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Venerdì 09 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 10:23 - Online: 543 - Visite: 41357505

 

14/09/2016 08:31

Notizia letta: 4971 volte

Scicli, si vota nel mese di novembre

Hanno paura di misurarsi con gli elettori

Scicli, si vota nel mese di novembre
 
 

Scicli - Il ritorno della politica al governo di Scicli fa novanta!
Oppure sessanta. Parliamo di giorni e non di cabala. Anche perché la smorfia napoletana per il 90 indicherebbe lo spavento e per il 60 il tristissimo lamento. Fatto sta che entro i primi di dicembre la città potrebbe avere un Sindaco, una giunta e un consiglio comunale eletto dagli sciclitani che, dopo 18 mesi di commissariamento, non vedono l’ora di tornare alle urne.
Quest’ultima fesseria me la farete passare, spero.
Perché allo sciclitano medio, ma pure a quello basso, fidatevi, non frega una beata mantella di San Martino di affidare le magnifiche sorti della propria città a quella politica che nell’ultimo decennio, ma anche prima, ha fatto indiscutibilmente FLOP!
Tre sindaci e cinque commissari negli ultimi otto anni di vita amministrativa della città tanto cara a mamma Rai per le riprese della fiction di Montalbano. Tre sindaci, dicevamo! Falla, Venticinque, Susino. Due medici e un ex assessore provinciale, con parecchie decine di consiglieri comunali a carrozza, cinque dozzine, almeno, di assessori che si sono succeduti nelle pluricoloratissime giunte municipali, e un solo risultato: il nulla, a fronte di una città che cresce da sola, senza di loro.
Già, perché nessuno ha mai scritto che Susino cambiava un assessore ogni tre mesi, come gli spazzolini da denti: la più grande pulizia dentale dal secondo dopoguerra ad oggi. E manco a dire assessori di trullalà. No, signori assessori, che il Nostro maciullava tra i canini e gli incisivi senza pietà.
Viva l’ortodonzia politica!
Ma questa storia, gli ipocriti dalla penna che cambia opinione in base alle convenienze private, questo conto del più grande spreco di spazzolini della storia, non lo leggerete nelle loro ricostruzioni storiche, dettagliate e punteggiate di amenità.
Ecco cosa ha lasciato la politica a Scicli nell’ultimo decennio, il nulla, o il misero resto di quel niente che ha guidato la mano del Ministro degli Interni di allora, in carica tutt’oggi, a chiudere nel 2014 baracca e baraccone, commissariando l’ente con un editto di scioglimento per mafia che tanto onore e gloria ha dato a Scicli e agli sciclitani. I responsabili, di questa onta, sono loro.
Quale sarebbe la novità? potrebbero obiettare gli e-lettori più attenti. Nessuna, è vero. Ma occorreva ravvivare il ricordo di quel macello politico che ha patito la città di Scicli negli ultimi tre anni per colpa di una «infinita schiera di sciocchi» (prendetevela pure con Petrarca) al potere.
Fatta questa indubitabile rilevazione, occorre mettere l’elettore sul chi va là; perché quando la politica comincia a disprezzare gli elettori e la propria comunità di riferimento, quando il politico inizia a coltivare le proprie idee come oracoli inviolabili, allora nel cittadino deve scattare un campanello d’allarme, liberarsi dalle fiamme del recente passato e proteggere la volontà elettorale.
Perché questi, bidelli della politica, cocchi di suocero anziché figli di papà, intellettuali radical chic pronti a fare gli assessori e i vicesindaci senza il becco di un voto, mancati candidati a sindaco sol perché la loro coniuge non li voterebbe neanche sotto tortura, questi, bravi a scrivere e a insegnare agli altri l’etica, avendone loro una discreta distanza, sono i più pericolosi di tutti.

Stavolta agli sciclitani non potrete vendere la fuffa.
Perché stavolta peseranno la ciccia.

Socrathe

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