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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 19:54 - Online: 252 - Visite: 41394318

 

15/10/2016 16:33

Notizia letta: 2483 volte

Decoratori e artisti nella Scicli di metà Settecento

La chiesa di San Michele Arcangelo

Decoratori e artisti  nella  Scicli  di  metà Settecento
 
 

Scicli - I lavori nella chiesa di San Michele Arcangelo di Scicli dovevano essere con certezza già terminati nel settembre del 1759. Il Vescovo di Siracusa, infatti, dà mandato al sacerdote D. Pietro Beneventano di cercare un buon doratore.
Il sacerdote prende accordi con i fratelli Felice e Nicola Sinatra di Caltagirone.
Presso il notaio Vincenzo Aparo di Scicli stipula, infatti, con loro un singolare contratto d’opera secondo il quale dal primo settembre 1759 fino a tutto dicembre di quell’anno gli artigiani dovranno dorare a regola d’arte alcuni mobili di cui la Chiesa sarebbe stata dotata e cioè:
“la Custodia dell’Altare maggiore, due boffettini, una sedia di Celebrante, due sedie d’assistenti, e due Angeloni di lampiere, e n.48 tra vasi, e candeliere pella Chiesa del Ven/le Monasterio di San Michele Arcangelo di questa a tenore de’ disegni”.
Tutto questo per il prezzo di onze diciassette e quindici tarì, includendo in tale somma pattuita una penale conseguente a un eventuale recesso dal contratto.
Come anticipo per i lavori pattuiti, i fratelli Sinatra ricevono dal sacerdote onze nove.
Quasi contemporaneamente troviamo all’opera, nella Chiesa di Santa Maria la Piazza di Scicli, un altro decoratore già conosciuto perché era stato contrattato nel 1752 proprio da D. Carmelo Beneventano per decorare due antiporte e mobili vari del palazzo di famiglia (cfr. Palazzo Beneventano e il suo mistero, Ragusanews, 2.10.2016).
Si tratta di Filippo Bruno di Palermo.
A contattare l’artista in questo caso fu il sacerdote D. Romualdo Carthia, siamo sempre nel settembre del 1762.
Al pittore questa volta era richiesto qualcosa di più impegnativo dal dorare qualche antiporta.
Sono passati, in effetti, circa dieci anni dall’ultima commessa conosciuta dei Beneventano e, in questo tempo, l’uomo pare che si sia trasferito stabilmente da Palermo a Vittoria.
Il contratto, regolarmente firmato a Scicli presso il notaio Vincenzo Aparo, il minore, prevedeva:
“di dorare magistralmente secondo richiede l’Arte di tutto suo attratto e mastria si di pandelle come di colori, vernici, ed ogni altro a riserba della tela, e colla vi vorrà per manto di N.ra Sig.ra della Grazia quali deve darli suddetto Rev. di Carthia, l’intiera Cappella ed altare della Vergine purissima delle Grazie, e la statua di essa dentro la Ven/le Chiesa di S.ta Maria la Piazza a tenore di quella dell’Anime Sante del Purgatorio dentro la medesima Chiesa.”
Il prezzo di tutta la commessa era pattuito in onze sei con un’onza di anticipo all’inizio dei lavori.
Purtroppo sia del primo come del secondo incarico ci è rimasto ben poco.
Addirittura la Parrocchiale di Santa Maria la Piazza è stata spazzata nel 1883, con una furia quasi iconoclasta, da un’amministrazione comunale in odore di massoneria. A nulla valsero purtroppo gli appelli insistenti e le preghiere accorate del vescovo di Noto Mons. Giovanni Blandini.
Perché ho voluto rendere noti questi due contratti?
Per dimostrare come, in effetti, anche un’arte minore quale poteva essere la decorazione di alcune parti di un palazzo privato, di una cappella o costituire il corredo di una chiesa, a Scicli avesse un rilievo e suscitasse attenzioni e aspettative particolari.
In quel grande cantiere della Ricostruzione che modellò la città e la abbellì in modo sapiente, forse per risarcirla dallo sfregio del sisma, tutto ebbe un profondo significato che duettava necessariamente con l’ideale di bellezza e il gusto per l’opulenza, tipici dello stile barocco del tempo.
Oggi il turista, il visitatore, il passeggero, tutti si sorprendono felicemente aggirandosi per l’antico centro storico ricco di palazzi e di chiese.
Molto meno si sorprendono, purtroppo, gli indigeni che nulla fanno per migliorare quest’eredità magnifica o, comunque, per custodirla.
Voglio sperare che l’antica anima dei Padri vegli sempre sulla loro città e la protegga come l’ultimo fantasma buono di cui con certezza non avremo da temere nulla mai.

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa sez. di Modica
Not. Aparo Vincenzo, il Minore, vol. 20 Ind. 8ª 1759

Archivio di Stato di Ragusa, Sez. di Modica
Not. Aparo Vincenzo, il Minore, vol. 22 anno xª Ind. 1762
Notiziario storico di Scicli, a cura del Comune di Scicli, n.2, Luigi Scapellato, La “nuova” Maestranza la demolizione di Santa Maria la Piazza, parte I, 1997
© Tutti i diritti riservati all’Autore

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