Giudiziaria Ragusa 20/02/2017 13:23 Notizia letta: 6050 volte

Veronica ha ucciso per vendetta. Affetta da sindrome di Medea

L'avvocato impugnerà la sentenza
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Ragusa – Veronica avrebbe ucciso “per vendetta”. Il movente dell’uccisione del piccolo Loris Stival, dunque, sarebbe questo: “per rivalsa, per colpire il suocero, oltre che il marito e il figlio in una spirale di cieca distruzione dell’idea di famiglia e dei valori che incarna”. Questa, dunque, la motivazione dell’assassinio di Loris, strangolato con le fascette da elettricista e poi buttato nel canalone del Mulino Vecchio.

E’ lei, e solo lei, la colpevole, secondo il Gup del Tribunale di Ragusa, Andrea Reale: Veronica Panarello, condannata a 30 anni di carcere, ha fatto tutto da sola. Non c’entra il suocero, la relazione non è mai stata provata e quindi questa accusa è ritenuta priva di fondamento. L’omicidio, inoltre, non fu premeditato, ma d’impeto, nato dal rifiuto del bimbo di andare a scuola. Tutto è nato da lì: Loris si rifiuta di andare a scuola e ciò ha scatenato la reazione di Veronica, colpita dalla sindrome di Medea. Era il movente, infatti, il pezzo di puzzle mancante a tutta la vicenda: perchè mai Veronica Panarello, una donna come tante, avrebbe dovuto uccidere il figlio e poi addirittura occultarne il corpo? Perché raccontare tante bugie? E poi, avrebbe fatto tutto da sola?

Secondo il Gup, Veronica è una lucida assassina, una donna colpita dalla sindrome di Medea, una personalità in conflitto con i familiari, portata sempre a mentire, istrionica, manipolatrice, desiderosa di catturare attenzioni. Il figlio, era diventato quasi un rivale, un impedimento alle attenzioni. Il suo rifiuto di andare a scuola, gli è stato fatale. Il movente fornito dalla donna, cioè la minaccia di Loris di rivelare al padre la presunta relazione con il suocero, per il giudice è privo di fondamento, in quanto la relazione fra i due non è stata provata e Andrea Stival ha un alibi forte per quella mattinata.

Con la lucidità di un’assassina fredda e glaciale, ha poi buttato lo zainetto e l’arma del delitto e gettato il corpo nel canalone e cercò anche di procurarsi un alibi andando al corso di cucina. Poi, al ritorno, ha finto di non trovare il figlio a scuola. Un’attrice straordinaria, che cercò di sembrare anche pazza in carcere cantando le canzoni e dicendo sciocchezze. Le motivazioni della sentenza sono dure, pesanti e arrivano dopo il rifiuto di concedere i domiciliari, ma il legale di Veronica ha già annunciato di voler impugnare la sentenza.

Irene Savasta
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