Cultura Scicli 13/08/2016 12:46 Notizia letta: 5480 volte

L'ultimo desiderio

Racconto
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Lo vidi sul lungomare di Sampieri, seduto su un muretto proprio di fronte al mare.

Sempre lo avevo osservato, quasi con una punta d’invidia, da quando la moglie era diventata la mia professoressa del cuore.

Non avevo, però, avuto mai la forza e il coraggio di avvicinarlo.

M’incuteva rispetto, soggezione, o, forse, una pacata e segreta gelosia che i ragazzini spesso covano per le persone che amano.

La moglie era stata la mia professoressa di lettere al primo superiore, infatti. A Modica, dove tutti i ragazzi di Scicli un tempo andavamo per studiare.

Una splendida storica coppia affiatata molto ammirata nella borgata di Sampieri.

Lui, un avvocato di grido, alto, robusto, di alti e sani principi.

Lei, coltissima e bassina, quasi minuta, con un viso dolce di bambina.

Si erano conosciuti entrambi al liceo. Si erano innamorati subito. Non si erano lasciati mai per tutti i giorni della loro vita.

Lo raccontava lei, in classe, a noi ragazzi distratti e increduli, un giorno, e non capivamo il perché di quella confessione gratuita e improvvisa.

Durante le vacanze, erano sempre a braccetto nelle lunghe passeggiate.

La mattina in spiaggia, lei con un costume intero, castigato e demodé, lui più civettuolo, in slip ma sempre con una maglietta o una camicia, l’immancabile cappello di paglia, un giornale arrotolato nella mano, gli occhiali da sole.

Di sera, quando il sole tramontava sul mare, passeggiavano, invece, nel lungomare, fra palme e vicoli ardenti, acciottolati e risonanti.

Non resistetti, questa volta, all’idea di avvicinarlo.

Mi sedetti sullo stesso muretto e lo salutai.

Si annunciava una sera tiepida e umida, come tutte le serate di agosto.

Lui mi guardò, sfilandosi gli occhiali da sole e richiudendoli nel palmo della mano.

Per un attimo eterno il suo sguardo incrociò il mio.

- Come mai da solo? – Chiesi in un modo impertinente, senza riuscire a contenere l’emozione.

Lui guardava ora il mare, un orizzonte lontano nel quale si perdeva il suo respiro.

- Lo so che l’amavi…- Rispose, spiazzandomi. – Eri stato un suo alunno. E anche lei ti amava. Spesso ti additava, quando capitavi qui, vicino, nelle nostre conversazioni. E lo faceva con orgoglio di madre. Non te ne sarai accorto, scommetto, ma ti spiavamo da lontano come i genitori spesso amano fare con i figli, non visti, perché la loro commozione e il loro affetto non li turbi. Nostro figlio ha più o meno la tua età. Il lavoro e un desiderio di affrancarsi da noi l’hanno portato lontano, a Johannesburg, in Africa, quasi ai confini del mondo. L’altra, più piccola, ha seguito il marito in America, a New York. Mondi lontani per noi, attaccati come cozze a questo piccolo incanto mediterraneo in cui la luce e l’ombra sono facce di uno stesso mistero.-

Mi guardò con aria di sfida. Io volevo sorprenderlo ma lui, invece, aveva sorpreso me.

- Mia moglie – continuò, dopo una lunga pausa – in questa primavera è venuta a mancare ed io ora sono qui, solo, per la prima volta dopo tanti anni. –

Abbassò il capo per nascondere delle incontenibili lacrime.

- Mi spiace…- Balbettai.

- È la vita, caro figliolo! – Riprese. – Avrei preferito morire io al suo posto. Lei, però, è stata testarda anche nella morte. Ha voluto precedermi, anticiparmi, come faceva in tutto, perché mi sentissi, poi, a mio agio là dove ora lei è. Non sarei venuto stasera qui, se lei non mi fosse tanto mancata in questo giorno…-

Lo guardai commosso. I suoi occhi ora puntavano i miei e il sole già era scomparso dietro le ultime case. I lampioni del lungomare accendevano la sera di una luce calda che ben si prestava alle confidenze e ai ricordi.

- Ogni anno, in questo giorno, notte di San Lorenzo, insieme venivamo qua. Aspettavamo che l’oscurità inghiottisse la spiaggia e il mare. Lentamente camminavamo fino a dove il buio era più fitto e lì, sdraiati sulla sabbia, facevamo a gara a contare le stelle che cadevano per noi nell’infinito cielo della notte.

E a ogn’una, in segreto, affidavamo un desiderio che per me era sempre lo stesso. Forse il suo si sarà esaudito ma il mio no. E sono qui, sperando che almeno quest’anno l’antico e ripetuto desiderio finalmente si avveri. Questa notte ho sognato di essere ancora con lei, qui, a contare tutte le stelle che mancano alla fine della mia vita. –

- Che cosa ha in mente di fare, dunque? – Chiesi preoccupato.

Guardò l’orologio.

- Sì, - concluse – è proprio ora di andare.-

E m’indicò la spiaggia quasi sparita nella penombra della sera.

- No. No. – Protestai.- Vengo con lei. –

Si alzò e, portandosi un dito alla bocca, mi comandò di tacere.

- Se venissi con me, - spiegò - lei non verrebbe. L’ultimo desiderio. Lo affiderò alla sua stella e sono sicuro che lei farà di tutto perché questa lo esaudisca. –

Mi sorrise, ammiccò quasi, mi salutò agitando la mano. Scese per la piccola scalinata che dal lungomare porta alla spiaggia.

Lo vidi allontanarsi barcollando, malinconicamente, come un’ombra in cerca dell’Ade.

Non seppi dire altro.

Il giorno dopo un’ambulanza, chiamata da alcuni ragazzi, raccoglieva il suo cadavere ancora umido di brezza.

Lei era venuta.

Un Uomo Libero.