Attualità Ragusa 19/07/2016 09:52 Notizia letta: 3165 volte

A Ragusa chiese chiuse per i turisti

Poveri turisti
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Ragusa - Si aggirano per Ragusa, guida alla mano, storditi dalla luce accecante ma orgogliosi di averci visto lungo scegliendo una sede per le vacanze meno conosciuta delle più gettonate Palermo e Siracusa ma altrettanto bella. Li vedi, aria perplessa e occhi smarriti, mentre cercano di spingere una porta evidentemente chiusa o mentre girano intorno alle chiese alla ricerca degli orari di apertura. Non c’è niente da fare. I turisti, attratti a Ragusa da quel tardo-barocco targato UNESCO, di cui la città tanto si vanta, non hanno modo di accedere alle chiese di cui tanto hanno letto: sono tutte chiuse, eccezion fatta per gli orari delle messe e per le due Chiese Madri. Non un cartello con gli orari d’apertura, nessuna notizia. Solo S. Maria dell’Itria (la cui apertura è garantita da una volontaria che “dona” così il suo tempo libero alla città) ne ha uno affisso sulla porta d’ingresso con l’accorato appello, tradotto in varie lingue, “aiutateci a tenere aperta la chiesa”.

La convenzione tra Curia e Comune doveva essere stipulata anche quest’anno ma ad oggi, 18 luglio, non se ne vede traccia. Eppure il 5 maggio, proprio per il protocollo c’è stato un incontro tra l’Assessore al turismo, Sebastiana Disca, accompagnata da Ornella Tuzzolino, consulente per il turismo, e il Vescovo di Ragusa, Mons. Carmelo Cuttitta.

Nello stesso 5 maggio il consiglio comunale delibera di utilizzare 45.000 euro (pari al 9,18%) delle risorse derivanti dall’imposta di soggiorno 2016 per il “protocollo diocesi per apertura chiese”. A questo segue un secondo atto amministrativo: il 13 giugno la giunta municipale delibera una variazione di bilancio provvisorio per l’utilizzo delle risorse provenienti dall’imposta di soggiorno 2016. Si ribadisce nel provvedimento, dichiarato “immediatamente esecutivo” e approvato dal collegio dei revisori, che 45.000 devono essere usati per il “protocollo con la diocesi per la fruizione turistica delle chiese di Ragusa e Ragusa Ibla”, forte degli ultimi dati sulle presenze nelle chiese, che provano una crescita costante, come nella Chiesa del Purgatorio che nell’agosto 2015 ha registrato circa 9.700 presenze, quasi il doppio rispetto allo stesso mese 2014 con circa 5.000 visitatori.

Quelle del 13 giugno sono però le ultime notizie: nessuna traccia di protocollo con la diocesi. Questa d’altro canto ribadisce la propria disponibilità nel garantire l’apertura e la fruizione delle chiese ma ad alcune condizioni, prima fra tutte l’arenata convenzione di cui sopra. Allo stesso tempo, spiega Padre Giuseppe Antoci, direttore dell’ufficio beni culturali della diocesi, “non va dimenticato che le chiese sono di proprietà dell’ente parrocchiale ed è quindi il parroco a scegliere a chi affidare l’apertura e il controllo della propria chiesa indicando qualcuno di sua conoscenza e di sua fiducia, che rappresenti una garanzia. È ovvio che è una responsabilità quindi anche in passato è sempre stata la diocesi a segnalare i giovani a cui affidare le chiese”.

Ricapitolando: l’apertura delle chiese è vincolata alla convenzione tra diocesi e comune. La diocesi dà piena disponibilità, il comune destina parte (quest’anno 45.000 euro) del bilancio, l’apertura e la fruizione vengono affidate a una cooperativa i cui membri vengono scelti tra persone di fiducia dei parroci ma pagati dal Comune.

Si potrebbero ipotizzare -visto che il protocollo si è perso tra le stanze di palazzo dell’aquila- alternative per garantire la fruizione delle chiese, magari affidandone alla curia l’intera gestione, dietro pagamento di biglietto (perché è senz’altro vero che i custodi vanno pagati, così come le spese di luce, pulizie ecc…), come si fa in tante altre città italiane. Padre Antoci esclude questa possibilità per via di una norma della Conferenza Episcopale Italiana che vieta categoricamente di far pagare l’ingresso delle chiese di proprietà ecclesiastica, eccezion fatta per piccole parti isolate, come ad esempio i campanili.

Un altro paradosso riguarda infine i restauri: gran parte delle opere d’arte conservate nelle chiese hanno goduto di grandi opere di restauro, dal costo di milioni di euro, grazie alla legge 61 del 1981, la famosa legge su Ibla, quest’anno per la prima volta senza fondi. Nell’art 7, dedicato agli interventi ammessi, si legge: c) “consolidamento e restauro conservativo di chiese, chiostri, oratori, conventi adibiti o da adibire al culto” (…) e al punto d) “restauro delle opere d’arte mobili esistenti negli edifici di cui alle precedenti lettere a e c”. Grazie a finanziamenti regionali, quindi pubblici, sono infatti stati intrapresi, in più di un trentennio, i restauri di tantissime opere d’arte, custodite nelle chiese di Ragusa e Ibla, come San Giorgio, San Giovanni, Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, Santa Maria dell’Itria, Santa Maria delle Scale e tante altre. Opere oggi celate alla vista.

A prescindere dall’individuare di chi siano le responsabilità, una cosa è certa: quest’anno Ragusa perde una grande opportunità. Il turista non perdona e non può che sentirsi truffato da una città che, pur lasciandolo piacevolmente sorpreso, gli nega proprio quella maggiore attrattiva, tanto pubblicizzata, che lo ha indotto ad affidarle le sue vacanze.

 

 

Cinque diocesi

Le città riconosciute dall’Unesco sotto il nome di Val di Noto sono Ragusa, Modica, Scicli, Noto, Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania e Palazzolo Acreide. Se per quanto riguarda il patrimonio dell’umanità sono un unico sito, che deve il prestigioso riconoscimento alla ricostruzione tardo-barocca che seguì il terremoto del 1693, lo stesso non si può dire da un punto di vista amministrativo. Sono infatti otto comuni diversi, nelle tre province di Ragusa, Siracusa e Catania, in cinque diocesi differenti. Ragusa e Catania indipendenti, la diocesi di Caltagirone gestisce anche Militello Val di Catania, Palazzolo Acreide rientra nella diocesi di Siracusa e infine Modica e Scicli ricadono sotto la diocesi di Noto.

 

Scicli la virtuosa

Scicli virtuosa: i turisti premiano Scicli anche per la facile e costante accessibilità ai siti culturali. Nessuna convenzione tra Comune e Chiesa ma ciascun ente cura la gestione indipendente dei propri beni.

Il Comune gestisce la fruizione di tre siti di proprietà per l’appunto comunale, ovvero la Stanza di Montalbano all’interno del Municipio, la chiesa di Santa Teresa e Palazzo Spadaro, tutti su via Mormino Penna, affidando l’apertura dei siti e la vendita dei biglietti (il cui 20% dei proventi torna nelle casse del Comune) a una cooperativa privata, vincitrice della gara d’appalto in cui sono state valutate la preparazione storico-artistica, l’uso delle lingue straniere e in generale il curriculum dei membri. L’apertura dei siti di proprietà ecclesiastica è invece assegnata, per affidamento diretto, a una cooperativa scelta dai parroci: la fruizione della chiesa è gratuita, eccetto per il campanile della Chiesa di San Giovanni Evangelista, per visitare il quale occorre pagare un biglietto, o per le visite guidate alla chiesa di San Bartolomeo, facoltative e a offerta libera.

A Ragusa le chiese sono quasi tutte di proprietà ecclesiastica, alcune sono delle confraternite (come San Giacomo e Santa Maria Maddalena), alcune sono del Comune (San Vincenzo Ferrer), alcune dell’opera pia (Chiesa del Collegio di Maria) quindi sotto il controllo della Regione ma gestite dalla diocesi.

 

La Sicilia

Anna Terranova