Cultura Ragusa 09/07/2016 19:11 Notizia letta: 2434 volte

Architettura, la coerenza di Giuseppina

Architettura oggi
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Ragusa - Movimento e coerenza sono stati i temi portanti della conferenza tenuta da Maria Giuseppina Grasso Cannizzo mercoledì: l’evento, nell’ambito della manifestazione “Architettura oggi” della Fondazione Arch e dell’Ordine degli architetti, ha avuto il titolo di “In-disciplina”: dentro la disciplina – la materia e il suo rigore- ma anche la non-disciplina, la riflessione critica che deve esserci in ogni progetto. L’arch. Grasso Cannizzo, che miete numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero, ha portato tre suoi lavori che ben la rappresentano e coi quali spiegare ciò che ne è base portante, l’idea teorica e la sua visione dell’architettura oggi.
Il primo è stato l’installazione di “Onore perduto” alla Biennale di Venezia. Il tema era la rivincita della piccola scala, sottovalutata nelle competizioni ma protagonista e responsabile dell’aspetto del territorio e dei centri urbani. L’onore perduto le va quindi restituito, con l’assunzione di responsabilità, da parte dell’architetto, nei confronti non solo del committente ma anche del territorio.
Il secondo è la celeberrima casa nella campagna di Noto. Lì, con una vista straordinaria su Vendicari, solo parzialmente schermata da ulivi e lentischi, una casa nascosta, che non si vede ma c’è e all’occorrenza si amplia pure. La casa sbadiglia nella quiete della campagna ed ecco che la stanza degli ospiti scorre sui binari, dando vita a una nuova ala. Un approccio tuttavia molto pratico quello dell’arch. che ammette come ogni progetto sia un armistizio con burocrazia, problemi pratici ed esigenze del committente. Gli errori saltano fuori, racconta, e bisogna farci i conti ma “possono diventare ininfluenti se il progetto è fatto con consapevolezza. Non si può lasciare nulla al caso”.
Il terzo è un libro, “Loose ends”, che non vuole esser né un catalogo né una biografia ma un manifesto del pensiero dell’autrice. Un libro che si fa contenitore non di soluzioni ma di poche possibili strade già percorse, disposte in un ordine preciso ma non unico né definitivo, tant’è che il lettore è invitato a darne uno proprio.
Una visione dell’architettura, quella della Grasso Cannizzo, che si fa specchio coerente dell’autore, della sua vita, delle sue scelte perché “è fondamentale avere una dimensione teorica dietro ogni progetto in modo da poterlo dimostrare in qualsiasi momento”. Non basta: l’architettura deve anche seguire i tempi, osservare chi la vive perché “non è pensabile in una società come la nostra che gran parte della casa non venga usata”: va quindi considerata la dimensione ridotta, un uso migliore degli spazi e una versatilità della casa stessa. Una società, la nostra, che va seguita nei suoi movimenti da ciò che sembrerebbe statica per eccellenza e che invece deve assecondarla cambiando forma: l’architettura. Arte sì, senz’altro, ma abitata, vissuta e quindi vivente.

La Sicilia

Anna Terranova