Cultura Scicli 31/07/2016 11:42 Notizia letta: 2695 volte

Un pittore e un erudito per l'Eremo delle Milizie di Scicli

Chi di dipinse i quadri?
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/31-07-2016/un-pittore-e-un-erudito-per-l-eremo-delle-milizie-di-scicli-420.jpg

Scicli - Il 24 maggio 1721 14ª Ind. con atto pubblico e solenne l’università di Scicli, nelle persone del Barone Don Domenico Carthia, Barone Don Filippo La Rocca, Don Antonino Carpinteri e don Cosimo Rosa, intervenienti nella qualità di Giurati della Città, nomina Don Paolo Sammito Procuratore dell’eremo delle Milizie presso Donnalucata (Scicli).

Una carica importante perché il santuario è definito nel documento “pupilla degli occhi di questa città di Scicli”.

Il Magistrato Municipale si affida, dunque, alla “ferventissima pietà” di questo coltissimo sacerdote perché la devozione alla Vergine guerriera, che non solo nel 1091 (cacciata degli arabi dalla Sicilia portata a termine da Ruggero il Normanno) ma in più occasioni e a più riprese (peste, locuste e guerre) ha sempre protetto il popolo sciclitano, possa trovare nei posteri degno riconoscimento e venerazione.

Il santuario, indicato nell’atto come vetustissimo e ancora nel 1716 “dirutum” cioè in rovina, deve risorgere perché l’affidamento del popolo alla loro Celeste Patrona lo vuole e lo invoca con grida e lacrime.

Chi, dunque, meglio di Don Paolo Sammito, la cui pietà, devozione e impegno sono universalmente noti, potrebbe riuscire in tale ardua impresa?

Il Carioti nelle sue “Notizie storiche della Città di Scicli” Vol.II, a pag. 673 testualmente scrive a proposito della Chiesa di Maria SS.ma delle Milizie:

“E nel 1391 in miglior forma fabricata ebbe a durarla così sino all’anno 1722. Quindi pericolata avendo per l’antichità dei muri che davano a rovine, ebbe a reedificarla a proprie spese la divota munificenza del fu Rev. Sac. Don Paolo Sammito, e con più polito disegno di stucchi e pitture ebbe ad abbellirlo, restata avendo l’antica struttura del cappellone quantochè riuscì un politissimo delubro da potere stare nelle città migliori...”

http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1492239221-3-ecodep.gif

Nello stesso anno il Carioti c’informa che, non appena nominato Arciprete (atto di notar Biaggio Mirabella del 28 maggio 1722), “a preghiere dei Giurati, che costituiscono l’economo di essa chiesa, sendo allora il quondam sacerdote Don Paolo Sanvito, gli accordai la conservazione della Santissima Eucharistia con molte restrizioni nell’esercizio dei Sagramenti, e riserba de’ gius parrocchiali che mi competano.”

Già il Sergente Maggiore della Sergenzia di Scicli, Don Domenico Cerratón, si era adoperato egregiamente nell’iniziare una prima ricostruzione dell’Eremo delle Milizie in rovina. La sua morte prematura, avvenuta nel 1710, aveva purtroppo interrotto questa pia opera.

Il Sammito, rampollo di una delle migliori famiglie sciclitane, “cavaliere ben arrendato”, con mezzi e cultura propri non indifferenti, riuscirà dove il Cerratón aveva fallito. Anche se il Carioti, nel suo libro di memorie, non lesinerà critiche e rimproveri alla sua encomiabile opera.

Paolo Sammito, incassata la procura da parte dei Giurati della città, cominciò subito a darsi da fare. Il 14 luglio del 1721 (neppure due mesi dopo, dunque!) firma un contratto col pittore Don Sebastiano Alotti, oriundus Caltanissettae, habitator Terrae Victoriae, et “hodie Sicli repertus” (dichiara il notaio nell’atto), cioè oggi presente in Scicli.

Sebastiano Alotti nella scrittura notarile s’impegnava “di farci quattro quadri di cappella nella chiesa di Santa Maria della milizia extra menia huius predicte Civitatis di grandezza quanto sono dette cappelle, sopra il muro delli medesime capitelli con metterci li colori detti d’Alotti e di quattro quadri devono essere cioè uno la Sacra Famiglia, San Guglielmo, Lazzaro è San Francesco di Paola...

Pro eius labore sex decim pecuniam, uncias quatro singulo quatro”

Come anticipo delle 16 onze pattuite, Alotti riceve dal Sammito onze 8, 13 tarì e 5 piccioli grani in moneta di conto. Il resto gli sarà corrisposto a lavoro finito e consegnato, eseguito a regola d’arte.

Sono testimoni dell’atto il canonico D.Vincenzo Zisa e il sacerdote D. Giuseppe Galofaro.

Queste informazioni trovano perfetto riscontro con quanto scritto dal Carioti nella descrizione dell’eremo delle Milizie nel già citato libro di memorie.

Il Sammito ricostruì il tempio quasi ex novo. Lo restituì al culto del popolo nel 1722, dopo aver speso una somma che il Carioti stesso definisce “ingente”.

Riuscì giusto in tempo a portare a compimento il suo progetto perché il 12 agosto 1723 il Signore, per l’intercessione della Vergine Santissima, “lo trasse seco in paradiso ove piamente credesi vi goda per l’eternità.”

Ci restano le pietre che oggi parlano di lui e questi documenti che miracolosamente sono emersi dall’oceano di carte dell’Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica, da secoli custode della nostra memoria.

Quoniam placuerunt servis suis lapides eius (1)

 

(1) Poiché piacquero ai suoi servi le di lui pietre.

CREDITI

Archivio di Stato di Ragusa sez. di Modica

Antonino Carioti, Notizie storiche della città di Scicli, edizione del testo, introduzione e annotazioni a cura di Michele Cataudella, Vol. II, Comune di Scicli

 

© Tuttti i diritti riservati all’Autore

Un Uomo Libero.
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif