Cultura Madrid 02/08/2016 20:49 Notizia letta: 1898 volte

Cristo di Burgos, sulle tracce di Joan De Palazìn

Il quadro di Medina
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Madrid - Dopo l’identificazione certa, fatta dal prof. Paolo Militello, dell’autore del quadro raffigurante il Cristo di Burgos dipinto alla maniera dei Cerezo, custodito a Scicli nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, mi sono sentito afferrare da una sana curiosità.
Dalle attente ricerche del Prof. Paolo Militello è risultato che un’altra pala, con soggetto identico ed eseguita dallo stesso pittore, Joan de Palazín, si trova custodita in un’ermita di Medina del Campo, una città a circa quaranta chilometri da Valladolid, nella Vecchia Castiglia.
In primavera mi ripromisi, dunque, di andare a vedere quest’altro dipinto, non appena mi fossi recato per motivi di lavoro a Valladolid.
E così feci. Non fui fortunato quella volta perché il Centro Cultural San Vicente Ferrer di Medina del Campo, che ora ha in custodia la chiesetta (ermita) nella quale la pala si trova, per motivi organizzativi aveva sospeso le visite.
Mesi più tardi, sono tornato a Valladolid e di nuovo cercai di visitare l’ermita.
Questa volta devo dire con risultati davvero soddisfacenti e straordinariamente sorprendenti.
Un giovane della Confraternita che gestisce il centro Culturale con disponibilità squisita m’introdusse nel piccolo santuario e mi consentì di fare tutte le foto che ritenni opportuno fare.
Trovarmi di fronte a un’altra pala del Palazín fu molto stimolante.
Mi colpirono le sue enormi dimensioni (più grande della pala del Mattia Preti, la Deposizione dalla croce, custodita nella chiesa di San Bartolomeo di Scicli). La fattura del dipinto era elegante nel dettaglio e nei particolari (il merletto della veste sacerdotale che riveste il corpo del Cristo è realizzato con leggere pennellate di ocra e vermiglione per riprodurre lo scintillio dell’oro). La firma del Palazín è perfettamente visibile sotto l’uovo di struzzo e sostanzialmente identica all’altra, ottenuta con sofisticati accorgimenti fotografici dal prof. Militello, apposta dal pittore alla copia del Cristo di Burgos sciclitana.
Dopo aver terminato la visita, molti interrogativi mi vennero spontanei alla mente.
La pala di Medina, recentemente ben restaurata, conteneva solo la firma del Palazín e non la data della sua esecuzione. Questo m’indusse a pensare che il quadro di Scicli, di modestissime dimensioni, in effetti, altro non era che il bozzetto eseguito dall’Autore per i Padri Agostiniani di Medina del Campo, ai quali la pala era destinata.
Infatti, nel quadro di Scicli l’Autore appone la firma e la data non sapendo ancora se i Padri agostiniani gli affideranno quella committenza. E anche la veste sacerdotale, date le modeste dimensioni del bozzetto, risulta meno dettagliata e curata.
In tutta la Vecchia Castiglia ho avuto modo di appurare la presenza di simili pitture incastonate in sfarzosi “retablo” (altari di legno dorato che rivestivano tutta un’intera parete.
Un esempio perfettamente illuminante l’ho trovato nella cappella di Nostra Signora della neve della Chiesa dei Santos Juanes (San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista) di Nava del Rey.
In quel retablo, la pala raffigurante un Cristo di Burgos, dipinta alla maniera dei Cerezo, sovrasta la nicchia dentro la quale è custodita una statua lignea di Nostra Signora della neve. Unica variante rispetto alla pala di Medina del Campo è data dalla presenza di due grandi lampadari ai lati che immaginariamente pendono dal patibulum della croce ma le dimensioni di questa pala ricordano quelle del dipinto di Medina del Campo.
Dal Catálogo Monumental de la Provincia de Valladolid, a pagina 28, leggo a proposito del dipinto di Nava del Rey:
“En el segundo cuerpo (del retablo, ndr), cerrado por barroca venera que sujeta un angelito, está el Santo Cristo de Burgos, viejo motivo que ya representó Mateo Cerezo, padre del famoso pintor del mismo nombre, para la catedral de Burgos.”
Il retablo è opera del doratore maestro Alonso de Neira, come risulta da una scrittura del gennaio del 1717.
Questo tipo di lavoro e di pitture, dunque, erano soprattutto richieste alla fine del secolo XVII e inizi del XVIII.
Il convento dei Padri Agostiniani di Medina del Campo subì purtroppo gli effetti nefasti della “desamortización” di Mendizábal (1836). La stessa che in Italia fu chiamata manomorta e confiscò, per poi venderli a privati, conventi e chiese dopo l’Unità d’Italia.
Ho cercato d’intercettare, attraverso inventari d’epoca, l’opera del Cristo di Burgos di Medina del Campo per ricostruire tutti i vari passaggi fino a quest’ultima attuale collocazione nell’ermita di Nuestra Señora del Amparo. Senza purtroppo riuscirci per la frammentarietà dei documenti e delle notizie.
Nell’Archivo Histórico Nacional di Madrid ho potuto esaminare gli unici libri sopravvissuti del convento degli agostiniani di Medina del Campo la cappella del quale era dedicata a Nuestra Señora de Gracia. Inizialmente in questa chiesa conventuale era custodita la pala del Palazín. Attraverso le registrazioni delle scritture riguardanti i censi, so che la chiesa del convento, prima di essere demolita, aveva una “Capilla Mayor con dos Capillas coratterales y cuatro capillas en el cuerpo de la Iglesia”
Le “capillas coratterales” erano dedicate una a san Nicola e l’altra a Nuestra Señora de los remedios. Con quasi assoluta certezza, questa pala del Cristo di Burgos era incastonata come l’altra di Nava del Rey nel retablo di Nuestra Señora de los Remedios.
In un prezioso testo “Semana Santa en Medina del Campo”, ormai fuori catalogo, ho trovato l’unico riferimento alla pala del Palazín:
“En la misma ermita (Nuestra Señora del Amparo, l’attuale, ndr) se encuentra una obra de gran tamaño de mediados del siglo de XVII, representando al oleo al Santo Cristo de Burgos, una devoción muy difundida por los agustinos, ya que era (el Cristo, ndr) en su convento de Burgos donde se le daba culto a la milagrosa talla, que después de la desamortización pasó a una de la capillas de la catedral. El lienzo, reproducido con mucha frecuencia en toda Castilla, se encuentra firmado por el desconocido pintor Juan de Palazín, bajo el leño de la cruz. La rúbrica que sigue a su nombre imita con fidelidad la que tantas veces repitiera el pintor Mateo Cerezo el Viejo, en sus similares y abundantísimas representaciones de esta imagen, que lleva a considerar la posibilidad de un taller de amplias repercusiones.”
Queste informazioni rafforzano la tesi che la pittura di Scicli apparteneva al sergente Maggiore Don Domenico Cerratón, originario di una frazione di Burgos, molto vicina alle Terre di Medina (Medina del Campo, per l’appunto).
Il Cerratón, cavaliere dell’Ordine di San Giacomo notoriamente sotto la regola agostiniana, avrà con certezza ammirato la grande pala d’altare di Medina e, su consiglio, dei monaci, avrà contattato il pittore che l’aveva dipinta per loro il quale pensò bene di vendergli il bozzetto.
Non ci sono altre spiegazioni possibili.
Il “bozzetto” di Scicli diventa quindi importante per la datazione della pala di Medina del Campo.
Altra considerazione che l’autore del pezzo sulla Settimana Santa di Medina fa riguarda la bottega dei Cerezo, una bottega importante e frequentata. Pur tuttavia cita il Palazín come autore “desconocido”, cioè ignoto anche al più modesto mercato dell’arte.
Ho già affermato in precedenti miei articoli che il valore della pittura del Palazín raffigurante il Cristo di Burgos è modestissimo. Già è modesto il valore delle tele dei Cerezo (padre e figlio) che erano pittori molto più apprezzati e conosciuti, inventori di quell’iconografia.
Ad ogni modo, per Scicli questa tela è importante perché ci aiuta a scoprire i vari movimenti del Cerratón in Castiglia.
È un’altra piccola tessera necessaria per ricostruire una grande vita.

CREDITI
Semana Santa en Medina del Campo, Historia y obras Artísticas, M. Arias Martínez, J.I. Hernández Redondo y A. Sánchez del Barrio, Junta de Semana Santa de Medina del Campo, 1996

Clausuras “El patrimonio de los Conventos de la Provincia de Valladolid” I Medina del Campo, Diputación de Valladolid, Arzobispado de Valladolid

AHNM Archivo, histórico, Nacional de Madrid

Catálogo monumental de la Provincia de Valladolid, partido judicial de Nava del Rey por Esteban Garcís Chico y Agustín Bustamante García, Exc.ma Diputación provincial de Valladolid, 1972 pág. 28

Isabel Ordieres Díez, Ministerio de Cultura, Dirección General de Bellas Artes, Historia de la restauración Monumental en España (1835-1936), 1ª Edición, Madrid, 1995

Régio Decreto de 1900 para la formación del catálogo monumental y artístico de la Nación

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Ringraziamenti
Si ringrazia il Centro Cultural San Vicente Ferrer de Medina del Campo per la grande disponibilità e la sensibilità dimostrate.

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Un Uomo Libero.
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