Attualità Modica 02/01/2017 12:02 Notizia letta: 162 volte

Casa Don Puglisi, un messaggio di fratellanza

A Natale tante famiglie hanno invitato chi resta solo
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Modica - A Natale tante famiglie hanno invitato chi resta solo. Un gesto silenzioso, bello, di grande intensità umana, cristiane ed educativa, reso possibile da aperture del cuore e da cammini nelle parrocchie che hanno accolto l’invito della diocesi, che ha fatto eco a quello di papa Francesco: «Chi riceve il corpo di Cristo non può non aprirsi al fratello!».

Questo è il centro dell’amore coniugale e della famiglia come di ogni esistenza umana oltre che cristiana. Rinnoviamo allora l’invito a moltiplicare gesti semplici, che certo necessitano di preparare la relazione ma, quando sono compiuti, riempiono di gioia e di forza la vita, soprattutto delle nuove generazione che oggi più che mai hanno bisogno di consegne alte per attraversare tempi liquidi.

Visitando tanta gente il presepe della Casa don Puglisi è stato bello il dialogo che si avviato attorno al Bambino posto tra le case preparate dalle scuole e dalla famiglie; continuato poi nel salone con la fiaba (e la ricchezza di simboli maturati in questi mesi con i bambini) e quindi nella sala da pranzo dove tutto parla di cura familiare allargata a tanti; concluso nella cappella cogliendo (nella centralità della mangiatoia con il Bambino, ritrovata dopo l’evocazione simbolica della “maidda”) il grande mistero di un Dio che fa Pane spezzato.

Guardando con stupore l’istallazione delle case sospese al cielo e sostando nella cappella “cielo che sorregge la terra” (come fa pensare la coincidenza del soffitto con il pavimento della sala da pranzo), diventa spontaneo ricordarsi che il senso profondo della vita è la sua polifonia, la capacità di essere tutti in una sintonia che rispetti l’unicità senza però scadere nell’individualismo e senza cedere a schemi mentali giudicanti, lamentosi, distruttivi. Trovando in Cristo, ogni giorno ritrovato nella preghiera del vespro e la meditazione del Vangelo aperti a tutti, il cantus firmus che sostiene e raccorda.

L’augurio, allora, per il nuovo anno è che ci sia più dialogo nelle famiglie e nelle città sulle cose vere e che si ritrovi nelle nostre case la presenza discreta di Dio, sostando nella preghiera (che è molto cara anche ai fratelli musulmani) e accogliendo il povero, visitando l’anziano e l’ammalato, accorgendosi del compagno di classe o di lavoro. Sarà bello anche che il 1° gennaio si vivrà un momento di comunione con alcuni giovani di Paganica (L’Aquila), continuando la fraternità avviata dopo il terremoto e che ora si estende alle altre popolazioni dell’’Italia centrale.

Con loro si pregheranno i vespri di domenica 1° gennaio alle ore 20 nella chiesa di San Pietro. A Crisci ranni il 3 gennaio gli operatori dei cantieri educativi (sono ben sette cantieri nel territorio della diocesi) si incontreranno per ripensare meglio come rendere il doposcuola un momento gioioso, mentre inizieranno in questo mese di gennaio percorsi sperimentali contro l’insuccesso scolastico nell’alleanza tra scuola, parrocchie e famiglie. Attenzioni e cure che fanno della città una grande famiglia e dell’affetto il cuore di una politica come capacità di bene comune iniziando dalla vita di ogni giorno.

Redazione
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