Attualità L'intervista 14/12/2016 11:26 Notizia letta: 926 volte

Giorgio Zuffanti: l'archistar catanese di cui parla la Grande Mela

Passione e lavoro
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Con chi ti piacerebbe collaborare e perché?
"Mi piacerebbe la collaborazione con aziende dalla chiara identita’ ed una visione lungimirante nel settore del design e dell'architettura.  Nel mio percorso personale ho guardato all’estro creativo del designer britannico Tom Dixon ed alle architetture di Kengo Kuma (architetto giapponese); l'ho conosciuto personalmente e ritengo sia l' espressione di una generazione di architetti che si adoperano per una rivalorizzazione delle città, in chiave contemporanea.


Tra le novità, la nomina a Rappresentante della Sezione Architettura e Design per i Giovani professionisti della Camera di Commercio di Brooklyn, un riconoscimento che dedica alla sua famiglia ed alla sua terra, "nonostante tutto".


"La Sicilia é una terra unica, riconosciuta nel mondo per cultura, arte e gastronomia, mi ha dato i natali e ha forgiato la mia persona. Mi rammarica però assistere all'impassibilità dei siciliani, incapaci di raccogliere nuove sfide e inaugurare nuove stagioni."


A che punto sei del tuo percorso artistico?

"Sento fortemente la necessità di esplorare il mondo e mettermi ogni volta alla prova in modo diverso: è importante trovare il modo di tradurre le mie idee in un linguaggio artistico, al confine tra architettura e design.


I tuoi progetti risentono della tua italianità?


"Certamente. Ogni mio lavoro mescola tradizione a innovazione. Penso a 30 Locust Avenue e 387 Hueguenot, i buildings residenziali che ho progettato, segnati da giochi di volumi secondo la tecnica delle costruzioni modulari in legno, installate direttamente in cantiere. Ho puntato su materiali a basso impatto ambientale per gli arredi su misura, sia esterni che interni".

La passione per l'arte spazia fino alle installazioni artistiche: nell'edificio di New Rochelle, a poca distanza da Ny, Giorgio ha pensato ad un ambiente multiuso: “Grandi spazi  adibiti ad uso commerciale ed un'importante galleria d'arte, luogo di incontro e di cultura”. 


Ormai sei un italo americano.


Ride. "Mi sembra incredibile essere qui a New York, una città unconventional. Ê "una nessuna e centomila" per dirla con Pirandello. Sento forte l'essere la sicilianitá, ma mi sento sospeso tra il quieto vivere e l'irrefrenabile sensazione di sfidare la sorte per avventurarmi in sempre nuovi ed ambiziosi progetti".

 
 

Gabriele Giannone
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