Attualità Ragusa 16/12/2016 15:03 Notizia letta: 239 volte

Raccontami l'ultima favola. Presentato il libro di Alessia Franco

Nella sala convegni del Palazzo della Provincia
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Ragusa - E’ stato presentato nella sala convegni del Palazzo della Provincia il libro di Alessia Franco ‘Raccontami l’ultima favola’ (Mohicani edizioni) sul Capo della Squadra Mobile di Palermo Giorgio Boris Giuliano, ucciso dalla mafia il 19 luglio 1979. Il libro della giornalista Alessia Franco (con una lettera aperta di Selima Giuliano al papà ucciso e con una prefazione della criminologa Lucia Risicato) rende giustizia all’eroe della porta accanto: non soltanto il brillante e rigoroso investigatore antimafia, ma anche il buon padre di famiglia, la persona gioviale, l’amico dei giornalisti d’assalto, il paladino dei poveri e degli indifesi.

Nel suo libro Alessia Franco privilegia la versione umana di Giorgio Boris Giuliano, lo indaga nella sua azione quotidiana e nei suoi affetti più cari: quello della moglie e dei suoi tre figli. Un libro di facile lettura e che si legge tutto d’un fiato che ci rivela un Boris Giuliano inedito e che solo la recente fiction televisiva lo ha portato alla ribalta e a farlo conoscere alla stragrande maggioranza dei siciliani. Ne viene fuori il volto inedito del Capo della Squadra Mobile di Palermo dove la dimensione sociale si fonde con quella più intima del padre innamorato della vita, restituendoci l’immagine di un commissario cantastorie. A parlare del libro, oltre all’autrice Alessia Franco che ha ‘scavato’ nei ricordi di Selima Giuliano, anche Teresa Di Fresco, vicepresidente dell’Ordine dei Gionalisti di Sicilia che ha abitato a Palermo nella casa dove viveva Boris Giuliano e la sua famiglia e che ha avuto modo di apprezzare il ‘vicino di casa umile e rassicurante, l’investigatore umano e scrupoloso’.

Al dibattito è intervenuto anche il questore di Ragusa Giuseppe Gammino che ha esaltato la figura di Boris Giuliano, ‘poliziotto d’altri tempi’, la cui morte è passata in silenzio anche per la grande riservatezza della sua famiglia che ha scelto di vivere il dolore al proprio interno senza cercare il protagonismo a tutti i costi.
 

Redazione