Lettere in redazione Ragusa 04/01/2017 11:19 Notizia letta: 1176 volte

Il ritorno della Provincia di Ragusa

Ci scrive il capo di gabinetto Gianni Molè
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Ragusa - I 90 anni dall’istituzione della Provincia di Ragusa arrivano un mese dopo la consultazione referendaria che ha mantenuto nella nostra Costituzione la Provincia come ente intermedio. E’ un dato inequivocabile cui il legislatore regionale non può sottrarsi nella fase di transizione verso il Libero Consorzio Comunale.

La conferma della tutela costituzionale per le Province rafforza la consapevolezza del ruolo insopprimibile dell’ente intermedio. Un Ente nel nostro caso che, seppure commissariato da 5 anni e a rischio default per i forti tagli ai trasferimenti pubblici, ha esercitato le stesse funzioni di prima e mantenuto le stesse competenze cercando di non snaturare la propria mission. Il ‘compleanno’ della Provincia, al di là delle sue competenze amministrative, ha il dono di dare la sveglia a tutti in un momento di incertezza legislativa e di imporre una riflessione sul ruolo di quest’Istituzione.

E’ bene ricordare che l’articolo 2 dello Statuto siciliano recita che ‘la Provincia sovrintende all’ordinato sviluppo economico, sociale e culturale della comunità e promuove la più ampia partecipazione dei Comuni e delle formazioni sociali al processo di sviluppo democratico”. Proprio dallo spirito ispiratore di questo articolo bisognerà ripartire per definire, una volta per tutte, competenze e funzioni della Provincia o Libero Consorzio Comunale che dir si voglia.

Perché, per dirla con Guccini, è giunto ‘il momento di negare tutto ciò che è falsità’, ovvero di ‘una Provincia morta’, perché la Provincia ci appartiene come identità e valori e costituisce, per ciascuno di noi, motivo di orgoglio, oltre a perpetuare una civiltà che continua a fornire emozioni per la sua esplosione formale e virtuosistica e la sua vivacità e laboriosità imprenditoriale. Tutto questo sembra suggerirci che c’è un modo colpevole di abitare il passato: ignorarlo. Come c’è un modo colpevole di abitare il presente: non considerarlo, a breve, passato. Per non far questo occorre offrire alla comunità uno spaccato inequivocabile di ciò che siamo attraverso ciò che a loro consegneremo: cultura, storia e sviluppo sostenibile. È un impegno civile, etico e sociale che non va accantonato.

Gianni Molè
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