Attualità Palermo 08/01/2017 16:12 Notizia letta: 1139 volte

Ars: 18 milioni per gli ex deputati, i loro vitalizi e pure per gli eredi

Tanto per non farci mancare nulla
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Modica - La moglie di Nino Avola percepisce da 24 anni la pensione di reversibilità del marito defunto nel settembre del 1993.

Ammontano a 18 milioni di euro le spese del bilancio Ars per le pensioni dei deputati. Quota fissa, non si sfugge. Ma manco a parlarne di ridurre il vitalizio, giammai. Circa 18 milioni se ne sono andati via per pagare i vitalizi agli ex deputati e addirittura le pensioni di reversibilità a parenti di onorevoli scomparsi. Stiamo parlando di un sistema che definire marcio e malato è un complimento perchè favorisce addirittura gli eredi di esponenti politici, praticamente degli illustri sconosciuti. L'inchiesta è di Emanuele Lauria, su Repubblica Palermo. 

Quest'anno, poi,  ricorre il settantesimo anniversario della prima seduta dell’Ars: a nove parenti di deputati presenti quel giorno l’amministrazione di Palazzo dei Normanni paga ancora una pensione.

Circa tremila euro al mese va alla figlia di Ignazio Adamo, marsalese eletto all’Ars sino al 1955. Anna Maria Cacciola è invece la discendente di Natale Cacciola, che nacque in provincia di Messina e nel ’47 si candidò: grazie all’esperienza in Parlamento del papà (durata quattro anni in tutto), la signora Cacciola percepisce ancora un vitalizio di oltre 2000 euro al mese. Anche la vedova di tale Elios Costa, altro esponente trapanese che subito dopo la guerra sbarcò all’Ars, percepisce ogni mese una pensione da 2.500 euro.

Stessa cosa per la vedova di  Pietro Di Cara, che rimase in Parlamento dal 1947 al ’55. Francesco Lanza di Scalea rimase in Ars appena tre anni, un periodo di tempo sufficiente per fargli prendere una pensione di 2000 euro. Stesso beneficio per la vedova di Michele Semeraro.

Pensioncina anche alla figlia di Giuseppe Alessi, il primo presidente della Regione siciliana, e alla vedova di Pompeo Colajanni, storica figura di partigiano e antifascista. Anche la moglie di Giuseppe D’Angelo, rimasto in Ars fino al 1967, percepisce la pensione.
La lista degli assegni di reversibilità comprende 130 nomi di beneficiari, undici in più di quelli che comparivano due anni fa, vale a dire un costo che ogni mese ammonta a 590 mila euro, circa sette milioni l’anno.

Sono invece 180 gli ex onorevoli ancora in vita che sono titolari di vitalizi “diretti”, per una spesa di quasi 882 mila euro al mese, oltre dieci milioni di euro l’anno. Fra questi, anche Salvatore Caltagirone, esponente di Alleanza nazionale che subentrò al collega Pippo Scalia e si fece giusto cinque sedute in tutto che oggi gli fruttano un vitalizio da circa tremila euro.

Altro caso assurdo è quello di Franco Bisignano, che all’Ars neanche ci mise piede. Si candidò nel 1976 con il Movimento sociale, fu il primo dei non eletti. Bisignano però non si arrese e cominciò una guerra a colpi di carta bollata contro Antonino Fede, eletto al suo posto ma non residente in Sicilia. Alla fine, nel 1996, il tribunale gli diede ragione, anche se la legislatura si era conclusa da ormai 15 anni. Però, Bisignano ebbe un bel premio di consolazione: gli vennero concessi il vitalizio, che dopo la morte è passato alla vedova. Così, tanto perchè noi non ci facciamo mancare nulla.
 

Irene Savasta
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