Cultura Scicli 09/01/2017 21:02 Notizia letta: 267 volte

L'Houel, un viaggiatore che ha creato altri viaggiatori

La grotta delle cento scale
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Scicli - Quella che oggi è una suggestiva location, molto scenografica ma certamente inospitale, era invece un tempo un luogo vissuto dagli abitanti di Scicli, capace con tutta probabilità di affascinare illustri ospiti.
Nel manoscritto di Antonino Carioti sulle Notizie storiche della città di Scicli per la “contrada di Chiafura”, si menzionano infatti le grotte “che un tempo stettero dentro case, ove i sepolcri sono coperti tuttora da balate ben levigate e liscie, vicino a’ quali perdurano talune case abitate”. Grotte come abitazioni,dunque, fino a tempi neanche troppo remoti. Un gigantesco presepe naturale che certamente ammaliò il viaggiatore francese Jean Houel, che nel suo Voyage pittoresque, nel 1787, diede una resa pittorica della veduta rupestre di Scicli. Questi, infatti, non solo ricorda che “un quinto dei cittadini di Scicli [circa 1700 persone] alloggia sul pendio di queste rocce, in grotte che risalgono alla più remota antichità” ma nella Planche CCX, raffigurante le Cento Scale, fornisce una prezioso documento iconografico raffigurante un prospetto di abitazione incavata nella roccia. Nell’800 però comincia il declino della città e della zona rupestre si parla come di un quartiere “abbellito di ricchi palagi tra gli spechi cadenti ricettacolo di povera gente”; ciò nonostante in piena epoca borbonica l’insediamento rupestre restava ancora densamente abitato.

Probabilmente, tra i classici viaggiatori europei in Sicilia, Jean Houel fu quello che più di ogni altro seppe cogliere e rappresentare dei particolari sugli ipogei siciliani che ancora oggi stimolano la fantasia. Houel ci tramanda una visione un po' più sognante e meno cruda dei miti dei prigionieri, dei cavatori, dei seppellitori. Lascia spazio al misterioso, privo di parole e di misure certe. A giudicare soltanto dai soggetti delle opere del grande artista francese, sembra che sia stato particolarmente attratto dagli ambienti sotterranei di cui andò alla meticolosa ricerca, ritrovandone e ritraendone parecchi in quasi tutte le province siciliane, spesso prima che fossero nuovamente dimenticati.

Ed è solo di recente che è stato “ritrovato” un ipogeo ritratto da Houel, che negli ultimi secoli era stato utilizzato come ripostiglio: ancor oggi è privato anche se adesso visitabile: la cisterna rupestre di via San Bartolomeo, solo uno dei tanti luoghi immortalati dal viaggiatore rapito dal Val di Noto, con il suo stile fortemente narrativo che dona alle scene ritratte un caratteristico impatto emotivo, forse difficilmente trasferibile alle parole. Egli fu un viaggiatore in grado di generare altri viaggiatori.

La Sicilia

Amelia Cartia
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