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In libreria, La notte tu mi fai impazzire

Modica - Sappiamo che è in teatro con “Il Dolore pazzo dell’amore”. Due tappe in provincia di Ragusa: Modica e Comiso. E in libreria con “La notte tu mi fai impazzire”. Giusto il titolo di una bellissima canzone del comisano Salvatore Adamo.

Non posso che trascinare nel lavoro ciò che sono. E si è sempre ciò che si abita. Le mie radici terrene sono negli Erei, quelle aeree –pur frastornate come sono dalla condizione propria di chi migra, dunque nutrite dalla lontananza – sono negli Iblei, ed è puro balsamo per me.

Come mai un libro su un pittore sensuale qual è Agostino Buonamici detto il Tassi noto più per il cattivo esempio che il buon uso del pennello?

Semplice. Mi era stato commissionato da Skira, la più importante casa editrice di cataloghi d’arte, un lavoro su Artemisia Gentileschi, ho subito accettato il lavoro ma studiandone le fonti, la documentazione e l’immensa bibliografia ho ricavato un grande perché. Perché invece che lei, di cui si sa tutto, e su cui giustamente si celebra la grandezza, non raccontare l’uomo che la violò?  Tassi, infatti, resta nella storia come lo stupratore di Artemisia…

A vossia ci piace provocare. Ora, un indizio è solo un indizio, ma il libro è in libreria dal 24 Novembre. E giusto il 25 Novembre è stata la giornata contro la violenza sulle donne.

Parola d’onore che non sapevo di questa data e credo che neppure l’editore – il cui direttore è Eileen Romano, una signora di magnifica qualità intellettuale – avesse l’idea di questa coincidenza. E poi il libro è per amatori, non è accompagnato da chissà quale battage. Chi va in libreria lo deve quasi commissionare. E’ collocato nella sezione dei libri d’arte, non certo nella vetrina dello smercio facile. Nessun marketing.

A vossia la parola merricana non ci piacerà, ma c’è proprio aria di marketìng. Dal 30 Novembre a Palazzo Braschi, a Roma, è possibile ammirare le opere di Artemisia Gentileschi.

Certo ma, ripeto, il libro appartiene alla pur chic categoria della sordina, non della fanfara. Chi va in visita alla mostra non ha – uso parola ‘merricana – il link taggato.


Lupanari, gatte e sorci. Budelli di carne e pelo. Bottoniere e fibbie. Il rosso caldo e viscido e il bianco di ricotta e sugna. Altro che orecchini di perla. Mentre la protestante Olanda produce il fiammingo Veermer,  la Roma dei Papi produce  la sordida lordura del Tassi.

E vale sempre il teorema di Orson Welles: assassini, guerre, terrore e massacri ma in cambio ci sono stati Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. “In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù”.

Il libro parla del fottere e di come si viene fottuti. Non c’è amore e non c’è romanticismo. Altro che lirismo, altro che barocco. Esiste solo il potere. Con il suo dettato. Nella Roma di ombre e segreti. Mentre la Roma di oggi è serva sotto la Raggi (del sole)?

La Roma di oggi è solo una pallida emanazione di ciò che fu. E’ significativo che un gioiello d’arte qual è il Teatro Valle – ricordiamo, dove Luigi Pirandello mise in scena Sei Personaggi in cerca d’autore  –venga vandalizzato dall’indifferenza e dall’immobilismo delle Istituzioni della Repubblica. Se non fai della capitale il centro della produzione artistica e culturale, cosa ne fai, l’aborto della retorica di onestà-tà-tà? Naturalmente non è colpa della Raggi – la ferita è antica – però è da pazzi che giorno dopo giorno cada un pezzo di quel teatro, simbolo di una grandezza che darebbe economia e commercio più di ogni altra cosa. Non ci sono ombre e segreti a Roma, ci sono solo dilettanti. E ignoranti.

Cosa è peggio per questa Roma. L’assenza di un Papa o l’assenza di un furiere come Quorli?

Di peggio c’è l’assenza. Punto. E però bisogna spiegare chi sia Cosimo Quorli. E’ il padrone di tutti i traffici, gli appalti, i destini e perfino i letti della Roma dei Papi. Uno al cui confronto “Mafia Capitale” è solo una barzelletta. Ma rimandiamo i dettagli alla lettura del libro, giusto?

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Questo libro è destinato più alle donne che agli uomini.

C’è in questo personaggio, Agostino Tassi detto lo Smargiasso, l’istinto irsuto del cinghiale che fa di ogni amplesso un devastante assalto porcino. Il libro non ha una destinazione specifica, diciamo così, di genere. E’, giusto per rendere omaggio a Franco Battiato, quel “sentimento nuevo” da sempre presente nella vena viva dei maschi e delle femmine.

 

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