pietre, i colori, i profumi, il brusio di quel popolo che in un modo o nell’altro non è riuscito mai riuscito a ripagarlo, non tanto nella quantità, ma soprattutto nella qualità di un amore, fra gioie e dolori, mai contraccambiato.

Non importa Saverio mio, se a te come ai Giuseppe, ai Giorgio, agli Angelo, ai Nino, non dedicheranno mai una strada o una piazza, una via o un palazzo; l’importante che da Zappulla a Marina di Modica, da Quartarella a Frigintini, dal Pirato a Pozzo Cassero, un giorno un padre parlando al figlio possa, con orgoglio, raccontare: vedi figlio, se oggi noi siamo pietre e fondamenta di questa città è anche perché gente come Saverio, insieme ai tanti suoi amici, ha saputo scegliere, ha saputo investire, ha saputo e voluto programmare un futuro per questo nostro contado, per un nostro mondo migliore. E lo rivedo giovane, oggi come in quel magico passato, insieme a mio papà e a tutti gli amici che lo hanno stimato, sostenuto e coadiuvato….lo rivedo così, d’incanto… per le vie della sua Modica, fra i muri a secco….e per le strade impolverate delle nostre terre.
A noi, finché ci faranno tenere le penne piene d’inchiostro indelebile, l’indegno compito di ricordarlo a chi, dopo con fierezza, nascerà modicano. Ars gratia artis.

Redazione