Lettere in redazione Scicli 18/09/2016 20:05 Notizia letta: 4383 volte

Povero il mio carrubo, malato

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Scicli - Da diversi mesi a questa parte un nuovo fenomeno sta interessando le campagne sciclitane (e non molto oltre, a quanto se ne sa). I carrubeti tanto cari e tanto diffusi nel nostro paesaggio sembrano essere sotto un invisibile attacco di una qualche fitopatia e si stanno ammalando, alcuni seriamente.
Mentre nei mesi scorsi, quando il fenomeno era già sicuramente presente, ma non così diffuso, la cosa non ha destato alcun particolare allarme, anche per via della poca attenzione che si riserva a questa pianta durante l’anno, da un mese a questa parte, periodo della pulizia degli alberi e della raccolta delle carrube, gli addetti ai lavori hanno iniziato a notare le prime stranezze e ad imputare questi improvvisi ingiallimenti della chioma degli alberi non alla siccità ma a qualcos’altro. Proprio negli ultimi giorni le segnalazioni formali e informali alle autorità competenti cominciano a fioccare. Anche se è ancora presto per fare allarmismo.

La prima segnalazione è partita subito dopo ferragosto e un primo sopralluogo ufficiale, con esami visivi, documentazione fotografica e prelievo di campioni di materiale è stato effettuato alla fine di agosto da funzionari dell’apposito servizio dell’Osservatorio regionale per le malattie delle piante di Acireale. Epicentro approssimativo del fenomeno è stato fissato tra le contrade Guarnieri, Gerrantini e Piani, con un raggio di circa 5 kilometri, anche se esistono casi sparsi anche nel resto del territorio.
La conseguenza visiva finale della malattia è l’ingiallimento di buona parte dell’apparato aereo della pianta e il successivo seccume, del legno come delle foglie. Sembra, a un primo esame, che si tratti dell’azione di un insetto (esclusa già a prima vista la natura virale, batterica o fungina) di piccole dimensioni, che nello stadio precedente, a livello dei rami intermedi e finali dell’apparato aereo, “punge” e buca la corteccia, “ricamandola” addirittura, in alcuni casi arrivando in profondità, con fuoriuscita mielosa e di materiale linfatico della pianta.

La faccenda è quindi in mano per il momento a questo ufficio della regione demandato ad analisi e studi. Dai quali si attendono le prime sommarie e certamente non esaustive risultanze nelle prossime settimane.

Giuseppe Spadaro
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