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Venerdì 09 Dicembre 2016 - Aggiornato 09/12/2016 00:07 - Online: 475 - Visite: 41346474

 

08/11/2016 20:08

Notizia letta: 1242 volte

Sono un fantasma nella mia stessa casa

L’artista performer indonesiana Melati Suryodarmo

Sono un fantasma nella mia stessa casa Sono un fantasma nella mia stessa casa
 
 

Roma - Fino al 21 Novembre 2016, presso la Galleria il Ponte Contemporanea, a Roma, è possibile visitare la prima mostra personale dell’artista performer indonesiana Melati Suryodarmo oggi residente in Germania.
La mostra si compone di fotografie appartenenti alla serie Acts of Indecency attraverso le quali l’artista conferma il suo interesse per i nudi femminili occidentali di Egon Schiele e per l’indagine psicologica che questi emanano.
L’intento estetico di Melati è quello di sfiorare il grottesco unendo lirica a realismo, irrompendo arditamente sulla visione consueta che trasmette oggi la società contemporanea del corpo femminile, acquisendo nuova estetica e una nuova etica.
Nell’ambito della stessa esposizione è possibile ammirare anche il video della performance I’m a ghost in my own house – sono un fantasma nella mia stessa casa - girato al Lawangwangi Creative Space, a Bandung in Indonesia nel 2012.
Il video ripercorre i gesti ripetuti dell’artista mentre frantuma e sgretola dei pezzi di carbone con un grosso cilindro di metallo per dodici ore consecutive.
La reiterazione del gesto che assorbe l’eco di esperienze pregresse del mondo dell’arte filmata, come ad esempio “The Kiss” di Andy Warhol, restituisce anziché stasi e rigidità, la determinazione e il rigore dalla lenta e ossessiva inquadratura che scava con insistenza nella materia e compone il verbo della ribellione, della speranza appassionata e perpetrata: la goccia invasiva, corrosiva e perpetua del dissenso.
La stanza rappresentata dove si svolge la performance è piena di antracite e il pavimento ne è interamente ricoperto. Il combustibile inquadrato fossile si trasforma così in grani e poi in polvere e questo cambiamento di stato quasi aereo e impalpabile del carbone evoca concetti di liberazione e rinascita.
Attraverso questo lavoro, Suryodarmo sembra riecheggiare, il Dasein, l’esser-ci, nozione sviluppata da Heidegger nell’ “Essere e tempo” (1927), stato d’animo che si concretizza con la realizzazione della propria mortalità che rende finiti e che parimenti ci consegna all’eternità. La chiave del lavoro di Melati Suryodarmo è dunque quella della morte psicologica e della conseguente rinascita.
Fino al 21 Novembre a Roma, giocate anche voi con i fantasmi!

Francesca Pellegrino

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