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Venerdì 09 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 00:07 - Online: 187 - Visite: 41349136

 

25/09/2016 14:30

Notizia letta: 2196 volte

Si chiude la stagione categoria Giovanissimi di ciclismo

I due più grandi, Giuseppe Giuliana e Fabrizio Verdirame, si sono ben piazzati

Si chiude la stagione categoria Giovanissimi di ciclismo
 
 

Giarratana - Oggi a Giarratana, gara bagnata. Sull’asfalto lavato le sottili ruote, nel filo d’appoggio precario, in curva non concedono disattenzioni. Il rischio è cadere rovinosamente.
Con la gara di oggi la stagione ciclistica categoria giovanissimi si assopisce quieta nelle frescure umide dell’inverno. Un letargo non desiderato da chi ha la passione per la fatica e non accetta soste. I ciclisti lasciano fermi gli ingranaggi e intensificano l’impegno scolastico.

Giuseppe Giuliana, Giulia Bonelli e Matteo Verdirame del Gruppo sportivo Caruso di Ispica; con Fabrizio Verdirame della ASD D’Aquila di Rosolini, (così in ordine nella foto, da sx a dx) dismessi le tenute estive, avranno un riposo attivo. Una seminagione in attesa della raccolta nel prossimo anno di corse.
Nella distanza si perderanno di vista amici ed avversari di tante domeniche insieme. Ma sappiamo i ciclisti non si fermano mai, almeno nel desiderio nessuna pausa è concessa.

Questi ragazzi sanno bene che valore hanno i sogni. Oppure, meglio dire: quanto si è disposti a fare per un sogno. Quanto conta essere lì, sfiorarlo con un dito e vederlo andare via. Quanto costa la rinuncia ad una sensazione esaltante. Sensazione delle domeniche che proietta il desiderio nel miraggio futuro.
Lo sciame allegro dei bambini e ragazzi che hanno invaso le stradine dei piccoli centri facendo festa e poi incolonnati come ciclisti per la misura del rapporto e l’allineamento sul rettilineo di partenza: per del tempo non si vedranno più.
Le biciclettine appoggiate ai muretti all’ombra e loro tutti attorno ai genitori e appassionati: per del tempo non si vedranno più.
Sì, sono un po’ tutti dei fratelli quei bambini che hanno appena cominciato a sbucciarsi le ginocchia e sognano di poter partire per corse importanti nelle domeniche della stagione agonistica del nuovo anno 2017. Partire davanti agli occhi commossi dei genitori che è come se li vedessero per la prima volta.

Chi conosce il ciclismo sa bene come nei confronti agonistici l’entusiasmo non basta. Eppure è una specie di sostanza magica per sopportare la fatica e il dolore. Perché il ciclismo è questo e lo si impara subito già all’età della categoria “Giovanissimi”, lo si impara presto che per ogni evento conquistato devi imparare a soffrire.
A rinunciare. 
Non è facile per un ragazzino, non è facile distinguere quello per cui vale davvero la pena lottare, quello che viene prima di tutto il resto. A volte non ne siamo capaci nemmeno noi adulti.

Per fortuna questo è uno sport che ti insegna senza fretta, con la sua dolcezza ruvida, con i suoi schiaffi sull’asfalto, le delusioni di lacrime e con certe felicità che a volte proprio non ti aspetti.
Questi ragazzi sono fantastici, non solo negli esiti delle gare, ma per avere la forza di sopportare simili fatiche e il coraggio del rischio ad ogni curva.

I due più grandi, Giuseppe Giuliana e Fabrizio Verdirame, si sono ben piazzati ad ogni gara durante tutta la stagione 2016. Impegnandosi sempre con pura lealtà e massimo sforzo.
I due più piccoli hanno vinto sempre. Matteo ha vinto tutto sempre. Giulia anche, ha vinto tutto sempre.
E poi la gente ha aspettato ogni volta entusiasta l’arrivo di questi due bonsai di ciclisti.

Matteo guada solo avanti, arriva come il migliore e consumato degli showman. Piccolo Sagan che chiede al pubblico di fare fracasso, di esultare insieme a lui e godersi quei dieci metri da rockstar. Genitori, sostenitori e parenti seguono il piccolo ad ogni gara, certi del suo partire primo e arrivare senza mai girarsi a cerca chi insegue, lo insegue solo la sua stessa ombra.
Giulia è commovente nell’impegno. Le avversarie non esistono. Lei cura la classifica assoluta della sua partenza, arrivando prima di tanti maschietti. Spesso stacca tutti sulla salita, dove si decide la corsa. Per passare sfinita e silente sulla linea del traguardo. Fissa l’asfalto innanzi, tanto dalla curva dietro non spunta nessuno. Poi abbraccia chi aspetta, come fanno i campioni dopo la linea bianca. Ancora sudati fino al midollo, ancora paonazzi e senza fiato.

Nel ciclismo tutto si misura e si consuma nei pochi passaggi di un giorno, brevi e intensi proprio come certi momenti migliori che non dimenticheremo mai.

Ora ci si ferma.
Tutto ripartirà da qui, dalla linea bianca che aspetta, che comincerà a contare i giorni fino ad un altro giorno della primavera del 2017. Cresciuti di un anno, questi ragazzi si ritroveranno. I confronti saranno della stessa misura e proporzione, qualcuno sarà maturato fisicamente di più e avrà migliori possibilità ma l’importante è l’amore per questo sport nell’onestà e gioiosità.
Uno dei segreti di questa magia è l’amore. Di quelli che sentono questa passione per la fatica come un pezzo di cuore da far continuare a battere tra i coriandoli e i palloncini delle ore di una domenica insieme. Di quelli che la corrono queste corse e poi non se le scordano, neanche quando diventano adulti e vanno in giro per il mondo.
Di quelli che sanno il ciclismo ti insegna questo: che il sogno della magia non si compie senza la realtà.
La più grande lezione che si impara da questo sport, è che nessuno ti regala mai niente. Tutto costa fatica e ogni avanzamento si deve meritare.

Una delle regole che un ciclista deve sapere è che ciclista lo si è sempre. Esistono periodi di riposo, ma la bicicletta continua ad essere ininterrottamente un prolungamento della passione. Anche quando gli scarpini non scattano nel pedale e la bicicletta dorme nel ripostiglio di casa. Questo è uno sport individuale e di squadra assieme e - in fin dei conti - la quotidianità è più bella se partecipata. D’altronde i ragazzi si abituano anche a questo: vittorie e fatiche sono condivise. Tutto è più bello, tutto è più leggero se partecipato.

Ellj Nolbia

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