Economia Pozzallo 11/08/2016 13:31 Notizia letta: 3084 volte

Il porto di Pozzallo serve solo a chi sta di là del mare

Visioni strategiche
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Pozzallo - Posto di fronte a Suez, il porto di Pozzallo è la propaggine dell’Italia verso il sud e l’est del mondo. Con tutto quello che ne consegue sul piano commerciale e politico.
Nonostante la posizione così favorevole per essere un perno di sviluppo, non ha mai fatto parte di un progetto di rilancio per Pozzallo, né più in generale per l’area iblea, fatta eccezione per il collegamento con Malta operato da un catamarano che, d’estate, fa due corse giornaliere.

Oggi, il porto di Pozzallo è strategico solo per chi sta di là del mare, sui bordi dell’Africa messa a ferro e fuoco dalla più debole e inadeguata classe dirigente occidentale della storia.
Comune, Provincia e Regione - ovviamente tutti competenti - attraverso la più “capitale” delle politiche, nel flusso copioso di migranti che arrivano da una Libia ridotta nel caos dall’ingerenza post-coloniale celomolliccia, vedono l’opportunità del reddito minimo di cittadinanza applicato agli enti locali. Quello di ricevere contributi dallo Stato centrale come contropartita della solidarietà e del sacrificio della comunità iblea.
Di quello che il porto avrebbe potuto o dovuto significare per chi sta di qua del mare: -‘Nzù, niente -.
Chissenefrega, infatti, se il porto piccolo ha i pontili mezzi vuoti e, peggio ancora, non è in grado di ospitare gli yacht dei maltesi “con i soldi”. Chissenefrega se il porto piccolo, centro dell’attività diportistica e di pesca, è sempre insabbiato.
Ogni anno, la solita storia. Le correnti giocano contro d’inverno e il canale d’uscita si riempie di sabbia e alghe.
In primavera, i concessionari, che vivono delle attività che ruotano attorno al diporto nautico, tremano di fronte alla minaccia che il porto non venga dragato in tempo per la stagione.
Parte, dunque, la girandola di richieste, domande, pressioni. Informali e formali. Tutte le volte, sembra di dover ricominciare tutto daccapo. Ogni anno, con funzionari e dirigenti diversi. Ogni volta, con la sensazione che l’insabbiamento del porto sia un’eccezionalità da fronteggiare. Senza capire che si tratta di un problema strutturale che richiede un protocollo operativo da standardizzare e rendere ripetibile ogni anno.

E così, tutte le primavere - che per l’appunto invecchiano - bisogna correre ai ripari fronteggiando la normalità ridotta a emergenza. Mai una riunione con tutti i competenti – tutti gli enti - presenti. Si viaggia per lettere e numeri di protocolli. E l’amministrazione, che dovrebbe essere al servizio del cittadino e delle sue forze vive e feconde, tradisce puntualmente il suo mandato. Come un’idra costringe il privato a farsi eroe contro le insidie delle sue innumerevoli teste.

Perfino la trasparenza diventa un ostacolo all’efficacia amministrativa. Dopo mesi di ammuine, quando la stagione estiva è all’orizzonte, è indetta la gara d’appalto per il dragaggio del porto. Una “Cantonata” pazzesca. Vince una ditta di fuori. Il lavoro è portato a termine giusto una settimana prima del mese di Giugno che segna l’inizio della stagione. Il pericolo è scampato.
A guardare le foto aeree, però, c’è poco da stare tranquilli. È necessario rendere periodica l’attività di risistemazione del fondale. Iniziando a dragare il fondale dell’amministrazione. Le carte e bolli sono peggio di sabbia e alghe. Tant’é.

Michele Fronterrè