Cultura Madrid 07/07/2016 22:39 Notizia letta: 2866 volte

San Firmino, Hemingway e la Spagna che non vorrei vedere

Follia
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Madrid - Ieri in una piazza gremita dell’Ayuntamiento di Pamplona, dal balcone del Palazzo Comunale, uno dei più vecchi e assidui pamplonesi agli “encierro” ha premuto il bottone che ha lanciato in aria il classico “cohete”, un razzo.
Sono cominciati così gli “encierro” che faranno di Pamplona per dieci giorni la capitale mondiale dell’idiozia.
A nulla è valsa la protesta di alcuni animalisti che si sono cosparsi di vernice rossa per ricordare il sangue di chi deliberatamente durante l’encierro si offre al toro.
Ma che cos’è un “encierro” e perché si celebra a Pamplona durante la festa di San Firmino?
Una “manada” di tori, dieci per la precisione, sono spronati a correre dai guardiani per la calle Estafeta che unisce il luogo dove gli animali sono trattenuti, prima di essere sacrificati nel corso delle corride pomeridiane, alla Plaza de toros, dove sono poi isolati e rinchiusi in bunker nell’attesa di essere “lidiati”, toreati, dal torero.
Questa stupida e crudele novità comparve agli inizi del Novecento e da quell’epoca ogni anno si ripete alle ore otto in punto della mattina.
La corsa dei tori dura appena pochi minuti ma gli animali, spesso spaventati da una folla urlante, si disorientano per la confusione, scivolano sul pavimento della strada, travolgendo con il loro stesso peso gli accompagnatori, seminano con le corna aguzze ferite e morte tra gli scalmanati che li aizzano.
Decine e decine di feriti e di contusi ogni giorno sono il bilancio della squadra di pronto intervento.
Se va bene! Quando non va bene, qualcuno ci rimette anche la pelle. E non c’è “capotín”(mantello) del santo che lo salvi!
Chi ha deciso di partecipare all’encierro mette al collo un fazzoletto rosso che inevitabilmente richiama il sangue e, con un periodico arrotolato nella mano, cinque minuti prima che i tori irrompano nella strada, va a pregare San Firmino in un’edicola a lui dedicata all’inizio della strada stessa perché lo protegga.
Ho scoperto la Spagna, leggendo giovanissimo “Fiesta” di Hemingway. Rimasi affascinato dal suo racconto ma non immaginavo che la realtà potesse superarlo di misura.
Si sa, i racconti sono finzioni, sono mezzi gratuiti attraverso i quali viaggia la fantasia, ma la realtà cruda è tutta un’altra cosa.
Il celebre scrittore americano assisteva agli encierro affacciandosi da un balcone di un albergo che è diventato ormai celeberrimo nel mondo grazie ai suoi scritti.
Quella stanza ancora esiste e può essere prenotata pagando un prezzo altissimo. Il balcone si trova al centro della calle Estafeta e permette di vedere la corsa dei tori quasi in tutta la sua durata.
Pamplona, una splendida e tranquilla città, capitale della Navarra, di circa 200.000 abitanti decuplica in questo tempo la sua popolazione con tutti gli inconvenienti e le problematiche che il processo comporta.
Al delicato profumo dei suoi tigli si sostituisce un acre puzzo di orina, nonostante i numerosissimi bagni chimici distribuiti per tutto il centro.
Ma il fetore è conseguenza di un consumo smodato di birra che, spesso, porta a eccessi, a risse, a stupri come quello consumato stamani, primo giorno di encierro del 2016.
Vengono da tutte le parti del mondo, molti dall’Australia, a provare scariche di adrenalina, a tentare la sorte.
Che cosa induca frotte di pazzi a un’esperienza così impattante e inutile, ancora devo capirlo.
In questi giorni Obama visiterà la Spagna.
Atterrerà col suo aereo presidenziale a Siviglia e, poi, dopo una visita della città, andrà a Madrid.
Molti, qui in Spagna, hanno subito rilevato la coincidenza delle date della visita presidenziale con l’encierro di Pamplona e c’è chi spera che in privato e segretamente il Presidente americano voglia rendersi conto di persona di quanto grave e incalcolabile possa essere la follia collettiva.
Se così fosse davvero, mi deluderebbe.

Un Uomo Libero.