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Sabato 03 Dicembre 2016 - Aggiornato 03/12/2016 15:07 - Online: 598 - Visite: 41140087

 

18/11/2016 15:50

Notizia letta: 2857 volte

Vito Salerno, il ragazzo del legno

Ha solo 24 anni

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Chiaramonte Gulfi - Lui è un giovane di appena 24 anni ma il suo è un mestiere antico che, purtroppo, sta scomparendo. Scacchiere, orologi, tavoli: sono questi gli oggetti esclusivi che Vito Salerno, giovanissimo artigiano di Chiaramonte, produce nel proprio garage, adibito a laboratorio. Ma com’è nata la passione per il legno? Che tipo di oggetti realizza? E soprattutto, quali prospettive per il futuro in un mondo in cui si compra sempre più spesso da Ikea?


Quando hai iniziato a svolgere questa attività?
“Ho iniziato lavorando con mio padre. E’ lui che mi ha trasmesso l’amore per questo mestiere che, purtroppo, sta morendo”.


Qual è stato il primo oggetto che hai costruito?
“Una balestra perfettamente funzionante. Poi sono passato alle scacchiere, poi agli orologi e infine ai tavoli”.


Che tipo di legno utilizzi?
“Utilizzo il wengè, un legno scuro, tropicale, proveniente dall’Africa equatoriale. Il Teak, l’acero europeo, il doussiè, un legno rosso, il mogano, il faggio e il rovere”.


Quali sono le caratteristiche principali di questi legni?
“Ci sono legni duri come il wengè o il doussiè e il faggio, ma anche molto morbidi come l’acero europeo”.


Dove lavori attualmente?
“Nel mio garage ho allestito un piccolo laboratorio con i miei attrezzi”.


Dove si possono ammirare le tue opere?
“Per il momento alle fiere. Ho partecipato alla mia prima fiera poco tempo fa e ho in animo di andare alla fiera dell’artigianato che si svolge ogni anno a Firenze. Da parte del pubblico c’è stato un riscontro positivo”.


Quanto tempo impieghi a realizzare questi lavori?

“Dipende. Per una scacchiera o un orologio due o tre giorni, mentre per un tavolino anche un mese. Potenzialmente, posso realizzare qualsiasi oggetto se mi viene richiesto. Tutto tranne le sculture. Quello è un altro mestiere”.


Quali prospettive hai per il futuro?

“Mi piacerebbe che questa diventasse per me una vera professione. Mi rendo conto che il periodo storico è molto complicato, ma se le cose andassero bene, vorrei trasformare questo hobby nel mestiere della mia vita”.


 

Irene Savasta

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