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Venerdì 09 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 00:07 - Online: 550 - Visite: 41354015

 

29/08/2016 18:49

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Iddu. Viaggio da Panarea a Stromboli

In barca con Giovanni

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Stromboli – Personalmente, sono sempre stata affascinata dai luoghi selvaggi e dalle nature incontaminate: paesaggi brulli e violenti, il ficodindia rampicante, il clima aspro. Le Eolie, in un certo senso, raccontano ancora una storia. La storia di una natura ancora vincente rispetto al paesaggio umano. Certo, la prima impressione che si ha di Panarea, arrivando a bordo di un aliscafo, è quella di un posto chic, a tratti kitchs. E viene da pensare a Nanni Moretti che, in Caro Diario, non fa neanche in tempo a sbarcare che viene arpionato da una milf che gli offre l’aperitivo.

Ecco, magari non è proprio così, però il rito dell’aperitivo è un must da queste parti. E la facciata di posto costruito è, appunto, solo una facciata. Basta addentrarsi nell’isola. Ma l’ideale, da queste parti, è fare una gita a bordo di una barca e visitare le altre isole. Noi abbiamo trovato una buona compagnia e un marinaio che per otto ore ci ha portato in giro. Annamaria e Melat, di Milano, hanno fatto con me e Peppe un viaggio in barca da Panarea a Stromboli. Il nostro timoniere, invece, era Giovanni: catanese per sei mesi l’anno, gli altri sei li spende a Panarea, portando in giro i turisti per le isole. E’ simpatico, Giovanni: ha la pelle arsa dal sole, un sorriso convincente e una certa passione per il ballo. In barca, infatti, abbiamo ascoltato per tutto il tempo le più importanti hit dance degli ultimi anni. Melat, invece, è una venere nera di 15 anni dal fisico statuario. La mamma, Annamaria, è una signora napoletana trapiantata a Milano.

La strana compagnia si ritrova a bordo di questa barca a motore e, prima di tutto, effettua un giro degli isolotti di Panarea: Dattilo e Basiluzzo. Poi, via verso Stromboli che, vista da Panarea, sembra molto più vicina. Il tramonto, visto da Ginostra, un piccolo centro dove la luce elettrica è arrivata dieci anni fa, è d’effetto. Ricorda i quadri impressionisti, la musica di Wagner. Una palla di fuoco che s’ immerge in un orizzonte d’acqua, circondato da terre nere. La sciara, di giorno, racconta storie di storie passate, di colate finite nel mare, di secoli e millenni di solitaria immobilità.

Poi, a sera, dalla barca si aspetta l’attività stromboliana. “Qui non si chiama Stromboli. Il vulcano è Iddu”, ci spiega Giovanni. Lui. Iddu. Non ha bisogno di nomi. Poi, si torna verso Panarea. C’è fresco, sulla barca, ti copri con i teli del mare ancora umidi, ma il cielo stellato delle Eolie non l’ho mai visto da nessuna parte. Con il naso in su, coperta da una stuoia, osservo costellazioni mai viste e guardo la via Lattea, per la prima volta, da parte a parte. E penso all’infinitamente piccolo del mio essere, della mia persona, del mio sciocco affannarmi quotidiano, quando il cielo ha l’eternità dalla propria parte per affermare la sua esistenza. Vertigine. Ho dovuto girare lo sguardo e provare ad appisolarmi. Ma è stato tutto inutile. La tristezza, questo sentimento che spesso mi invade, aveva già iniziato a scavare nella mia anima.

Irene Savasta

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