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Notizie della provincia di Ragusa e di Sicilia: Ragusa, Vittoria, Modica, Comiso, Scicli, Pozzallo, Ispica

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Venerdì 09 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 13:00 - Online: 626 - Visite: 41365175

 

21/09/2016 13:34

Notizia letta: 29253 volte

E dal palco gelò tutti: Peppe ero, Peppe sono, Peppe sarò

L'unico uomo politico della provincia di Ragusa

E dal palco gelò tutti: Peppe ero, Peppe sono, Peppe sarò
 
 

Modica - Eppure alcune cose bisognerà pur dirle.
 
Che grazie ai 110 miliardi di lire stanziati da Peppe Drago come assessore alla Presidenza della Regione Siciliana, oggi il Sudest (catanese, siracusano e ibleo) splende, di luce abbagliante.
Chiese, palazzi civili ed edifici ecclesiastici sono stati messi in sicurezza, restaurati, contribuendo alla rinascita di questa terra, alla sua scoperta turistica.
Qualcuno lo dovrà pur scrivere.
 
                                          ***
 
Modica. Piazza Matteotti, serata di chiusura della campagna elettorale per le politiche del 2008.
 
L’on. Peppe Drago chiude il suo comizio, che lo porterà all’ultima elezione, prima della bufera giudiziaria che si concluderà con l’assoluzione.

Una elezione figlia della legge elettorale senza preferenze, anomala per chi è stato, nel 1996, il più votato, con preferenze vergate a mano, in Sicilia.

Giuseppe Drago da Scicli chiude il comizio, mettendo in conto la sconfitta, esperienza che arriverà in verità qualche anno dopo, alle regionali del 2012.


“Comunque vada, ricordate una cosa: Peppe ero, Peppe sono, e Peppe sarò”, annuncia lasciando il palco.


Chi è stato Peppe Drago?


E’ stato l’unico politico della provincia di Ragusa.
Unico per talento.
Invidiato, vilipeso, odiato, come solo le persone di talento riescono a determinare.

Che abbia commesso errori, nella sua vita politica e personale è evidente, tanto quanto nella gran parte delle umane vicende.
Ma Peppe è stato un po’ più in là dell’odio e dell’invidia, come dice il poeta.


Due volte sottosegretario, Presidente della Regione, assessore regionale al lavoro e alla presidenza, sindaco di Modica, capace di sedere al tavolo con Re Juan Carlos di Spagna e con Andrea Camilleri, di essere invitato ad Arcore da Berlusconi, e di intrattenere rapporti con José Manuel Caballero Bonald, è stato due spanne sopra gli altri.

E questa è una colpa imperdonabile.

Diceva Sciascia che ogni buona azione compiuta per il proprio paese non passerà impunita.

E quei 110 miliardi di soldi pubblici, spesi in maniera intelligente, dati anche alle amministrazioni di colore politico avverso, sono più di una buona azione.

Drago è stato il punto di equilibrio della politica della provincia di Ragusa, capace di rinunciare a posizioni per ottenere un vantaggio più ampio in un momento successivo.
Per Peppe le relazioni contavano più del potere.
E se un sistema di potere ha creato, esso era fatto di capacità relazionali, con tutti, anche con gli avversari acerrimi, verso cui riusciva a non nutrire rancore.

Peppe Drago non conosceva il rancore.
La politica per lui era più importante.

Visione, capacità strategica, lungimiranza politica.

Sono state alcune sue qualità, che insieme a una dose di superficiale fiducia nel prossimo, ne hanno creato una cifra originale.

Consigliere comunale appena ventenne, in 40 anni Drago ha tenuto la scena politica, interpretando prima il rampantismo socialista, poi l’anima democristiana del centrodestra berlusconiano, caricando su di se contraddizioni e momenti controversi.

E tuttavia, oggi lo piangiamo, perché politici in grado di fare ciò che Drago ha saputo incarnare, in un Paese che criminalizza la classe politica meridionale, ne nascono uno ogni cento anni.

Peppe ha combattuto l’ultima battaglia contro la malattia, in due anni di sfida, guardando la morte negli occhi, fino all’ultimo giorno.
Perché tutto ha accettato, tranne la resa.

Giuseppe Savà

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