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Sabato 03 Dicembre 2016 - Aggiornato 03/12/2016 15:07 - Online: 602 - Visite: 41140006

 

24/10/2016 11:38

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L'eremo delle Milizie di Donnalucata, leggenda e mistero

L'inventario

L'eremo delle Milizie di Donnalucata, leggenda e mistero  
 

Scicli - Molti storici antichi e moderni si sono interrogati sull’Eremo delle Milizie di Donnalucata (Scicli) senza purtroppo darsi e dare risposte esaurienti e convincenti.
È anche vero che eventi naturali quali il terremoto del 1693, la peste del 1626 e il ricorrente manifestarsi del colera hanno fatto di tutto per seppellire sotto una spessa coltre di oblio ogni memoria della città di Scicli.
La Madonna delle Milizie è una di queste memorie. Intreccio di fede e politica, di sacro mistero e profano calcolo, la leggenda che la vuole protagonista, in realtà, fu il frutto di una lettura popolare della storia, un aiuto psicologico concesso agli abitanti delle coste dell’estremo Sudest siciliano, minacciati in continuazione da scorrerie saracene.
Ho già scritto sul tema e non voglio dilungarmi. Lascio, dunque, spazio e ragionamenti a chi, con molta più competenza, ha fatto dell’argomento il centro irrinunciabile della sua ricerca.
In questo saggio, invece, mi limito solo a presentare una scoperta, da me effettuata in questi giorni, ricercando fra i fondi dell’Archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica.
Si tratta di un inventario contenuto in un atto del Notaio Vincenzo Aparo, il minore, avente per oggetto “beni mobili, giogali, suppellettili, Sagri arredi, utensili di cucina refettorio e provisioni, ed ogn’altro esistente nella Venerabile Chiesa, Sagrestia, ed officina del Venerabile Eremo di Nostra Signora delli Milici”.
L’inventario, indirizzato a “Sua Persona Ill.ma e Rev.ma Sig. Preposito Dr. Ignazio Penna, Scicli”, fu compilato il primo novembre del 1770 dal Superiore dell’Eremo, fr. Giovanni Giuca, alla presenza di diversi eremiti, suoi confratelli, del cappellano e del Barone Don Guglielmo Penna, protettore e procuratore sia dell’Eremo delle Milizie che della chiesa annessa.
Il giorno successivo, il due novembre del 1770, fr. Giovanni Giuca presentò la minuta al notaio perché la ricopiasse nell’atto da lui rogato, alla presenza dei testimoni I. Emmolo, Bartolomeo Ruscica e Martino Arrabito.
Come molti altri inventari dell’epoca, è redatto nell’italiano del Settecento ma, a differenza di documenti simili, questo colpisce per il gusto delle descrizioni e l’importanza del dettaglio.
Così apprendiamo che già un quadrone di Nostra Signora delle Milizie (forse quello che oggi è ospitato nella Chiesa di S. Caterina da Siena di Donnalucata) era presente sull’altare maggiore della chiesa dell’eremo. Il Pascucci non aveva ancora dipinto la grande tela che si trova a Scicli, attualmente sistemata al lato dell’altare dedicato alla Madonna delle Milizie, nella Chiesa Madre San Guglielmo, un tempo chiesa del Collegio dei gesuiti ospitante l’antica Matrice di San Matteo.
Sappiamo finalmente sotto quale titolo era venerata un’enigmatica statua di Madonna con Bambino, scolpita in calcare tenero, ora conservata presso la Chiesa parrocchiale S. Caterina da Siena di Donnalucata, purtroppo non in ottimo stato di conservazione. Si tratta della Madonna di Bonanova.
La statua che il Carioti, citando il Perello, chiama “Madonna de’ miracoli” (1) era posta su di un piedistallo sempre di pietra contenente, scolpita a bassorilievo, la narrazione dell’avvenuto miracoloso fatto d’armi.
Il culto alla Madonna di Bonanova doveva risalire a tempi remoti, se la statua prima era custodita in una nicchia costruita al lato dell’antico faro, trasformato poi in torre campanaria dell’eremo.
In quel posto, il conte Ruggero si sarebbe accampato nel 1090, nell’imminenza dello scontro con i Mori.
L’apparizione della Vergine durante la battaglia del 1090 era stata anche suggellata da un’orma lasciata a testimonianza nella pietra.
Si è a lungo disquisito in passato sulla collocazione temporale dell’avvenuto presunto miracolo.
Sull’argomento rimando il lettore all’interessante saggio dell’ottimo don Ignazio La China “La Madonna delle Milizie: fra Tradizione e Storia” ed. a cura di “Archivum Historicum Siclense”, 2016, pag. 80.
Ancora oggi si può ammirare, per fortuna, il tempietto a custodia dell’orma ma la statua equestre d’argento della Madonna che lo sormontava non esiste più.
Un numero considerevole di pitture antiche adornava non solo la chiesa e la sacrestia ma anche gli spazi comuni dell’eremo e, in qualche caso, anche quelli strettamente privati.
È curiosa la descrizione degli ex-voto alla Madonna dell’Angeli, prova di grande venerazione popolare mariana.
Interessante è, infine, l’elenco dei libri che compongono la biblioteca e degli utensili di cucina e di quanto custodisce la dispensa.
Ho ritrovato, a distanza di circa cinquant’anni, i quadri di Sebastiano Allotti, commissionati al pittore nisseno dal canonico Sammito (cfr. il mio precedente saggio: “Un pittore e un erudito per l’Eremo delle Milizie” pubblicato dal giornale on line Ragusa News il 31 luglio 2016).
Qualcuno di essi, quello di San Guglielmo ad esempio, nel frattempo era stato posto in uno spazio diverso per il quale era stato concepito.
La ricchezza dei paramenti, degli argenti e di tutti gli arredi denota l’importanza di un culto che per secoli ha profondamente marcato la storia della città di Scicli e quella, in particolare, di Donnalucata.
Purtroppo parte di questa ricchezza è stata colpevolmente dilapidata dalle generazioni che seguirono e ciò che è arrivato fino a noi son solo briciole.
Di questo poco, comunque, ci resta Lei, invitta eroina, scandalo iconografico per alcuni, per altri solo singolare, ingenua e popolare rilettura delle Scritture, Madonna delle Milizie che ogni giorno combatte contro il Male.
E non è poco, a mio avviso, se la sua memoria, anche spoglia ormai di qualsiasi prezioso orpello, ha saputo attraversare i secoli e giungere, per un nuovo autentico miracolo, fino a noi.
Segue la trascrizione del documento.
INVENTARIO EREMO MILIZIE

Archivio di Stato di Ragusa Sez. di Modica
Not. Vincenzo Aparo il Minore, Vol. 34 1769 - 1771 A -1 e ss.

Presens Rev. Fr. Joannes Giuca Eremita Ven/lis Heremi Sancte Marie Militum extra menia huius Civitatis Siclis m.n.c. deveniens uti Superior dicti Ven/lis Heremi, ut dicit sponte dicto nomine vigore presentis et cum juramento dicit, et declaravit, ac dicit pariter et declarat sub die secundo 9mbris infractis 1770 ha/sse et re/sse, prout ad presentes habuit et eccepit in eius possessione consignas, et tradis ab Ill/re Barone D. Guilelmo Penna huius dicte Civitatis Siclis m.n.c. presente stipulante et consignante uti Protectore, et Procuratore dicti Ven/lis Heremi in presentia et cum inspectu fratris Dominici Porzio, fratris Carmeli a Calathaerone, fratris Gasparis Buono, Fratris Felicis Miceli eremitarum dicti Ven/lis Heremi, et Rev/ Patris Eduardi a Melita Minorum Observantium Cappellani quotidiani Ven/lis Ecc/e dict/ Ven/lis Heremi electi a dicto Ill/re Barone Penna m.n.c. presentium, et hinc presenti consignationi intervenientium, infra bona mobilia, et comestibilia pro usu servimento, et mantenimento dict/ Vene/lis Eccl/e predictorumque Eremitarum, prout clare legitime infra nota deven/ sequ/ vid==
Inventario de Mobili, Giogali, suppellettili, Sagri arredi, utensili, di Cucina refettorio, e Provisioni, ed ogn’altro esistente nella Ven/le Chiesa, Sagrestia, ed officina del Ven. Eremo di N.ra Signora delli Milici fatto d’ordine dell’Ill.mo Sr. Barone Dr. Guglielmo Penna Protettore e Procuratore di detto Eremo dal Rev. fra Giovanni Giuca Superiore eletto dal medesimo, presenti l’Eremiti fra Domenico Porzio, fra Carmelo di Caltagirone fra Gaspare Buono, fra Felice Miceli ed il Rev. Padre fra Edoardo da Malta Minore Osservante Cappellano cotidiano di detto Ven/le Eremo eletto da detto Ill.re Protettore e Procuratore=/
A primo 9mbre 1770
IN CHIESA:
Altare Maggiore=
Il quadro grande di N.ra Signora delle Milizie, con sua cornice, e portale di terzianello (2) con suo ferro.
Una custodia dorata d’oro di zecchino.
Suoi candelieri, e rame, e carte di gloria
Due candilieri grandi di legname per torcie
Tappeto di lana vecchio
Due cornocopi a braccio con lampieri di rame
Altare della Madonna dell’Angeli=
Il quadro di pittura antichisssima sopra tavola miracolosissima imagine della Vergine Santissima con bambino in braccio con sua mezza corona d’argento, e cosi ancora il bambino con dodici stelle d’argento
Un portale di terzianello celestre
Un cornopio di ferro a rabesco per la lampada
Suoj candelieri, e rami di fiori, e carte di gloria, e palialtare
Altare del Crocifisso=
Il quadro del Calvario di pittura
Rami di fiori
Candilieri
Palialtare
Altare della Madonna di Bonanova=
Statua di pietra antica il cui piedestallo v’era anticamente in basso rilievo divisato il miracolo dell’apparizione di N.ra Signora nel 1090 al Conte Ruggiero, ed è la Statua che si venerava nella tribuna a canto dell’antico fario oggi torre di campanile di detta Chiesa dove il Ruggiero formò la sua tenda nell’accampamento fatto per impedire l’invasione de’ Mori nel 1090, da cui poi si salvò per il noto miracolo di Nostra Signora.
La statua con corona d’argento, e cossi il S. Bambino con corona d’argento
Portale di velo, ed altro di seta
Rami, e candelieri, e carte di gloria
Nicchia di stucchi dorati
Palialtare
Quadro della Resurrezione di Lazaro nel muro dirimpetto alla porta, che si va alle camere, e dormitorij collaterale a detta cappella
Altare dell’Epifania=
Quadro di pittura del misterio
Rami, candilieri, e carte di gloria e
Palialtare
Altare de Sette Angeli=
Altare de’ medesimi
Rami, candilieri, carte di gloria e
Palialtare
Un quadro in tela di S. Guglielmo nel muro sopra la porta a tramontana
Altare della Purificazione=
Quadro del misterio in tela antichissimo dipinto a sguazzo
Rami, candilieri, carte di gloria e
Palialtare
A faccia del medesimo sotto al litterino la tribuna sostenuta di sei colondette di stucchi dorati e pittura entro e fuori la quale ricopre e fa corona al luogo, dove si venera il vestiggio di Nostra Signora impresso nella pietra, allorché parve al Roggiero l’anno 1090 con suoj rabeschi e cristalli, ed altri ornamenti. Sopra la tribuna statuetta di palmi tre di Nostra Signora a cavallo.
SAGRESTIA:
Un canterano, d’un casciarizzo antico, dove sono riposte le cose sequenti:
una pianeta di drappo di Francia in oro, e fondo color bianco, con suoi galloni d’oro
una pianeta di drappo d’oro, fondo celeste, con galloni d’argento
una pianeta d’alastra (3) di seta, fondo incarnato, e fiorame bianca con galloni d’oro
una pianeta di fiammetta
una pianeta damasco rosso
una pianeta damasco bianco
una pianeta di seta color rosso, e fiori bianchi, ordinaria
una pianeta di seta nera
una cappella intiera (4): pianeta, tonicelle, cappa di terzianello pittata suco d’erbe, con gancio d’argento alla cappa
una cappa di drappo antico con gallone d’oro e gancio d’argento
una pianeta vecchia di seta, con frinza verde, e lista nel mezzo
un palialtare di damasco rosso
un altro di fiammetta
un’altro di seta violaceo
un altro bianco, con arme della Casa di Stefano e Palermo, e fiori all’angoli - antico
palialtare di cuoio venetiano stampati
un camice d’orletto, guarnizione grande, cingolo buono, amitto con bottoni d’argento
sette camici di tela ordinaria con suoi amitti usati, due cingoli, due tovaglie d’altare d’orletto nuove
tovaglie d’altare di tela nº. 32
una tovaglia di seta verde
un’altra di seta bianca
una tovaglia di seta grande torchina con friscio di fiori, e guarnizione
una cotta per chierico
otto tovaglie di mano
corporali nº. otto
purificatori nº. 30
tre missali: uno nuovo e due usati
incenziere e navetta di rame
lampiero di rame
ARGENTO:
un palialtare d’argento a rabeschi, intacciato sopra velluto cremesi e nel mezzo istoriato di rilievo il miracolo della liberazione de’ Saraceni fattoci da nostra Signora di circa otto rotoli d’argento con iscrizione del millesimo, cioè fatto nel 1748 dal fu Barone Don Giovanni Penna Procuratore, coll’arme ancora di sua famiglia;
carte di gloria d’argento sopra velluto dell’istessa
un calice d’argento con sua patena
un’altro con coppa d’argento, e pie di rame antico con sua patena
una pisside d’argento
chiave del tabernacolo d’argento
un reliquiario con reliquia della Madonna d’argento ornato di fiori a cannettiglio
una statua di nostra Signora di cartapista antica
due quadri antichi di tavola di S. Agata e S. Lucia
un Bambino
quattro coscini di damasco
ampolline di vetro, e cristallo
campanelle d’altare e per le messe nº. 3

CERA:
candele rotoli cinque
torcie di cera bianca nº sette, cioè due lunghe palmi 4½, e cinque, palmi due ed un quarto
nell’altare della Madonna dell’Angeli torcie appese nº quattro, mani di cera nº 3, bottoni d’argento un paro appesi
un blandone (5) di cera
un piede di cera

NEL CORO:
un crocifisso grande di cartapesta
un quadro piccolo di S.Antonino, e S. Paolo Primo Eremita
due quadretti ordinari di pittura
venti libri di meditazioni, e Lezioni Sagre, cioè, il Martirologio, l’opere di S. Maria d’Agrida, il Flos Sanctorum, Meditazione del Padre Spinola; il Rodriguez Diario Sagro, il Cristiano interiore, Meditazione sopra la vita di Cristo, Vita di S. Domenico, Corone della Beatissima Vergine, Vita di S. Ignazio, Vite dei santi PP. Antichi, discipline di corda, ampollette per orazione nº 2
campana grande antica al campanile ch’è il fario antico
campana mezzana di circa rotoli 60 fatta dal Barone D. Stanislao Penna.

DORMITORIJ
Nel dormitorio vecchio dove sono ancora tribunelle antiche.
un orologio vecchio
una campanella
un quadretto di S. Michele Arcangelo

Nel dormitorio nuovo fatto dall’Ill.re Barone D. Guglielmo Penna, dove vi sono otto camere, con suoi letti, ed utensili proprij di romitorio.
Diecisetti retratti de Sig.ri Procuratori, Benefattori, ed Eremiti difonti con odore di santità.
Un Crocifisso piccolo.
In ogni finestra di camera il suo portello con vetriata, ed ogni camera colla sua chiave, sedia, e boffettino.
Nove schiavine, e quattro lettère di tavole.

CUCINA:
una caldara di rame di circa mezza salma
una pentola di rame grande
una pentola di rame mezzana
un’altra di rame piccola vecchia col suo cappello
due padelle. Due ramette ed una scumalora. Una cazzalora di rame, un mortajo di bronzo con suo pistone.
Gradiglia di ferro nº.1
Tiglia di rame nº.1
Spiedi nº. 2, secchio di rame nº1
Soffialore di ferro n.1, mollette per fuoco n.1, grattalore nº.2

RIPOSTO:
Frumento salme 4:11 questuate
Fabbe salme -.7 questuate
Ceci salme -.2 questuate
Faggiola salme -.1.2 questuate
Cipollina salme -.-.2 dall’orto
Musto salme 3 questuate
Vino vecchio un carico; formaggio sette pezze somministrato dal Sig. Procuratore
Ricotta salata pezze 18 questuate
Orgio per le mule salme 2 somministrato dal Sig. Procuratore
Canape non spatulato quattro sarcine (6)
Provisione di salato magro. Bastarrà mediocremente.
Oglio cafiso1:1 (=rotolo, ndt)
Denari per compra di vino oz.4 somministrate dal Sig. Protettore
Due mule per questuare, e comprate olim dal Sig. Barone e Protettore, e Procuratore.
Nella stanza, che introduce alle camere, ed è prima dell’officine inferiori:
quadro antico di San Guglielmo
quadro antico di San Silvestro, e S. Ambrogio
quadro antico della Sagra famiglia
Nel Refettorio:
campanella d’ottone.
Crocifisso grande con diverse figure di carta
Quadro antico di pittura a sguazzo della morte di nostra Signora SS.ma
DISPENSA:
botti grandi, e piccole n.4;
serviette piccole nº. 36, tovaglia grande nº. una, sacchi di farina nº. 6, bisaccie nº. 5, tasche di tela nº.3, corte; badili di carico nº.2, giarra per olive nº. 1; bozze di vetro nº.2; zappe nº.2 una grande ed una piccola
zapponi nº.2; accette nº.2, runca nº.1, ronciglio nº.1, catena per canenº. 1, martello a testa nº.1, chianozzo nº.1, serra nº.1, ascia nº. 1, tenaglie nº. 1, statia piccola nº. 1.

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Die primo 9mbre 1770
I. Emmolo Bartolomeus Ruscica et Martinus Arrabito

A Sua Persona Ill.ma e Rev.ma
Sig. Preposito Dr. Ignazio Penna
Scicli
NOTE:
(1) Antonino Carioti, Notizie storiche della Città di Scicli, Edizione del testo, introduzione e annotazioni a cura di Michele Cataudella, Vol. II pag. 672
(2) (4) Terzanello è un drappo di seta leggero di scarsa qualità; cappa è un insieme di paramenti sacri. Cfr. per entrambe le voci Annalisa Raffa, Tesi di specializzazione in Storia dell’arte medievale e moderna, discussa anno 1998-1999 dal titolo “Le vesti liturgiche della Chiesa Madre di San Marco d’Alunzio”.
(3) Alástra o lástra, t. bot.Cytisus infestijs – questa pianta spinosa forma degli arboscelli carichi di fiori di un giallo aurato che rendono belle le nostre colline ed i monti ne’ mesi di aprile e di maggio; cfr. Mortillaro, Nuovo Dizionario Siciliano-Italiano di Vincenzo Mortillaro, Marchese di Villarena, seconda edizione corretta e accresciuta, Palermo, Stamperia di Pietro Pensante, 1853, Faculté des lettres – Bibliothèque, Université de Lausanne.
(5) Blandano, da blandón, sm hacha de cera de un pabilo (candela lunga per candelieri), Diccionario de la lengua española, RAE (Real Academia Española), Madrid. 1970
(6) Sarcina, sf. fascio di lino, che costa di cinquanta manipoli, svelto; cfr. Mortillaro, Nuovo Dizionario Siciliano-Italiano di Vincenzo Mortillaro Marchese di Villarena, seconda edizione corretta e accresciuta, Palermo, Stamperia di Pietro Pensante, 1853, Faculté des lettres – Bibliothèque, Université de Lausanne.
CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica
Antonino Carioti, Notizie storiche della Città di Scicli, Edizione del testo, introduzione e annotazioni a cura di Michele Cataudella, Ed. Comune di Scicli
Don Ignazio La China, “La Madonna delle Milizie: fra Tradizione e Storia” ed. a cura di “Archivum Historicum Siclense”, 2016
Annalisa Raffa,Tesi di specializzazione in Storia dell’arte medievale e Moderna, discussa anno 1998-1999 dal titolo “Le vesti liturgiche della Chiesa Madre di San Marco d’Alunzio”
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