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Venerdì 09 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 00:07 - Online: 549 - Visite: 41353961

 

16/09/2016 21:22

Notizia letta: 3444 volte

Simonetta

Non solo Caffè Amaro

Simonetta
 
 

Scicli - Il cortile dell’Opera Pia Carpentieri era gremito come non mai. C’erano almeno 400 persone ieri sera e tutte aspettavano lei, Simonetta Agnello Hornby. Non era solo la curiosità di assistere alla presentazione di un libro: c’era molto di più. Era l’attesa per una scrittrice che, rispetto ad altre persone che fanno il suo stesso mestiere, ha la particolarità di essere una donna con due anime: la siciliana, palermitana, che racconta un mondo fatto di tradizioni impossibili da dimenticare e l’avvocato inglese di successo.

E’ una chiacchierata quella fra la Hornby e il suo attentissimo pubblico, tanto da riuscire a spaziare dalla rievocazione del suo primo romanzo diventato best-seller, La Mennulara, dedicato alla British Airways, alla sua personale inclinazione contro le ingiustizie. La Agnello Hornby non ha confini, non ha copioni e nemmeno peli sulla lingua: “La famiglia resta comunque la base di tutto. Perché è così che si ha la certezza di avere qualcuno che ti è simile, che ha il tuo stesso sangue. Della famiglia bisogna accettare anche il brutto ma non il terribile”. Una frase che può sembrare sibillina ma che in realtà rivela l’anima britannica di Simonetta, ovvero l’essere stato un avvocato che per anni si è occupato di diritto di famiglia. Come recuperare le radici? “Non è la lingua, la vera cultura. E’ la cucina. Puoi non conoscere più la tua lingua d’origine, ma continuerai a cucinare come i tuoi nonni. Mio nipote, un giorno, ha chiesto: “Se mangio più pizze, posso diventare siciliano?”.

La letteratura, certo. E’ arrivata all’improvviso: “Più dei soldi, è stato bello conoscere Camilleri”. E il suo ultimo romanzo? Caffè Amaro, in effetti, è un titolo emblematico: “E’ una cosa di famiglia. Tutti lo prendiamo amaro. Ed è la storia romanzata di nonna Maria”. E’ il romanzo di formazione di una donna, di una donna che ha diritto di cercare la felicità. C’è anche, nei libri della Hornby, un certo rapporto-dialogo con la morte. Perché Maria può anche decidere di morire. E da qui, il suo strano rapporto  con i personaggi: “Ad un certo punto fanno quello che vogliono”. Caffè Amaro è anche la storia dei peccati di noi siciliani, il cui peggior difetto, probabilmente, è quello di sentirsi perfetti: “E’ dei siciliani la colpa se le cose vanno male, non degli altri. Siamo noi i veri colpevoli”. Caffè Amaro è anche: “Il romanzo più sexy che io abbia mai scritto”.

Ma Simonetta Agnello Hornby è anche un volto televisivo. Il suo docu-reality “Io e George”, andato in onda su Rai 3, racconta anche un’altra anima di questa donna: l’essere madre. Partiti da Londra George, malato di sclerosi multipla,  e Simonetta sono arrivati fino in Sicilia e hanno raccontato un viaggio. Le difficoltà non si contano: barriere architettoniche, bagni non adatti, o semplice maleducazione. Ma c’è anche il bello. Il positivo. Che è, in fondo, il viaggio stesso.

Irene Savasta

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