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Mercoledì 07 Dicembre 2016 - Aggiornato 07/12/2016 08:29 - Online: 579 - Visite: 41265930

 

30/09/2016 11:50

Notizia letta: 2345 volte

Il secondo orologio civico di Scicli

Il rompicapo dei giurati

Il secondo orologio civico di Scicli
 
 

Scicli - La storia dell’orologio civico di Scicli si è rivelata abbastanza tormentata.
Dopo una prima ricostruzione sommaria del Duomo di San Matteo, l’orologio è stato senz’altro uno dei rompicapi più difficili da risolvere per i Giurati della città.
Prova ne furono i diversi contratti fatti a specialisti del settore nel frustrato intento di far funzionare un meccanismo che, forse perché danneggiato notevolmente dal sisma del 1693 e dall’incuria che ne seguì, non si riusciva davvero a mettere in moto.
Ho già affrontato l’argomento in un precedente saggio “L’orologio civico di Scicli” apparso su questo giornale on line Ragusanews il 29 luglio 2016.
In quel mio lavoro pubblicavo il contratto, da me ritrovato presso l’Archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica, sottoscritto in favore dei Giurati della città d Scicli da un orologiaio di Caltagirone, un tale Mariano Gambino. Al Gambino si dava mandato, infatti, di recuperare la struttura danneggiata dell’orologio civico, perfettamente funzionante prima del terremoto, e di costruirne uno nuovo “alla spagnola”.
Sempre in quel saggio ho a lungo discettato su questa clausola e m’interrogavo pure sulla torretta, che custodiva tutto il meccanismo, posta sul sagrato del Duomo di San Matteo. Di essa soprattutto m’incuriosiva la data, riferita all’anno 1738, scolpita in uno dei suoi architravi.
Da un attento esame del quadro del Manoli, ex-voto raffigurante San Guglielmo dipinto nel 1721, s’intuisce una casetta posta proprio sul sagrato del duomo.
È noto che il pittore descrisse una Scicli prima del terremoto inventata da lui di sana pianta sicuramente ascoltando i racconti dei sopravvissuti.
Questo particolare della casetta a custodia dell’orologio tuttavia m’intrigava abbastanza, per lasciarmi insensibile.
Da una successiva ricerca, dunque, è emerso un altro contratto concernente l’orologio civico.
I Giurati della città, in effetti, il 23 ottobre del 1737 incaricarono il maestro Sebastiano Giarrusso di Vizzini di mettere mano ancora una volta all’orologio.
Con molta probabilità, il primo tentativo non aveva sortito gli effetti sperati.
Questa volta i Giurati sono molto più precisi ed esigenti con l’orologiaio.
Nel contratto indicano minuziosamente tutte le parti sulle quali intervenire o da sostituire per un funzionamento che non solo risultasse ottimale e duraturo ma che imitasse alla perfezione quello dell’altro orologio civico presente nella vicina città di Modica.
Tale richiamo inaspettato mi ha fatto subito pensare a un precedente intervento del Giarrusso sull’orologio civico di Modica, apprezzato con evidente soddisfazione dai giurati di quella città.
La garanzia richiesta al Giarrusso dai Giurati di Scicli, come per il precedente orologio del 1722, fu sempre di anni tre, con l’obbligo per quest’ultimo di sostituire e cambiare, nel tempo indicato, i pezzi difettosi e di fare una periodica manutenzione. Tuttavia il compenso (onze cinque e quindici tarì) fu notevolmente più modesto di quello corrisposto all’orologiaio precedente (dodici onze).
I Giurati s’impegnavano comunque da parte loro di rimborsare l’orologiaio della spesa relativa all’affitto di una cavalcatura per spostarsi da Vizzini a Scicli.
La novità di questo nuovo contratto è, senza dubbio, la torretta dell’orologio.
Nel contratto, infatti, si fa esplicita menzione di “situarlo (l’orologio, ndr) nella nova casuncula allo presente, che si stà fabricando nel piano della Matrice Chiesa”.
Ritengo chiarito a sufficienza, allora, il misterioso significato di quella data (1738, ndr) che figura scolpita su un architrave come prima accennavo.
Con quasi certezza il primo alloggiamento di tutto il marchingegno dovette essere stato molto precario e provvisorio. Il sospetto che sia stata proprio questa precarietà la causa del deterioramento dell’orologio del 1722 è forte e inevitabile.
La nuova casetta fu, dunque, pronta nel 1738 e, questa volta, progettata su misura per accogliere e proteggere dalle intemperie il nuovo meccanismo.
Come già scrissi nel saggio sopra citato, l’orologio civico di Scicli ha subito altre tristi peripezie.
E mentre l’altro gemello di Modica continua a scandire il tempo della Storia, quello di Scicli si è fermato su un’ora che non esiste perché le sue lancette nel frattempo sono state rimosse.
Per chi volesse leggere tutto il contratto, riporto qui, di seguito, la sua trascrizione.
“Pro Univ/tate Siclis in penam Mastru Sebastianum Giarrusso Bideni
Oblig/

Die vigesimo tertio octobris prima ind. 1737
Magister Sebatianus Giarrusso Civitatis Bideni hodie hic Sicli repertus m.n.c. n/e stipulante vig/e pres/tis cum Juramento promisit et promittit ac se obligavit et obligat spett/libus Rev/mi D. Ludovici Carthia, D. Fran/ Zisa, V.S. D/ri D. Carmelo Spataro, et D. Guilelmo Giavatto huius predicte Civitatis m.n. et c. pr/ntibus et stipulantibus prime ind. ut dicto, di conciare l’orologio di questa Città con farci l’infrascritti ferramenti ed’altri come infra cioè il fuso della rota grande si deve far nuovo, la conochia della catarina, la rota, che deve reggere la mostra di fuori, una conochia per reggere la detta spera, il fuso di detta mostra colla lanzina, che mostra l’ore, la mostra di fuori con le sue lettere di piombo dell’istessa misura, modo e forma, che si è quella della Città di Modica, il rocchello della rota dell’intache devesi far nuovo, la ruota dell’intache si deve aggiustare, la conochia della rota grande si deve far nuova messa ventalora con due molle nuove con il rocchello di dette molle, conciare il sprone della tira, conciare la tira della campana, l’argano per tirare il peso dell’ore, il matassaro di ferro per il tocco della campana, e finalmente il martello della campana deve situarsi sovra detta campana, a guisa dell’orologio di detta Città di Modica, con situarlo nella nova casuncula allo presente, che si stà fabricando nel piano della Matrice Chiesa, e darlo atto à sonare per tutto il mese di novembre p.v. 1737 aliasque.
Et hoc pro eius labore et pretio dictorum ferramentorum oz quinque et # quindecim pec/m ex pacto in comp/m cuius dict/ Giarrusso dixit et fatet ha/sse et re/sse à dict/ spectabilibus Jud/ Jur/ pr/bus et dicto nomine stp/bus oz duas et # decem p.p. in pecunia de qu/nti rens/ et restans oz 3.5 sup/tti sp/les Jud/ Jurati solvere promiserunt et promittunt ac se obligaverunt et obligant eidem de Giarrusso pr/nti et stip/nti vel eius pene/ legitime hic Sicli in pecunia numerata et S. p. statim et incon/ti puderit dictum Orologgium in hac c/be, et fornitum ut supra.
In pace.
Con patto però, che detto di Giarrusso sia obligato come in virtù del presente s’have obligato e s’obliga à ditti spettabili Giurati di darci detto orologgio per lo spatio d’anni tre da contarsi dal primo Xbre p.v. 1737 atto, e perfezionatamente à sonare ed’ogni qualvolta havesse di bisogno di concia in fra ditti anni tre sia obligato à sue proprie spese conciarlo, e di ferramenti che saranno necessarij, tanto se si spesseranno, li ferramenti novi, quanto quelli vecchi, tal che di tutto quello sarà necessario etiam d’una minima concia, w questo tante le volte sarà detto di Giarrusso chiamato infra detti anni tre da detti spettabili SS.ri Giurati per la concia sudetta, itache detti spettabili SS.ri Giurati siano obligati pagarci al sudetto di Giarrusso tarì sei per ogni volta, che sarà ricercato per divenire in questa detta concia, e questo per ragione di lohero di cavalcatura tantum.
Di patto.
Unde
Testes Petrus de Vita et Nicolaus Ereddia”

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica
© Tutti i diritti riservati all’Autore

Un Uomo Libero.

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