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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato 10/12/2016 12:52 - Online: 836 - Visite: 41408029

 

26/10/2016 10:34

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Omicidio Turi Mazinga, arrestate quattro persone

Una questione di debiti

Omicidio Turi Mazinga, arrestate quattro persone Omicidio Turi Mazinga, arrestate quattro persone Omicidio Turi Mazinga, arrestate quattro persone Omicidio Turi Mazinga, arrestate quattro persone
 
 

Vittoria - Sono stati arrestati Giacomo Iannello, 50 anni, messinese ma residente a Vittoria, Carmelo Iannello, 74 anni, residente ad Altolia (Messina), Yvan Cacciolla, 19 anni, residente ad Altolia (Messina e Giuseppe Scionti, 28 anni, anche lui residente ad Altolia. Tutti ono accusati in concorso tra di loro dell'omicidio di Salvatore Nicosia, detto Turi Mazinga. Secondo la ricostruzione della polizia, si sono appostati nel cortile aspettando che l'uomo entrasse e hanno esploso due colpi di fucile da caccia a pallini calibro 12, freddandolo sul posto. Il reato è aggravato dall’aver agito con premeditazione.
Il Gip del Tribunale di Ragusa, dott. Giovanni Giampiccolo, ha convalidato i fermi e applicato la custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati.


Come si ricorderà, la mattina del 12 settembre alle  10.15  la polizia ha trovato all'interno dell'officina Turi Mazinga morto a colpi di fucile.



Considerato quanto raccolto dai testimoni (anche familiari della vittima), le indagini permettevano di escludere che si trattasse di un delitto di mafia.
I dati acquisiti permettevano già entro 12 ore dall’omicidio di appurare che il numero degli esecutori dell’efferato delitto fosse di almeno due persone.

Durante le  indagini, anche grazie a pregresse attività investigative, sia su Giacomo Iannello  che sulla vittima, gli investigatori acquisivano informazioni sulla famiglia. Dai primi riscontri sulla famiglia Iannello, appariva chiaro che la moglie di Giacomo mentisse sulla loro interruzione, da mesi, del rapporto di matrimonio. Al riguardo è stato sufficiente l’esame dei tabulati telefonici della famiglia e l’acquisizione dei video di alcuni impianti (anche di quello di casa Iannello) per apprendere che i familiari stessero coprendo gli autori del reato.


A riscontro di quanto sospettato venivano analizzati gli spostamenti delle macchine in uso a Giacomo Iannello  ed al padre, dati che permettevano di appurare che entrambi frequentassero Vittoria assiduamente e che proprio la notte prima dell’omicidio erano arrivati con due macchine a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro, così come nei giorni immediatamente prima il fatto reato.

Considerati i sospetti sulla famiglia Iannello, gli uomini della Polizia di Stato a distanza di poche ore dall’omicidio, presso la casa di campagna di loro proprietà, poco distante dal luogo dove nel frattempo era stato rinvenuto il furgone della vittima utilizzato dai killer per fuggire dopo l’omicidio.
Da una prima ispezione, proprio vicino ad una delle macchine in uso ai due Iannello, veniva rinvenuto un biglietto di proprietà della vittima, dove il defunto aveva appuntato, pochi giorni prima di essere ucciso, una lista di ricambi auto di una cliente.
Dopo una continua elaborazione dei tabulati telefonici si riscontravano alcune anomalie, arrivando anche ad un soggetto domiciliato ad Altolia di nome Yvan Cacciolla, di anni 19.


Giacomo Iannello, dalle notizie apprese dagli investigatori, aveva lasciato Vittoria un anno addietro per motivi ancora da chiarire, probabilmente per debiti maturati anche con la vittima. Giacomo era andato a vivere a casa del padre  Carmelo Iannello originario di Altolia dove si occupava di coltivare dei terreni.
Considerato che il rapporto tra il giovanissimo Cacciola e Giacomo insospettiva gli inquirenti, veniva disposta una perquisizione a casa sua e dei due Iannello.
Lo stesso Yvan ammetteva di essere arrivato con i due Iannello la notte prima dell’omicidio a Vittoria e di essere andato via subito dopo l’evento delittuoso di cui lui aveva saputo solo dalle notizie web. Dopo aver completato la perquisizione, Cacciola veniva accompagnato in Questura a Ragusa dove veniva prelevato il suo DNA e veniva fotosegnalato. Da quel momento Cacciola veniva ascoltato come persona informata sui fatti proprio perché era stato a Vittoria insieme ai due Iannello il giorno dell’omicidio.


Al termine dell’escussione del giovane, il Pubblico Ministero emetteva un provvedimento di Fermo come indiziato di delitto a carico di Iannello padre e figlio che nel frattempo, onde evitare la fuga, erano stati condotti presso la Questura di Ragusa. Dalle intercettazioni è stato identificato  anche Giuseppe Scionti, soggetto che insieme a Cacciola, il giorno stesso dell’omicidio si era allontanato da Altolia per poi fare rientro nel paese di residenza dopo qualche giorno.


A questo punto, a distanza di una settimana esatta dal fermo dei due Iannello, si decideva di intervenire nuovamente presso Altolia a casa di Scionti e Cacciola. Nelle more dei controlli effettuati insieme alla Squadra Mobile di Messina, Cacciola ammetteva di non aver detto tutta la verità e forniva una nuova versione che vedeva il coinvolgimento di  Giuseppe Scionti, quale autore, insieme ai due Iannello dell’omicidio di “Turi Mazinga”.


I racconti dei due giovani erano contraddittori nei punti più salienti. L’esame incrociato dei due ragazzi e le contestazioni fatte mediante la visione di immagini del sistema di video sorveglianza e dei tabulati telefonici, permettevano di acquisire ulteriori elementi a loro carico.
Considerati gli indizi di reato a carico dei due, il Pubblico Ministero decideva di interrogare senza ritardo gli indagati ed alla presenza dei difensori, gli stessi ammettevano di aver preso parte al commando.
Entrambi hanno dichiarato di aver preso parte in modo minore all’azione omicidiaria fornendo elementi a carico dei due Iannello di piena responsabilità, descrivendo in ogni dettaglio l’evento  ma andando in contrasto tra loro rispetto alle dichiarazioni rese.
I due giovani però, non hanno voluto ammettere fino in fondo quanto a loro contestato ma  la Polizia di Stato ha comunque acquisito a loro carico elementi inequivocabili.


Il delitto era stato pianificato in ogni dettaglio. Attualmente, sono in carcere in attesa di processo.
Le armi, nonostante la parziale collaborazione dei due giovani messinesi, non sono state ancora trovate ma sono in corso le ricerche.

 

Irene Savasta

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