Attualità Noto 04/08/2016 11:16 Notizia letta: 2179 volte

Il Vescovo scaccia i Pokemon dal Tempio

Due pesi e due misure
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Noto - Una app che è riuscita a toccare e conquistare il cuore di tanti giovani (e non). Ma non quello del vescovo di Noto. Non ha gradito, monsignor Staglianò, l’arrivo dei mostri tascabili nella basilica di Noto, davanti al seminario vescovile. Il seminario, infatti, è uno dei tanti Pokestop disseminati per tutta Noto (e per tutto il Mondo). Chiunque arrivi davanti alla Basilica di San Nicolò può allenare e far crescere i Pokemon.

I creatori di questa celeberrima app, Pokemon Go, non hanno evidentemente fatto i conti con il vescovo-star. E si, perché vanno bene le canzonette di Marco Mengoni e di  Rocco Hunt  per andare in televisione o in piazza a raccattare fedeli, ma se si tratta di un gioco virtuale, tutto sommato innocuo, si urla allo scandalo. Non sia mai, infatti, che Pikachu oltrepassi il sacro confine del seminario. Il vescovo, come Gesù con i mercanti del tempio, è pronto a scacciarlo. Anche se in realtà l’app è gratis e il gioco non prevede remunerazioni in denaro.

Ma il vescovo di Noto è in buona compagnia: anche l’imam dell’Egitto è contro l’applicazione Pokemon Go e proliferano le pagine facebook in cui gruppi di cristiani radicali si scagliano contro l’applicazione. Che ci siano degli squilibrati che evidentemente non comprendono quale sia il confine fra gioco e realtà, è cosa purtroppo nota: si sono registrati incidenti stradali e facce andate a sbattere contro i pali della luce. 

Ma è colpa di Pokemon Go o della stupidità umana? E’ come dire che facebook serve solo a farsi i fatti degli altri, quando siamo noi a metterci dentro notizie riservate che gli altri scoprono perché noi lo dichiariamo: “Doccia time”. Si, in effetti, si sentiva il bisogno di saperlo. Oppure come quei ragazzini che pensavano negli anni ’90 di lanciare le onde energetiche nel corridoio di casa  solo per imitare Goku. Pensando pure di riuscirci. Ma il vescovo canterino non si ferma. L’occasione Pokemon Go diventa motivo per parlare della sciatteria dei giovani, brutti e cattivi. E pure pantofolai: “Se si vuole andare alla ricerca di qualcosa, si vada alla ricerca di chi vive nel dolore e nelle difficoltà, chi soffre, chi ha disagi.

Si porti loro la parola di Gesù, i messaggi di Cristo, le esperienze di condivisione che solo chi crede e si impegna può trasmettere. Non abbiamo bisogno di giovani-divano, ma di giovani che indossino le scarpe ed escano, camminino animati dal Signore”, avrebbe dichiarato Staglianò, riprendendo le parole di papa Francesco. In effetti, però, i giovani allenatori di Pokemon non stanno sul divano, ma escono in giro per le città a caccia di mostriciattoli. Un messaggio che evidentemente riesce ad essere lanciato tutti i giorni con le  canzoni di Arisa ed Emma Marrone, note per ispirarsi alla Bibbia e al messaggio di Cristo quando scrivono.

Ma i Pokemon no. Non si possono salvare, perché creano una realtà parallela, in cui i ragazzi si divertono a catturare in giro per le città i mostri tascabili e quindi non va bene. Perché è così. Perché vanno bene le canzoni pop, anche quelle di J-ax che l’anno scorso ha infestato le radio con la  teatraidro rivoluzione, senza che nessuno dicesse “bah”, vanno bene le schitarrate in chiesa o in televisione. Ma divertirsi, in maniera tutto sommato innocua, no. Pikachu, vade retro.

Irene Savasta