Attualità Recensione 23/01/2017 17:45 Notizia letta: 360 volte

The Founder, se l'eroe non ha scrupoli

“La nuova chiesa americana”
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Illinois, anni ’50: è questa l’ambientazione dell’ultimo film diretto da John Lee Hancock che vanta la collaborazione di un magistrale Michael Keaton nel ruolo del protagonista, l’imprenditore Ray Krock: un altro film biografico quindi per il noto regista e sceneggiatore statunitense. 
The Founder racconta la storia vera della fondazione e dell’espansione della McDonalds’ Corporation, la più grande catena di ristoranti fast food del mondo, che ogni giorno dà da mangiare all’1% della popolazione mondiale.
Fulcro della storia è Ray Kroc, venditore di frullatori che s’imbatte nei fratelli McDonald, onesti ex dipendenti della Columbia Pictures e adesso proprietari di un ristorante specializzato nella vendita di Hamburger, patatine e bibite. Impressionato dal loro rivoluzionario sistema nel vendere cibo e scorgendovi la potenzialità di avviare un vero e proprio franchising, Kroc cerca, con abili manovre e qualche colpo basso, di ottenere una posizione che riesca a scrollargli di dosso il controllo dei fratelli McDonald in modo da impossessarsi della fortunata società. 

Kroc cerca quindi il riscatto sociale, insoddisfatto com’è del suo lavoro e della sua posizione nella società e per riuscirvi non conosce scrupoli. Per tutto il film resta una figura ambigua: è un personaggio che rappresenta il marcio del sistema economico, che ignora i limiti della dignità umana? Rappresenta forse un individuo guasto che si nasconde dietro a un sorriso smagliante (a volte in realtà più simile a un ghigno) e a un parlare impeccabile, oppure si tratta di un formidabile imprenditore, capace di valorizzare un’impresa forse più di quanto i timorosi fratelli McDonald avrebbero saputo fare? Nel tentativo di dare una risposta a questa domanda risulta evidente che, in questo caso, eroe e villano coincidono nella stessa persona. Kroc/Keaton rimane comunque la figura centrale del film, imponendosi sugli altri attori/personaggi come una personalità di quello che è stato il Teatro del Grande Attore dell’Ottocento italiano.

Il concetto che ritorna insistente, quasi come un leitmotiv, e sul quale si fonda il successo di McDonalds’ è una parola: velocità. Lessema ripetuto come un mantra, diventa il pilastro fondante di quella che viene definita “la nuova chiesa americana”. Si, perché il filo rosso che tiene unita la vicenda altro non è che l’ambiente complessivo in cui si colloca il film: gli Stati Uniti d’America, degli anni ’50 poi, paese con la voglia di rinascere, ormai al culmine, dopo la batosta economica della crisi del ’29. L'America del sogno americano, che rende possibile perfino il successo di Kroc, un uomo che ha ormai superato i cinquant’anni.

Gli ingredienti per un film di successo ci sono tutti: egregia scrittura delle scene, una sceneggiatura di ferro che a tratti si serve di dialoghi serrati ma comunque sempre scorrevole e fruibile. La recitazione di Keaton si conferma sempre impeccabile, discorso che può sicuramente essere esteso a tutto il cast di attori. Un team quindi valido e capace che ha reso questo film un prodotto alla portata di tutti. Proprio come i famosi hamburger che hanno siglato il successo del marchio McDonalds’.

Vincenza Iacono
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