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Lunedì 05 Dicembre 2016 - Aggiornato 05/12/2016 17:24 - Online: 648 - Visite: 41200528

 

31/10/2016 10:10

Notizia letta: 1760 volte

La fine del sogno proletario

Cui prodest?

La fine del sogno proletario
 
 

Madrid - Ieri, 29 ottobre 2016, si è consumato l’ultimo strappo, il definitivo, al Socialismo spagnolo.
In un pomeriggio di fine estate, in un Parlamento gremito all’interno e assediato all’esterno da centinaia di migliaia di militanti infuriati, una parte del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) ha appoggiato la destra più corrotta e più franchista della Storia di Spagna (PP), alla faccia della Guerra Civile e dei suoi morti sepolti ancora ai bordi delle strade.
È stato un atto di una gravità estrema che ha dado vita alla “pasokizzazione” del partito. Uno smembramento, cioè, che inesorabilmente porterà alla sua dissoluzione e al consolidamento di “Podemos”, il partito populista nato dagli assembramenti della Porta del Sol.


L’Europa della Finanza, delle Lobby e degli Affari, degnamente rappresentata dal leader del Partito Popolare Mariano Rajoy, dal suo diretto complice pseudo socialista Felipe Gonzalez (ex presidente del Governo durante la Transizione Democratica e, secondo alcune fonti, uomo della CIA) e da un re inutile, assolutamente impreparato per questo ruolo delicato istituzionale, hanno vinto.
È, però, una vittoria di Pirro.
Una vittoria che porterà la Spagna verso un’altra guerra civile, sulla strada della Grecia, sempre più schiava delle politiche di Bruxelles che la vogliono prona, debole e fallita.
Inutilmente all’interno del Partito socialista è stato aperto un dibattito previo per impedire quest’autentico disastro.
L’area più corrotta e mafiosa, legata proprio al González, ha prevalso sulle ragioni degli idealisti, dei nostalgici, dell’onore, della coerenza nel rispetto del mandato dei cittadini, dimissionando di peso il suo Presidente Pedro Sánchez che, poi, ha preferito dimettersi da parlamentare.


Madrid, assediata dai militanti, vigilata costantemente da un elicottero e da uno spiegamento imponente di forze di polizia, disposto proprio da Rajoy, ferita e attonita, ascoltava le ultime e coraggiose parole di Rufián, uno dei più intelligenti giovani retori della Sinistra Catalana, pronunciate dall’alta tribuna del Parlamento. Parole durissime dirette soprattutto ai compagni socialisti che hanno reso nei fatti possibile, astenendosi, la costituzione del partito unico.
Mi chiedo, allora, che cosa potrà succedere in Italia fra qualche mese, quando un tentativo analogo, ventilato dal Primo Ministro Matteo Renzi, il cosiddetto Partito della Nazione, sarà offerto come l’ultima panacea agli Italiani.
Anche in Italia la pasokizzazione del Partito Democratico è sotto gli occhi di tutti, mentre una destra acefala sempre più debole balbetta appena.


Stessa regia d’ispirazione europea, stessi risultati, stesse menzogne per un annichilimento delle democrazie occidentali progressivo e programmato.
A questo punto la domanda inevitabile che da ieri mi pongo è: cui prodest?
 

 

Un Uomo Libero.

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