Cronaca Catania 07/07/2016 09:57 Notizia letta: 2223 volte

Bancarotta fraudolenta Geo Ambiente, sequestrati beni per 2,5 milioni

Operazione della Guardia di Finanza
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Catania - Con una Porsche Panamera messa a disposizione dalla Geo Ambiente Srl, colosso dei rifiuti in piedi grazie ai bilanci taroccati, Giuseppe Guglielmino, ufficialmente sorvegliante dei cantieri, si aggirava tra Catania e Belpasso, dove l'impresa si aggiudicava importanti commesse pubbliche. Poteva contare su quello che non sembra proprio lo stipendio tabellare di un operaio, 200mila euro in tre anni, più una consulenza da 78mila euro e l'acquisto “fasullo”, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza guidata da Roberto Manna, di automezzi per movimentare rifiuti per 1,5milioni di euro: soldi cash da un'impresa decotta. Soldi facili per automezzi in realtà mai entrati nel cantiere che Guglielmino sorvegliava, salvo poi risultare dalle carte, da un giorno all'altro, rottamati. A questi si aggiungono i 450mila euro consegnati dalla Geo Ambiente alla Italservice di Guglielmino nel 2008, anno in cui l'impresa non era più attiva, ulteriori 300.000 euro, sempre in favore del Guglielmino, “privi – scrivono gli investigatori - di qualsivoglia giustificazione contabile”. Ma il piatto forte sono i 31milioni di euro sottratti al fisco su un indebitamento, complessivo, di 40milioni di euro. Tutto questo mentre Guglielmino sarebbe stato l'amministratore di fatto dell'azienda, l'uomo al quale si rivolgevano i dipendenti, anche dopo l'inizio dell'amministrazione straordinaria nel 2014.

Il comandante della Tributaria Alberto Nastasia, che ha seguito le indagini condotte dal colonnello Antonio Campo del Gico, sottolinea la “spregiudicatezza con la quale hanno operato gli arrestati”.

I finanzieri hanno messo in campo i controlli incrociati e la collaborazione con la Procura di Catania frutto, durante le gestioni di Giovanni Salvi, Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro, della creazione di un gruppo di investigatori specializzati nel perseguimento dei reati tributari. “Dall'esame delle scritture contabili -svela il colonnello Nastasia- mancavano 264 fatture d'acquisto che attestavano come sono usciti dalle casse ben 3,2milioni di euro”.

A questo si aggiunge che sarebbero stati “spalmati su più esercizi -continua Nastasia- costi di competenza di più anni. La società già nel 2008 avrebbe dovuto portare i libri in tribunale”.

Parliamo di un colosso dei rifuti da 240 dipendenti, per la cui gestione il pubblico ministero Fabio Regolo contesta 4 capi di bancarotta.

Gli arrestati sono Maria Caruso (classe ’82), Biagio Caruso (classe ‘91) e Giuseppe Guglielmino (classe 74), i primi due quali formali amministratori e l’ultimo quale amministratore di fatto della “Geo Ambiente S.r.l.” di Belpasso.

Il commercialista Santo Ranno è stato temporaneamente sospeso dall'esercizio della funzione di “attestatore”, figura prevista dalla legge fallimentare. E' accusato di aver “falsamente attestato - nell’ambito della procedura per accedere al concordato preventivo - l’ammontare dei debiti tributari”. I consulenti del Tribunale hanno scoperto la reale consistenza dell'indebitamento.

Dalle indagini emerge un sistema ben architettato per sottrarre soldi al fisco e trasformare una società in grave crisi di liquidità in un bancomat dal quale prelevare fondi grazie a false fatturazioni e stipendi gonfiati. “Soldi sottratti ai cittadini - sottolinea il Pm Regolo – che creano una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori sani, quelli che non accettano l'evasione e la bancarotta come ordinario metodo di amministrazione”.

Redazione