Attualità Marzamemi 04/08/2016 13:22 Notizia letta: 2606 volte

Atlantide? Era nel mare di Marzamemi

Marzamemi Maritime Heritage Project
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Marzamemi - I resti archeologici di un’antica chiesa bizantina ritrovati nel mare di Marzamemi. Si chiama Marzamemi Maritime Heritage Project ed è  un progetto di scavo archeologico subacqueo, un’attività di indagine e ricerca, un’iniziativa per la gestione del patrimonio culturale legato al paesaggio marino nonché allo studio delle antiche rotte e la comunicazione via mare al largo della costa sud-orientale della Sicilia. Il progetto è  iniziato nel 2012, quando la Stanford University – California – e la Soprintendenza del Mare hanno iniziato le operazioni di rilievo e scavo archeologico sulla cosiddetta “Chiesa Bizantina” situata su un fondale di 8 metri nelle secche appena a nord del piccolo borgo di pescatori di Marzamemi. Il relitto, studiato negli anni ’60 dall’archeologo Gerhard Kapitän, è probabilmente affondato mentre trasportava elementi architettonici prefabbricati per la costruzione di una chiesa tardo-antica. Il lavoro svolto fino ad oggi prevede il rilievo e lo studio del relitto e del suo carico ma il progetto prevede un approccio più ampio verso il patrimonio culturale: decifrare le cause del naufragio. Numerosi i reperti recuperati fino ad oggi: colonne in marmo, capitelli, blocchi in marmo, frammenti di ambone, chiodi e alcune tracce di legno. I materiali recuperati sono fin da subito sottoposti ai primi trattamenti di desalinizzazione e di restauro a cura della squadra di studenti diretti dal restauratore Andrea Gobbi. Inoltre è in fase di realizzazione la restituzione tridimensionale dell’intero sito oltre che dei reperti a cura del gruppo di lavoro dell’Università Suor Orsola Benincasa guidato da Leopoldo Repola. La campagna di ricerche 2016 è iniziata nel mese di luglio e si concluderà a fine agosto. Il progetto è realizzato dall’Università di Stanford e dalla Soprintendenza del Mare con il supporto logistico del Diving Center “El Cachalote” di Marzamemi. Prestigiose le collaborazioni scientifiche al progetto e le provenienze degli studenti tra le quali INA – Institute of Nautical Archaeology, Brock University, University of Toronto, University of California – Berkeley, Carleton University, Oxford University, Fleming College, Texas A&M University, Università di Catania, Università La Sapienza di Roma e Università di Sassari.

Redazione
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