Attualità Marina di Ragusa 08/02/2017 20:04 Notizia letta: 1200 volte

La putìa della signorina

Una istituzione
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Ragusa -  “La putia della signorina” a Marina di Ragusa è una e una soltanto. Nessuno chiede né quale sia la putia né chi sia la signorina: lo sanno tutti, abitanti di Marina, villeggianti abituali che ogni anno trascorrono lì le vacanze e perfino i turisti di passaggio che si fermano solo qualche giorno. È così: che si soggiorni nell’antica “Mazzarelli” per un weekend o per una vita intera, è inevitabile fermarsi nella piccola bottega di generi alimentari alle spalle della chiesa, all’angolo tra via del Mare e via Sigona.
Posto di passaggio e meta obbligata di bambini che comprano la merenda, operai e muratori che le affidano i loro pranzi e signore che tengono in pugno l’economia domestica, il negozio che vende un po’ di tutto può considerarsi il contraltare della poco distante piazza principale. A reggerlo da dietro il bancone, oggi come negli ultimi quarantasei anni c’è “La signorina”: Concetta Gurrieri, che tutti conoscono e che conosce tutti. Pur avendo trascorso gli ultimi decenni nella sua “putia”, una vera istituzione, un punto di riferimento della località balneare, lei Marina di Ragusa la conosce bene eccome. Con orari di lavoro incredibili, che d’estate vanno anche dalle 7 alle 22 senza soluzione di continuità, non è certo lei a essere andata in giro per la città: è al contrario la città, tutta, a essere passata dal suo negozio nel corso degli anni.

Com’è nata questa bottega?
Io sono di Santa Croce e tuttora vivo lì: la mia famiglia aveva il panificio San Giovanni, che ha chiuso l’anno scorso. Negli anni ‘60 mio fratello andava a consegnare il pane in tutta la zona, fino a Marina di Ragusa e riforniva anche questo negozio, che era di Don Andrea Rosa. Questi l’aveva fondato nel dopoguerra: originariamente qui c’era un deposito dove commerciava il frumento. La gente glielo portava e in cambio lui dava farina o pane, poi aprì la bottega e cominciò a vendere di tutto, come oggi. Quando mio fratello seppe che aveva messo in vendita il negozio, se ne parlò a casa e i miei genitori lo comprarono per me. Così nel gennaio del 1970 cominciai a venire ogni giorno qui da Santa Croce con la macchina piena di pane: la mia famiglia continuava ad avere il panificio quindi un po’ me lo portavo io la mattina e poi nel corso della giornata me ne facevano arrivare altro. Esperienza ne avevo già tanta e sono stata accolta bene: a Marina di Ragusa non mi hanno fatto sentire la nostalgia di casa.

Cosa ricorda della Marina degli anni ’70?
Oggi rimane solo la mia ma di botteghe di generi alimentari ce n’erano tante, la più grande era in piazza e per distinguerla dalle altre la chiamavamo “il supermercato” anche se in realtà non lo era, era solo più grande. Poi c’erano anche macellerie e pescherie. Fino all’inizio degli anni ’90 c’era il cinema del signor La Licata (lo stesso proprietario di quelli di Ragusa), aperto tutto l’anno, alle spalle del lungomare dove oggi c’è un supermercato. Poco distante c’era il cosiddetto “circolo dei cavalieri”, vicino Piazza Torre, dove gli uomini andavano a giocare a carte quando finivano di lavorare. Marina era molto più piccola, finiva con lo Scalo Trapanese da una parte, dall’altra col ristorante La Scogliera (quello di Fumia che ormai non esiste più) e in alto col campeggio Nifosì nella zona chiamata “balcone mazzarelli”, dove oggi c’è la grande rotatoria.

Com’è cambiata la bottega nel corso degli anni e come la clientela?
Questo posto è rimasto pressoché uguale da quando l’ho preso: appena arrivata ho fatto qualche modifica, sostituendo gli scaffali, che erano in legno, e soprattutto ho aggiunto il banco frigo per poter vendere anche i prodotti freschi. La clientela è rimasta più o meno la stessa: signore che venivano a fare la spesa, operai che compravano i panini da portarsi in campagna o in cantiere. Prima le scuole erano in via B. Brin, dove oggi ci sono gli uffici comunali, e venivano i bambini a comprare le merende (un panino costava 30 lire, una brioscina 25 lire), gli stessi che poi passavano i pomeriggi a giocare per le strade qui intorno. Il modo di fare la spesa era invece completamente diverso: come dicevo ci conoscevamo tutti e così la spesa non si pagava lì per lì. Chi entrava nel negozio chiedeva quello di cui aveva bisogno e, dopo essere stato servito, mi porgeva il proprio quadernino –ancora me lo ricordo, costava 15 lire! - su cui scrivevo l’importo che mi doveva. Quando poi i clienti potevano, venivano a pagare e di solito accadeva a “fine campagna”, così si diceva, cioè a fine raccolto, a giugno.

Quali differenze ci sono tra la Marina di allora e quella di oggi?
Tutta questa zona intorno al negozio era abitata da “mazzariddari” ma, quando sono scomparsi, i figli hanno venduto le case e sono andati altrove: così queste oggi sono prevalentemente abitazioni di villeggiatura dei Ragusani. Un tempo chi non l’aveva ne prendeva una in affitto per luglio e agosto, ora invece le vacanze durano meno, le prendono solo per pochi giorni, una settimana al massimo, ma d’altro canto c’è un turismo che porta un buon movimento e tanti vantaggi.
Nel passato la gente era diversa: ci conoscevamo tutti, eravamo una grande famiglia e non solo perché molti erano imparentati tra loro ma perché tutti si comportavano come se lo fossero, si era in confidenza e ci si aiutava reciprocamente senza che nessuno lo chiedesse. Non so, ad esempio se faceva brutto tempo e il vento scoperchiava le serre, la notizia si diffondeva e il proprietario, senza neanche chiedere aiuto, trovava mezzo paese in campagna a riparare il possibile. In generale se qualcuno aveva un problema, di qualsiasi tipo, c’era una rete di solidarietà di vicini e parenti pronta a sorreggere lui e la sua famiglia. Oggi il paese è sicuramente più bello da un punto di vista estetico ma prima c’era un clima più sicuro, più sano, più umano.

La Sicilia

Anna Terranova