Attualità Pozzallo 31/08/2016 12:07 Notizia letta: 3659 volte

Corrado Giuga riacquista il suo capannone

Una vicenda che si è conclusa positivamente
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Pozzallo -  Correva l’anno 2014 quando Corrado Giuga, un imprenditore di Pozzallo, ha iniziato una battaglia per salvare la sua azienda, venduta all’asta ad un prezzo molto inferiore rispetto al suo valore. Il capannone, situato nella zona Asi di Modica - Pozzallo, in contrada Fargione, è stato per qualche tempo il fortino di guerra dell’imprenditore. Corrado Giuga, per evitare lo sfratto, si era barricato all’interno dell’azienda dove aveva lavorato per 40 anni alla lavorazione della pietra di Modica: "Io l´ho costruita ed io lo distruggo questa azienda”. Erano state queste le parole dell’imprenditore. Una minaccia che suonava più come un appello disperato. In effetti, Giuga aveva forzato i cancelli e si era barricato nell’azienda. Un’attività, quella di Giuga, entrata in crisi come quella di tanti altri: le cartelle esattoriali si sono accumulate, i debiti sono diventati sempre più difficili da pagare. Il tecnico d’ufficio aveva stimato il valore del capannone in 1 milione e 716 mila euro, ma all’asta è stato venduto per 408 mila euro. Questo, per l’imprenditore, è stato inaccettabile. I Forconi, da subito, si sono interessati alla vicenda e l’hanno sostenuto.

Poi, non c’era stato nulla da fare: alla fine, Giuga ha subito lo sfratto coatto. Per 158 giorni era rimasto barricato nella sua azienda e c’è voluto un piccolo esercito di 60 militari in assetto antisommossa per portarlo via da li.

Dopo le prime, clamorose azioni era arrivata la proroga per dare la possibilità all’imprenditore, che aveva ripreso a lavorare per la realizzazione dell’autostrada Siracusa – Gela, di poter avere un mutuo dalle banche e far ricomprare al figlio il capannone dall’acquirente. A questo punto, l’imprenditore ha minacciato di darsi fuoco sul tetto del capannone, prendendo in mano una tanica di benzina. Per fortuna, la mediazione ha evitato un dramma umano: una proroga di un mese è stata concessa a Giuga per poter avere dalla banca un mutuo e riacquistare la struttura.

Oggi, dopo più di anno, la vicenda si conclude in maniera positiva: i figli dell’imprenditore hanno ricomprato il capannone. L’acquirente, infatti, si è detto disponibile e, finalmente, la famiglia può tirare un sospiro di sollievo. Una speranza, dopo tante vicende analoghe che ci hanno abituato a finali peggiori.

Irene Savasta
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