Cultura Un Uomo Libero racconta 22/08/2016 07:48 Notizia letta: 3952 volte

Quel raggio verde, a Sampieri

L'ultimo viaggio
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Madrid - Li conobbi a Sampieri. Un’estate di molti anni fa.
Lui scriveva per una nota testata giornalistica nazionale. Lei era una pittrice affermata.
Si erano incontrati a Parigi, per caso.
Insieme avevano girato il mondo. Lui per lavoro, lei perché lo amava.
Stravaganti e un po’ pazzi, forse. Ma a me tanto cari.
Avevano comprato una casetta nel borgo antico e vi passavano le estati.
Lui era divorziato: un matrimonio fallito alle spalle.
Lei aveva avuto da un precedente compagno una figlia, ora sposata a un professore di Londra.
Li vedevo venire dal molo verso Pisciotto ogni giorno di primo mattino, camminando per l’arenile deserto non ancora invaso dalla calura e dai bagnanti.
Parlavano a gesti, a parole. Lui indossava sempre una camicia bianca aperta sul petto, lei nascondeva il viso sotto un cappello di paglia a larghe tese.
Amavo anch’io restare, di mattina presto, in silenzio davanti al mare. Lasciavo la macchina su uno sperone di roccia, a Pisciotto, e scendevo per una ripida scala fino agli scogli su cui sedevo immobile, trattenendo a stento il respiro.
Il mare spesso si scomponeva in fantastiche strisce color pastello la mattina, avanzi della bonaccia della notte.
Respiravo un’aria pura, carica di salsedine e frizzante. Aspettavo in quell’incanto mediterraneo che loro giungessero.
Ormai non potevo più fare a meno di quella strana coppia.
Quando arrivavano, per calmare il fiatone della marcia, si sedevano vicino a me sugli scogli non ancora insabbiati dal mare.
Era inevitabile conoscersi e parlarsi.
Lui raccontava i suoi pericolosi reportage dalle zone di guerra. Lei, dolce e femminile come nessuna donna mai, spesso pareva che cadesse in trance nel seguire la linea sfumata della rotta immaginaria dei pensieri.
Quando non taceva e non guardava l’orizzonte, amava fare le carte. Le interrogava su tutto. Anche per futili cose.
Le disponeva sul bagnasciuga, dove la sabbia era quasi asciutta, con molta pazienza e convinzione, rispondendo attraverso di esse a ogni nostro inventato perché.
Lui la lasciava fare. Io sorridevo. Facevo di tutto, però, per chiedere i suoi oracoli e compiacerla in questo gioco.
-Siamo noi stessi un mistero. -Amava ripeterci.
– Per Jung l’astrologia non è poi così ciarlatana e i pianeti e la luna influenzano questa piccola Terra con noi dentro.
Esiste un’anima mundi che muove l’Universo, che lo genera a nostra insaputa, che regola la vita senza che essa se ne dia pensiero. Gli uomini primitivi adoravano il sole, la luna, elaborarono a modo loro il concetto di Dio, un concetto tuttavia presente nelle filosofie antiche e moderne. In effetti, Dio risponde alle domande cui gli uomini non sanno o non hanno saputo dare una credibile risposta. È un concetto semplicistico e astratto, al tempo stesso. Nasconde, però, una verità che solo la morte custodisce e ama.-
Quando affrontava questi temi, lui la guardava incantato, annuendo spesso col capo, stregato come me dai suoi occhi e dalle sue parole.
-Domani partiremo. – Disse lei una mattina di settembre, alla fine di una torrida estate. –Ci saluteremo per sempre.-
Io la guardai perplesso e preoccupato.
-Come per sempre? – Chiesi.
-Sì, per sempre. Ho interrogato più volte le carte ed esse hanno detto sempre così. -
-Ma dai!- Feci io, trattenendo a stento un sorriso.
Lei mi guardò seria.
-Guarda!- Disse. Estrasse il mazzo di carte da una tasca del prendisole, le mischiò e cominciò a distribuirle sul bagnasciuga. –Faremo un viaggio lui ed io, in primavera…- parlava come se fosse la pizia di Delfi. Improvvisamente alzò una carta e me la mostrò.
– Molto pericolo. –Commentò.
Estrasse una carta ancora e me la mostrò di nuovo con un’espressione terribile negli occhi.
– La morte. - Aggiunse.
-Evitate di partire. – Consigliai semplicisticamente io.
-No. –Disse lei. – La tua filosofia non vale. Perché la morte è scritta nel nostro destino. –
Ci salutammo. O meglio mi salutarono come due amici che non s’incontreranno più.
Io ero triste, frastornato sebbene incredulo. Dense nubi si erano intanto accumulate in cielo e cadevano gocce pesanti.
Li guardavo malinconico, mentre si allontanavano sotto la pioggia.
Dopo qualche metro, lei si voltò improvvisamente verso di me, costringendo il compagno a fermarsi.
-Noi saremo sempre qua, comunque, se solo saprai cercarci perché gli affetti muoiono solo nella tua filosofia non nella nostra. Ricordatene! Ci troverai in questa incredibile baia, a ogni tramonto, dentro il magico raggio verde dell’ultimo sole, prima che le case del borgo lo spengano con le loro penombre.-.
Li seguii fino all’altro corno della baia, fino a quando diventarono un punto mobile, noncurante della pioggia che mi pioveva addosso sempre più fitta e fredda.
L’anno seguente non ritornarono.
Alla fine dell’estate alcuni amici mi misero in contatto con una persona che tanto mi aveva cercato senza purtroppo riuscire a rintracciarmi.
Era la figlia di lei. Mi chiamava da Londra per darmi il loro ultimo saluto.
Il loro aereo era, infatti, scomparso sul Pacifico, nella passata primavera, mentre volava da Parigi verso l’America.
-Il raggio verde!- Esclamai con amarezza e commozione al telefono.
La donna mi chiese che cosa fosse o che cosa stessi farfugliando.
-Nulla. –Risposi, la salutai, riattaccai in fretta e piansi.

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