Lettere in redazione Sulle apparenze

Renzi e Amiel

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Essere “in”, anglicismo super usato e iper abusato, è un aggettivo che in senso figurato significa essere alla moda, fare tendenza.
Come tutti gli anglicismi sono destinati a scomparire atteso che, come ha ricordato Farage, deputato inglese al Parlamento Europeo e fautore oltranzista della Brexit, la lingua inglese è oramai extracomunitaria.
Ma c'è un altro “in” che da un po' di tempo in Italia ha assunto un protagonismo, che fa pur sempre moda e tendenza, epperò in senso negativo, perché è l'incipit dell'in-competenza, dell'in-capacità, dell'in-ettitudine, dell'in-efficienza, dell'in-coscienza, dell'in-mpreparazione insomma di tutti i parametri negativi con cui misurare le attività dei rappresentanti istituzionali nazionali.
Non possiamo non prendere atto del livello politico della attuale classe dirigente politica, che sembra essere nata per esaltare i contenuti negativi dell'“in”.
Non possiamo, però, non valutare anche che questa classe dirigente è l'espressione di questo popolo italiano. Non illudiamoci, questo popolo, oltre che in piena recessione economica, è in altrettanta piena e disastrosa decadenza di civiltà. Tale contesto degenerante è la conseguenza di scelte cieche del passato che trovano oggi soluzione.
Tutte le conseguenze hanno le loro necessarie cause. Nel passato, le cause nefaste sono state denunciate inutilmente perché si preferiva, e si preferisce ancora oggi, adagiarsi sull'apparenza e non affondare la conoscenza nella realtà.
E così nel passato menti lucidissime sono state ritenute visionarie, ma oggi sono terribilmente d'attualità per ricordarci che molti errori potevano essere evitati.
Lascio ad una di tali menti del passato la previsione dell'oggi: “Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga” (Henry-Frédérich Amiel – 12 Giugno 1871).
Se al posto delle masse leggessimo il giacobino grillismo, se all'abbassamento dell'età leggessimo il “napolitano” Renzi e la sua sconclusionata squadra, se al posto della caduta del sesso leggessimo il coscismo della novella Messalina romana, avremmo il risultato matematico della rimessione della“decisione delle cose più grandi ai più incapaci”.
E dire che tutto è stato previsto.

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