Lettere in redazione Scicli 13/07/2016 20:20 Notizia letta: 5886 volte

A denunciare il malaffare? Fu un uomo stimato da tutti, Bartolomeo Falla!

Riceviamo e pubblichiamo
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Roma - Scicli non è mafiosa, ma a Scicli, come a Milano, a Roma, a Palermo, a Catania ed in mille altre parti d’Italia, ci può essere la mafia.
L’ho sempre sostenuto. Lo dico con la consapevolezza che la sentenza del Tribunale di Ragusa vada rispettata, da chi crede nella Giustizia. Vada rispettata alla stessa stregua della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che, poco tempo fa, ha confermato lo scioglimento del Consiglio Comunale.
Chi non rispetta le sentenze fa un pessimo servizio alla propria collettività ed avrà la responsabilità di fare bieco populismo. Ma, lo ripeto, le sentenze si rispettano tutte, non solo qualcuna o quelle che convengono.
Così come va rispettato il lavoro della Magistratura inquirente.
Anche in questo caso, ho sentito inneggiare ai “giudici salvatori della Patria” che hanno letto il dispositivo della sentenza a Ragusa ed insultare e dileggiare la Procura di Catania o, nello specifico, la Pm, dottoressa Valentina Sincero.
Chi adombra valutazioni politiche o afferma che la “magistratura inquirente abbia gettato discredito sulla Città di Scicli”, recuperi obiettività, esca da questa partita da “grande fratello”, fatta da tifoserie che si insultano a vicenda.

COME INIZIA TUTTA LA VICENDA?

Interessa a qualcuno capire da inizia la vicenda giudiziaria?
Da cosa prendono avvio le indagini?
Chi fu il primo a denunciare? Fu l’allora Sindaco Bartolomeo Falla, da tutti stimato ed oggi in Città molto rimpianto.
Cosa denunciò Falla? “Alcuni consiglieri che si aggiravano insieme a soggetti con la fedina penale sporca” ovvero “i Mormina”.
Dove troviamo le dichiarazioni di Falla? In questo articolo (LEGGI L’ARTICOLO), nel quale Bartolomeo Falla rivendicò con grande orgoglio (e, pensiamo, facendo appieno il dovere di Sindaco ma, prima ancora, di cittadino!) le sue denunce, dalle quali ebbe inizio l’indagine che, come riferito da Falla, riguardava prima di tutto la classe politica.

Domandiamoci, quindi: ha per caso fatto male la Procura ad indagare su una situazione di illegalità nel territorio, confermata dalle condanne di Mormina e soci?
Hanno per caso fatto male la Procura e gli inquirenti, i Carabinieri della Compagnia di Modica, a verificare se esistessero dei comportamenti fuori controllo?
Ha per caso fatto male, la Procura, ad indagare a seguito di denunce che vennero presentate, anni fa, dagli stessi che oggi gridano allo scandalo?
Qualcuno ha mai rimproverato l’allora Sindaco Bartolomeo Falla per le sue denunce?
E se le indagini non fossero state fatte, non staremmo oggi a gridare ad una Magistratura che non è capace di “mettere il naso” in questioni spinose?
Certo, indagare un Sindaco è sempre un problema, lo è perché inevitabilmente la tifoseria politica del Sindaco te la ritroverai sempre contro. In proposito occorre tenere presente quella scritta che campeggia nelle Aule dei Tribunali (“La Giustizia è uguale per tutti”)?
Ecco, quel principio ha consentito agli Inquirenti di indagare, di acquisire prove, di rendersi conto che, al di là della mafia, la macchina amministrativa comunale era completamente fuori controllo.
O vogliamo dimenticare che Mormina e sodali non solo non pagavano le tasse, ma i mancati pagamenti, per paura, non gli venivano nemmeno contestati.
Quegli inquirenti, quei Magistrati, vanno ringraziati come i Giudici del Tribunale di Ragusa o di quello di Trieste, semplicemente perché fanno il proprio lavoro!

ASSOCIAZIONE MAFIOSA?

Rispetto, come detto in precedenza, la decisione del Tribunale di Ragusa e ho un grande senso di gratitudine per il lavoro svolto.
Aspetto, così come tutti, il deposito della sentenza per comprenderne appieno le motivazioni.
Mi piace, da sempre, parlare con carte alla mano.
Va detto, sempre recuperando lucidità, che come “associazione semplice”, i Giudici hanno inferto importanti condanne ai Mormina e sodali.
Così come, umanamente, sono contentissimo dell’assoluzione di Franco Susino. Come Uomo. Al di là del ruolo di Sindaco.

ED ADESSO, COSA SUCCEDE?

Anche in questo caso, chiedo di recuperare serenità, evitare insulti e fermarsi a ragionare.
E’ ovvio e giusto che la Procura di Catania aspetterà di leggere le motivazioni per poi fare le dovute valutazioni, anche se mi pare francamente difficile che non faccia appello.
Lo dico perché, se il Tribunale di Ragusa avesse condannato Susino, oggi nessuno potrebbe dire che il già Sindaco Susino sia definitivamente colpevole.
Ricordo a me stesso che si è innocenti fino a sentenza passata in giudicato (e che il nostro Paese ha tre gradi di giudizio).
Basti pensare a tante vicende processuali vissute, con persone condannate in primo grado ed assolte nei gradi successivi.
La Corte di Cassazione, nel caso di Mafia Capitale (ad esempio), ha confermato le custodie cautelari in carcere per Buzzi, Carminati e sodali, riconoscendo nel loro comportamento la forza intimidatrice dalla quale derivano “assoggettamento e omertà”, scrivono i giudici.
Si legge nel pronunciamento della Cassazione che la forza intimidatrice “Può essere diretta a minacciare la vita o l’incolumità personale” o anche “le essenziali condizioni esistenziali, economiche o lavorative” di una comunità. E ferma restando “una riserva di violenza nel patrimonio associativo”.
Importante questa lettura della Corte di Cassazione, in quanto per Mafia Capitale si è tracciata una linea chiara, cioè “omertà, assoggettamento e intimidazioni”, essendo l’anticamera delle associazioni mafiose, ne costituiscono il fondamento.
E’ per tale ragione che oggi il concetto di associazione mafiosa non è strettamente connesso alle consorterie criminali (Cosa Nostra, Stidda, ‘Ndrangheta, Camorra), ma al comportamento dei sodali.
I comportamenti di Mormina e sodali avevano queste caratteristiche?

SCIOGLIMENTO: SI O NO?

Solo una persona in mala fede può pensare che persone come i componenti della Commissione d’accesso Prefettizia (prima) – fra i quali, giova ricordarlo, figurano professionalità riconosciute da tutti, come il Capitano Edoardo Cetola – e poi il Prefetto di Ragusa, all’epoca Annunziato Vardè, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il ministro degli Interni, Angelino Alfano, il presidente del Consiglio dei Minsitri, Matteo Renzi e tutti i funzionari che hanno verificato il loro lavoro, siano mossi dall’odio verso Scicli.
Perché? Perché questo “complesso dell’accerchiamento”?
Ma c’è uno sciclitano, un milanese, un romano, che possa realmente pensare che tutti odino Scicli?
Siamo seri!
Scicli è una Città meravigliosa, dalla grande cultura. Scicli in questi due anni, mafia o non mafia, scioglimento o non scioglimento, è sempre stata apprezzata per la bellezza, con un turismo sempre crescente.
E ciò non potrà mai essere scalfito da nessuna sentenza, sia essa di assoluzione o di condanna. Mai!

Paolo Borrometi
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