Cultura Scicli 12/01/2017 15:59 Notizia letta: 214 volte

Scicli e il Libero Pensiero

Un periodico edito a Parma
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Scicli - In una delle mie solitarie e spassionate letture mi sono imbattuto in alcuni annali del periodico: “Il Libero Pensiero”, pubblicazione che secondo qualche storico ebbe prima i natali a Parma nel 1866 per poi essere stampata a Firenze e, alla fine, a Milano negli anni successivi e per tutto un decennio. Per qualche altro storico, invece, la pubblicazione apparve a Milano e per altri storici, ancora, la pubblicazione, arricchita del sottotitolo “Giornale dei Razionalisti”, vide la luce a Roma.
Non è comunque la diatriba sul luogo della sua prima pubblicazione a interessarmi. Ad aver attirato la mia attenzione sono i motivi per i quali il periodico fu fondato e prosperò per tutta una decade, la decade più importante e delicata nella quale nacque e si organizzò il nuovo Stato Unitario Italiano.
Un acceso dibattito aveva infiammato l’Italia preunitaria, com’è noto.
La presenza dello Stato della Chiesa nella penisola italica a lungo aveva ostacolato l’Unificazione, esasperando animi, dividendo il consenso.

Resta celebre la frase di Cavour (Torino 1810 - Torino 1861): “Libera Chiesa in libero Stato”, diventata il grido e il manifesto dell’intellighenzia italiana laica e borghese.
Il dibattito filosofico non solo italiano ma anche europeo fu alimentato in quel tempo dal rigetto dell’idea di un Dio soprannaturale, motor immobilis, astratto dalla natura. Questa tesi così formulata da Feuerbach (Landshut 1804 - Rechenberg 1872), in seguito, con diverse sfumature, fu accolta dallo stesso Bakunin (Prjamukino 1814 - Berna 1876). L’idea mazziniana, già in crisi, era diventata nel frattempo oggetto di penose critiche: “Mazzini (Genova 1805 - Pisa 1872) prigioniero del suo Dio”.
Il progresso, in questa nuova filosofia, era visto come una naturale antitesi alla predicazione della Chiesa Romana. Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti Senigallia 1792 - Roma 1878) aveva pubblicato proprio in quegli anni il Sillabo (1864), a celebrazione del decimo anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione (1854), e nel 1868 aveva pronunciato il famoso “non expedit” (il divieto per un cattolico di partecipare alla vita politica attiva del suo Paese).
Una serie di colpi e contraccolpi tra Papato e intellighenzia, fra Trono e Altare, opponeva l’immanenza, rappresentata da un’idea laica e dinamica di progresso e di modernità alla trascendenza, devotamente ricapitolata dalla tradizione, dal dogmatismo romano, da una statica e intransigente supremazia della fede sulla ragione.
Questo scontro avrà il suo epilogo drammatico nella celebre “breccia di Porta Pia”, la conquista definitiva di Roma, celebrata finalmente come Capitale dello Stato Unitario il 20 settembre del 1870.
Il Sillabo di Pio IX condannò molte correnti filosofiche antiche e moderne, tra queste l’ateismo, il comunismo, il panteismo, il razionalismo, il socialismo e, per la prima volta, stigmatizzò il Matrimonio celebrato come atto civile, privato della sua natura sacramentale.
Ad avvelenare ulteriormente il clima intellettuale italiano contribuì nel 1868 la pubblicazione del celebre “Inno a Satana” di Giosuè Carducci (Valdicastello di Pietrasanta 1835 - Bologna 1907), nel quale Satana non era più visto come un angelo ribelle sic et simpliciter, bensì come prototipo dell’Uomo di scienza che si ribella a un Dio costruito e inventato ad arte da chi aveva interesse a dominare e limitare la sua natura umana. Il “peccato” non era più frutto, dunque, di una disubbidienza ma l’esito gioioso di una ricerca scientifica, suffragata dalla ragione speculante, come in Giordano Bruno (Nola 1548 - Roma 1600), in Galileo Galilei (Pisa 1564 - Arcetri 1642), ecc...
E la superstizione altra non era che il comico ricorso a simboli, pratiche e formule nel tentativo di colmare, per giustificarla, la lacuna della non conoscenza.
Il Giornale dei Razionalisti fu fondato da Luigi Stefanoni (Milano 1845 -?1905), un massone borghese d’ispirazione mazziniana che aveva preso parte alla spedizione dei Mille.
Un intellettuale, lo Stefanoni, che si era anche distinto per alcune traduzioni di Büchner (Darmstadt 1824 .1899) e di Feuerbach e per il suo interesse per Darwin (Shrewsbury 1809 - Londra 1822).
La rivista ospitava testi di filosofi progressisti, scritti anticlericali spesso molto violenti, critiche alla Chiesa Romana e alle sue superstizioni, cronache riguardanti la Chiesa e i preti sia riferibili all’ambito del territorio italiano che a quello europeo, auspicava l’estensione alla Chiesa del diritto comune.
Il dibattito nazionale s’incarnava nelle periferie, anche in quelle più lontane del nuovo Regno come fu la nostra, producendo epocali effetti devastanti di portata storica.
Nella Sicilia sudorientale esistevano veri e propri focolai. A Scicli soprattutto, a Niscemi, come a Terranova (Gela, nda).
Nel primo numero della Rivista ho avuto modo di leggere le varie corrispondenze da questi centri periferici dell’isola.
Ed è stata questa corrispondenza a darmi l’esatto polso della situazione dalle nostre parti.
A Scicli, per esempio, il dibattito fu davvero estremo, se l’Amministrazione comunale reagì approvando due provvedimenti gravissimi che sfregiarono per sempre il volto della città.
Già Garibaldi (Nizza 1807 - Caprera 1882), al suo arrivo a Palermo, aveva emanato l’editto di espulsione dei gesuiti dall’isola.
Questo editto di espulsione aveva fatto fermentare nella nostra società civile quell’humus culturale anticlericale e massonico che principalmente pervadeva le élite borghesi.
La notizia della soppressione delle congrue alle due importanti parrocchie è riportata, infatti, in uno dei primi numeri della Rivista de “Il libero pensiero”, pubblicata con toni a dir poco trionfalistici.
Questo provvedimento, unito all’abolizione di censi o alla loro difficile riscossione, più un atteggiamento rilassato del clero cittadino, non indenne da influenze moderniste e massoniche, fu il vero responsabile dell’abbandono dell’antico e venerabile Duomo di San Matteo.
La Matrice fu, infatti, sconsacrata il 7 ottobre del 1874, nella generale disapprovazione del popolo. Fu barattata dalla Diocesi di Noto con la Chiesa del Collegio dei Gesuiti, in precedenza espropriata con l’editto garibaldino, di più facile accesso.
Il secondo grave provvedimento, seguito a questo precedente, fu la demolizione della Parrocchiale di S.Maria la Piazza, avvenuta tra la fine del 1883 e i primi mesi del 1884, nonostante gli innumerevoli appelli disperati del Vescovo di Noto Mons. Giovanni Blandini (Palagonia 1832 - Ferla 1913), diretti a scongiurare l’evento.
A vent’anni dall’unità d’Italia, grazie a una lotta pervicace condotta da uomini senza Dio, Scicli si privava dei suoi due massimi templi cittadini. La fortissima componente massone che aveva governato e sgovernato la città ci lasciava solo macerie, rovine e spazi vuoti.
È quello che è rimasto anche di quel libero pensiero che tanto libero, in verità, non fu.
Oggi in molti stiamo con fatica scavando fra quelle macerie, nella speranza di ritrovare un passato che qualcuno aveva voluto a tutti i costi occultare nel nome di un malinteso modernismo e di una discutibile libertà.
La seconda notizia riguarda la cronaca di uno dei primi matrimoni civili d’Italia celebrato proprio a Scicli. A registrare il fatto è sempre la Rivista del “Libero pensiero” che lo riprende da un’altra importante Rivista mazziniana “L’Unità d’Italia”, fondata a Genova nel 1860.
I contraenti dell’Unione civile furono l’avvocato Guglielmo Caruso e la professa teresiana Maria Pisani, già suor Maria Annunziata. (Liberata dal convento in considerazione dell’imminente approvazione delle seguenti leggi del Regno: 7 luglio 1866 e 15 agosto 1867, in virtù delle quali si sopprimevano alcuni Ordini religiosi.)
Di entrambe le cronache riporto qui di seguito la trascrizione.
I versi di Giosuè Carducci non furono, per fortuna, così profetici come si pensava.
“Salute, o Satana,/ o ribellione,/ o forza vindice della ragione!/ Sacri a te salgano/ gl’incensi e i voti!/ Hai vinto il Geova/ de’ sacerdoti.”
Sappiamo, col senno di poi, che cosa ne è stata dell’Unità d’Italia, di tutte quelle demolizioni spesso inutili. Il Geova dei sacerdoti è ancora vivo e vegeto a interpellare la nostra ragione e la nostra coscienza.
Una cosa comunque è certa.
Come sempre, Scicli ha pagato un prezzo non indifferente alla sua storica e inquieta smania di vivere.

CREDITI
Antonio Senna, Storia e futuro, Rivista di Storia e Storiografia on line, n.42 novembre 2016
Antonio De Lauri, Scienza, laicità, democrazia. “Il libero pensiero. Giornale dei Razionalisti” (1866-1876)
Biblioteca del Libero Pensiero - Archivio Biblioteca Enrico Travaglini
Cat. N. 75 Libreria Antiquaria Palatina di Francesco Masini, Firenze
Harvard College Library - From The George Schünemann Jackson Fund
Giosuè Carducci, Inno a Satana, Edizione di riferimento: Pubblicazione del Popolo con lettere dell’Autore e di Quirino Filopanti, tipografia degli agrofili italiani, Bologna 1969
Matteo Alesina, Ludwig Feuerbach, l’essenza della religione
Notiziario Storico di Scicli, a cura del Comune di Scicli, Luigi Scapellato, Parte prima, La “nuova” Maestranza la demolizione della Chiesa di Santa Maria la Piazza, aprile 1997
Bartolo Cataudella, Scicli Storia e tradizioni, Editore il Comune di Scicli, 1988
Trascrizioni:
Harvard College Library
From The George Schüneman Jackson Fund
For the purchase of books on Social Welfare & Moral Philosophy
Given in honour of his Parents, their simplicity sincerity and fearlessness
IL LIBERO PENSIERO
Proprietà letteraria
IL LIBERO PENSIERO
Giornale dei Razionalisti
Anno I
Milano
Presso il Tipografo Editore F. Gareffi
Via Larga, n.35
1866
Harvard College Library
Jackson fund
Dec. 6, 1929
II vol. in.8

Anno I 15 febbraio 1866 n.7
Nella rubrica Cronaca a pag. 111 di questo numero si legge:
“Anche il Consiglio comunale di Scicli ha soppresso nel bilancio 1866 le congrue ai parrochi e le spese di culto alle due parrocchie.”
E a pag. 112 sempre dello stesso numero:
MATRIMONIO CIVILE -Scrivono da Scicli (Sicilia) all’Unità Italiana:
-Sabato 27 gennaio si celebrò, tra noi, il primo matrimonio civile innanzi al solo Magistrato Municipale, senza l’intervento dei preti. L’avv. Guglielmo Caruso sposò la signora Maria Pisani, che nell’ordine Teresiano -di cui era monaca professa- portava il nome di suor Maria Annunziata.
I genitori della sposa diedero il loro assenso, e la dotarono in proporzione delle loro sostanze. Le persone più distinte del paese, e le autorità locali, furono presenti alla celebrazione di codesto atto solenne. Dicesi che nella settimana si sposeranno parimenti, senza che abbiano ad immischiarsene i preti, un giovine ed una giovine, entrambi popolani, col pieno consenso e gradimento delle rispettive famiglie. Argomentate da ciò come lo sviluppo delle nostre popolazioni non sia per nulla inferiore ai tempi e alla civiltà.”

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Un Uomo Libero.