Giudiziaria Modica 26/02/2017 22:52 Notizia letta: 1926 volte

Come è morto Carlos Aparacio?

Il bivio davanti a cui è il Gip
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Modica - La sua morte scosse l’opinione pubblica. Era il 31 agosto 2014. Una morte che fece scattare l’inchiesta della Procura della Repubblica di Ragusa per accertare eventuali responsabilità dei medici non solo dell’Ospedale modicano, ma anche dei colleghi del «Busacca» di Scicli, nosocomio dal quale il paziente era arrivato in gravi condizioni.
A distanza di due anni e mezzo dalla scomparsa, la morte di Carlos rimane ancora inspiegabile, ma la verità sta tutta in quei 21 giorni di ricoveri. In origine all’Ospedale «Cannizzaro» di Catania, poi all’Ospedale «Busacca» di Scicli, dove fu diagnosticata una pancreatite rispetto all’originaria polinevrite acuta. Dopo 12 giorni di degenza all’ospedale sciclitano, a causa di un ulteriore aggravamento delle sue condizioni, il trasferimento d’urgenza a Modica, in rianimazione. Dieci ore dal ricovero, il cuore di Carlos cessò di battere.

Inizia a questo punto la ricerca della verità. Morte naturale o espressione d’imperizia, negligenza e imprudenza?
La battaglia di perizie legali inerenti al decesso di Carlos, mostra un quadro denso di sospetti. Consulenti, specialisti nominati sia dalla Procura che dai familiari del ragazzo. E se dalle relazioni dei consulenti della Procura emergono dettagli che lasciano intendere che per il paziente è stato fatto tutto il possibile, dalle perizie degli altri esperti salta fuori ben altro. Salta fuori che a Carlos Aparacio, morto di pancreatite culminata con un infarto al miocardio e senza mai “una doverosa verifica di segni di sofferenza ischemica con lo studio della riproduzione grafica dell’attività elettrica del cuore (ECG)”.

Dalle argomentazioni del medico di parte ed inviate al Pubblico Ministero, emerge come “ad onta di tali evidenti segni e sintomi di impegno cardiaco che avrebbero dovuto far sospettare una seria condizione di sofferenza cardiaca su base ischemica, i sanitari dell’ospedale di Scicli non ebbero ad applicare i protocolli previsti, ovvero non eseguirono un tracciato ECG ( elettrocardiogramma ) e il dosaggio dei marcatori di necrosi miocardica”.
La nota del perito va ben oltre. “I comportamenti omissivi dei sanitari dei nosocomi di Modica e Scicli coinvolti a vario titolo nel trattamento del paziente, per come sopra specificato, sono espressione d’imperizia, negligenza ed imprudenza e sono causalmente collegati alla morte del Sig. Aparicio, in quanto la tempestiva diagnosi ed opportuna terapia della SCA (coronarografia con angioplastica, intervento cardiochirurgico) avrebbe evitato l’evento infausto”.

Motivazioni completamente opposte, invece quelle del consulente nominato dalla Procura per il quale emergono condizioni che rendono “Carlos non abbisognevole di una attenzione tale da richiedere l’effettuazione di indagini strumentali”. Per lo stesso perito “...il coinvolgimento del miocardio e la pancreatite acuta è una evenienza tutt’altro che frequente e che tale condizione (pancreatite acuta) non prevede effettuazioni di indagine cardiologiche. Infine, - prosegue il consulente della Procura- “...la giovane età di Carlos , 31 anni, non lo rendevano abbisognevole di indagini strumentali all’apparato cardiovascolare e l’infarto è plausibilmente decorso in maniera asintomatica”.
Al Gip adesso il delicato compito di decidere il corso giudiziario sul procedimento.

Gabriele Giannone