Attualità Modica 05/01/2017 15:42 Notizia letta: 157 volte

La donna. Giuseppe Leone alla galleria Lo Magno

Fino al 14 gennaio
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Modica - Tu dici Peppino Leone e pensi naturalmente a muri a secco, carrubi, chiese barocche, feste mobili, vecchietti ingramagliati, bambini che giocano, etc: pensi alla Sicilia (di Verga Pirandello Vittorini…). Infatti da più di mezzo secolo Leone neorealisticamente indaga, sviscera, fotografa e (ci) fa conoscere come ultime enclavi la nostra provincia con la Sicilia intera.

Antropologo coinvolto e attento (partecipe del barthesiano “studium”, il gusto per qualcuno o qualcosa), ha continuato il lavoro di Guastella e di Uccello, facendo in tempo a rendere perenni coi suoi negativi paesaggi, pietre, monumenti, mestieri, mimiche, festeggiamenti che altrimenti – in tempi di omologazione e dimenticanze – correvano (e correrebbero) il rischio di scomparire.

Le feste rappresentate da Leone si svolgono dentro un contesto urbano: quello delle cittadine siciliane, in cui architetture mascheroni processioni e festeggiamenti fanno parte organicamente della stessa cultura: come potremmo figurarci l’esplosiva, mediterranea, primaverile vitalità del Gioia fra le nebbie brianzole?
Quindi negli scatti con cui Leone immortala le nostre rutilanti feste ammiriamo anche i sagrati, le chiese, le cupole, i palazzi, i mascheroni, di Ragusa, Noto, Scicli, Modica, Catania, Palazzolo, Comiso, etc…
La Sicilia di Leone fa ormai parte dell’immaginario contemporaneo.

 IL FOTOGRAFO CHE AMA(VA) LE DONNE
Ma nello sterminato archivio fotografico di Leone ha un posto fondamentale “la donna, la Donna, la DONNA” (per citare lo Sciascia che scriveva di Brancati).
Era quindi necessaria la mostra di Leone “Donne”, ospitata fino al 14 gennaio presso la Galleria Lo Magno (v. Risorgimento, 91, Modica) e curata da Giuseppe Lo Magno con Viviana Haddad; l’antologica propone un’ampia collezione di foto (1968-2015) “dedicate alla figura muliebre, all’erotismo, alla sensualità femminile”. I testi del catalogo sono stati curati da Leone e da Caterina Magliulo.

Ora, “la figura muliebre” è la più rappresentata dall’arte di tutti i tempi: dalla callipigia Venere di Willendorf (l’avete vista in “The young Pope”) a quella di Milo, dalla Venere di Botticelli a quelle di Tiziano Velazquez Cabanel e Bouguerau (per limitarci alle Veneri), dall’Odalisca di Ingres all’Olympia di Manet, dalla Salomè di Klimt alle donne di Schiele Matisse Modigliani etc… gli artisti si sono sempre confrontati con la femminilità, “vestida o desnuda”; così come anche i fotografi hanno sempre esaltato la donna. Quindi ci chiediamo: come può un fotografo di questi decenni evitare la riproposizione di clichés già stravisti? E’ riuscito Leone a rappresentare la sua visione originale della Donna?
La risposta è SI!

E ve lo dimostreremo. Partendo da ciò che la Donna di Leone NON è: non è la donna “pittorica” e piccante di Eugene Durieu.  Non è quella “per frammenti” di Bill Brandt (lo Sciascia di “A ciascuno il suo” scrive riguardo alla rigogliosa vedova Rooscio: “il suo corpo nudo, e certe parti del suo corpo, scorrevano e si dilatavano in prospettive simili a quelle che il fotografo Brandt sa ossessivamente svolgere”). Non è quella stilizzata e preziosa di Cecil Beaton. Non è la musa (algidamente) inquietante di Helmut Newton. Non è la ninfetta di Hamilton. Non è la donna in disfacimento di Jan Saudek. Non è quella glamour di Annie Leibovitz. Non è la palestrata e superba Lisa Lyon di Mattlethorpe. Non è la donna provocatoria di Bettina Rheims. Non è nemmeno quella surreale e technicolor di David Lachapelle.

La donna di Leone è La Donna.
La Donna vera, la cui bellezza è cercata “nel suo vivere quotidiano; nell’incedere travolgente e nel vortice sottile dell’erotismo” (Leone), cogliendone “la sensuale gestualità, le movenze che sprigionano la delicata passionalità (…): dalla vestizione della sposa agli scatti rubati, dalle lucciole, adescatrici o gioconde, alle dormienti, colte nei silenzi delle stanze o alla donna colta in una voluttuosa danza” (Leone). La Donna vera, struccata, matura, consapevole, desiderata pure nelle sue imperfezioni fisiche, non levigata. La Donna colta nell’eccezionalità della normalità, nel “fascino del quotidiano” (così Scianna su Merisio) . Fotografata con gli occhi e col cuore.
Accarezzata con dolcezza e desiderio.

“In Giuseppe Leone – scrive la Magliulo -  non esiste quella rapacità tutta mascolina nella cattura di immagini di nudo femminile propria di tanti suoi colleghi. Il suo sguardo è, invece, gentile e preveggente nel cogliere l’attimo appena precedente (…). Dietro la macchina fotografica colleziona attimi fulminei, intuendo che sta per accadere qualcosa di piccolo e grande al tempo stesso. La magia di Leone sta proprio qui, fotografare qualcosa che nessuno riesce a scorgere (…) Ecco l’attimo in cui un colpo di vento alza la gonna di una ragazza che esprime tutta la sua gioventù, aggrappata com’è, in modo ancora infantile, alla schiena del suo ragazzo, quel momento meraviglioso fuggevole e spontaneo di gioia de¬stinata a scomparire.
 

IL FOTOGRAFO CHE RIVELA LA DONNA
Sciascia a proposito di Leone citava il libro fotografico “Images à la sauvette” (letteralmente “immagini di sfuggita”, nell’edizione inglese “The decisive moment”) di Henri Cartier-Bresson: in effetti Leone si è formato alla scuola di HCB, Weston, Brassai, Capa, Seymour, Doisneau, Lange, Larraìn, Eugene Smith, Erwitt, Roiter, Enzo Sellerio, Berengo Gardin, cioè quei maestri della fotografia per i quali ogni scatto deve essere realistico e allo stesso emblematico, concreto e simbolico. Infatti i fotografi lavorano per sineddoche, delimitano una porzione circoscritta di tempo e di spazio che però deve andare oltre, raccontare, significare: “di fatto ogni fotografia è un mezzo per verificare, confermare e costruire una visione totale della realtà”, ci insegna John Berger.
E Susan Sontag precisa: “il pittore costruisce, il fotografo rivela”.
Ecco, Giuseppe Leone ha costruito la visione totale della Donna, rivelandoci la Donna e – si spera - noi stessi.

La mostra può essere visitata fino al 14 Gennaio, da martedì a sabato, 10.00 - 13.00 e 16.00 - 20.00.  
 

Redazione
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