Attualità Silvana Grasso racconta 02/03/2017 18:01 Notizia letta: 307 volte

Disabili in Sicilia, quei cadaveri che ammorbano l'aria politica

I complotti nel prenotare l'ascensore
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La parola-chiave è cadavere. E' cadavere quell’Italia che fu vanto di Bernini, Brunelleschi, Botticelli, Verdi, Rossini, Leopardi, Manzoni. E' cadavere la Politica che non fu e non è vanto. E anche sulla putrefazione del cadavere si fa bottino, a strappi, morsi, pugni, ricatti, insulti, sputi, cazzotti, tangenti, come nelle peggiori risse da angiporto di un secolo fa.
La parola che, invece, battezziamo con l’hasthag #chilhavista# è Pudore. Pudore messo al bando da atti terroristici contro la Morale, costretto a fuga ed esodo assieme ai membri della sua “famiglia”: Onore, Decoro.
E' davvero apocalittico questo sfacelo e non c’è da sperare in una rinascita, non certo in tempi brevi. C’è il vuoto nella Cultura che tutte le altre sottende, quella del Valore! Valore della persona, della Patria, dell’Ideale, del Luogo, del Progetto.
E' talmente cadaverica la Cultura dell’“Uomo”, che ci sembra, in certi momenti, ormai inutile persino quell’ augusta nobile cultura classica di Mito e Miti, da cui l’umanità è ripartita infinite volte, dopo collassi, catastrofi, stermini. Anche dopo sanguinosissime guerre che, però, nell’insensatezza della libido pugnandi, avevano pur sempre un “ideale” epico, fosse solo l’affermazione sul nemico, come nell’epica omerica che ignora la pietas, fosse solo la primogenitura nell’albero genealogico delle Potenze.
Anche la parola Potenza è scomparsa, parola bellissima dal latino possum/potes/potui/posse. Parola con la quale si vinse la prima elezione a presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama «we can».
L’Italia è un Cimitero, un brutto cimitero in abbandono, ovunque “cadaveri”, assenze, macerie, non da risonanti venti di guerra, ma da truffaldine concertazioni di “killeraggio”, a diffusione incontrollata come virus in una chat!
Da dove ripartire? La lectio del Pd in questi giorni ci indica l’“ambiguità”, il ricattino, come parola-chiave di ripartenza. Chi minaccia il trasferimento con le valige in mano, in realtà le ha ben alloggiate dentro il Partito, sotto chiave, e la minaccia dell’“emigrazione” è l’infantile trucchetto per contrattare più alti vantaggi e più potenti poltrone, restando. Giochetti da briscola in bar di paese una cinquantina d’anni fa!
Nonostante, dunque, la Politica sia ormai cadavere, neanche al cadavere si rinuncia! Chissà mai possa tornare vivo e vegeto! Non successe forse così a un tal Lazzaro che viveva in Betania, vicino Gerusalemme, con le sue due sorelle Marta e Maria (Vangelo secondo Giovanni) e che Gesù risuscitò dopo quattro giorni dalla morte, quando ormai era cadavere in decomposizione?
Dunque qualcuno, in verità sospettiamo molti, crede di poter fare miracoli alla Gesù e far resuscitare cadaveri. Almeno ci crede fino a quando la Magistratura non fa di lui stesso un “cadavere”, senza possibilità alcuna di resurrezione!
Lo spettacolo della Politica è cadaverico, sotto ogni prospettiva. Il “nuovo” nel metodo e nel traffichinaggio è più vecchio del vecchio demolito rottamato seppellito. Il “vecchio”, ringalluzzito da un’unica prospettiva, quella della distruzione comune, del tipo «muore Sansone e tutti i filistei», sotto massiccia terapia cortisonica che, agendo sulle ghiandole surrenali gli dà verve e resistenza, attacca, fuoriesce, un piede dentro l’altro pure, minaccia le barricate quando, anche per salire lo scalino del cesso di casa sua, ha bisogno d’un aiutino!

Tristezza poi vedere che un personaggio di grande “potere” mediatico, che gode di visibilità e favor populi, parliamo di Pif, riesca a trattare con il presidente della nostra Regione, il Crocetta, con il quale disabili gravissimi non hanno avuto potere di parola e neanche d’accesso. A conferma che alla Regione l’invalidità non ha potere, alla Regione il concetto è che l’invalidità crea fastidi a chi il potere ce l’ha, ed è storia di vecchia inciviltà! I disabili in carrozzella, tra cui i fratelli Pellegrino di Palermo, rei di reclamare la dovuta assistenza per non essere “suicidati” dall’indifferenza d’una politica scellerata e asociale, sono considerati soggetti “molesti” in quanto possono spezzare le gambe alle carriere, vedi come le hanno maciullate all’assessore Miccichè!
Il valore del gesto di Pif sul tema dell’assistenza ai disabili, l’occupazione simbolica della presidenza di palazzo d’Orleans, è quello di aver fatto vedere «nudo il re»! Crocetta, tornato a “sirene spiegate” da Vittoria, ha ceduto immediatamente non a un Diritto sacrosanto della disabilità, garantito anche dalla Costituzione (ma lui è esperto di poesia tunisina-marocchina non di Diritto)! Ha ceduto, cu vasuni e bbrazzuni, alla Crocetta, alle richieste di un personaggio, Pif, in ottima salute, ma pericolosissimo perchè Patrimonio mediatico!
Che tristezza, che vergogna, che desolazione per la Comunità disabile e non, avere l’ennesima certezza che solo i media in Sicilia danno potere contrattuale, soprattutto alla vigilia di nuove elezioni per la regione. Non il Diritto nè l’Umanità.
La “piece” di Pif è stata assai più concludente, immediata e “devastante” politicamente per il Crocetta di qualsivoglia insulto politico o pseudo-complotto, lui che i complotti li vede anche nel prenotare l’ascensore!
E dopo questa “waterloo” politica e di immagine, ancora lo sentiremo annunciare “Rinascita” di quella Sicilia che cadavere lascia? Certamente sì! Il Crocetta pensa che se c’è riuscito Gesù Cristo nel miracolo, perchè non anche lui?
Quasi nessuno, crediamo, abbia letto per intero il romanzo “Horcynus Orca” del siciliano Stefano D’Arrigo (1919/1992), un romanzo del 1975.
Romanzo dall’ “epica” moderna e tragica, profeticamente profeta di questo nostro sciagurato tempo! Il protagonista, ‘ Ndrja Cambria, marinaio della fu Regia, torna al suo paese natale, attraversando a piedi le devastate coste calabre, il bel Paese devastato dalla guerra, deturpato, sfregiato, imbarbarito da guerra e corruzione... un’odissea di simboli per simboli, dove magnificamente si incrociano l’onirico e il mitico alla ricerca dell’uomo perduto, del mondo perduto.

Di questo mondo sfigurato da una sfigurante corruzione è metafora l’Orca “L’animalone brancolava ancora cieco e sonnoso, oscuro e inavvertito come tutti i cataclismi nelle loro sotterranee originali, quando non se ne ha ancora segno e sono già sotto i nostri piedi. La sua immensa mole affusolata saliva, preceduta dall’alta pinna dorsale ad ascia come un sommergibile dal suo periscopio, e salendo, dalle bocchette dello sfiatatoio sprigionava un sibilo come di fuoco che va per acqua, di lava di vulcano che erutta dagli abissi, e raffreddandosi forma un isolotto in superficie”. E' metafora il suo cadavere, il cimitero delle “fere” dentro l’immensa grotta che si apre alla radice del cono vulcanico. Esalazioni sulfuree, veleni, putrescenze d’un mondo ammorbato e ammorbante, senza speranza apparente. Eppure la carcassa immensa dell’Orca è vita in mare oltre la morte Stessa, eppure nutre della sua morte il fondale marino, le sue fere, mentre epicamente si consumano, in una apocalissi furiosa e poetica, le sue carni pronte a “resurrezione” in altrui vite “l’animalone cominciò a spremersi e a traspirare tutto di sudori e fetori, dalla pelle del gigantesco dorsale che si faceva or matta e ora riluceva come ebano. Sbuffando, respirando a vampate, ora sotto, ora sopra, come un vulcano di spume, qualcosa di glorioso e intenerente spirava dalla sua figura massacrata, anche se in mente stonava pensare una cosa così per un animale come quello, che tutto poteva spirare fuorchè sentimenti di tenerezza... per quei momenti che restò in vista, sembrò sospeso tra il sole che ormai scompariva e la luna, che già compariva” (ibidem).
In Letteratura i cadaveri non hanno lezzo, la Letteratura fa il miracolo. Ma in Politica è altra la faccenda, di moltissimi, pronti a nuove candidature e a operar miracoli, sentiamo già fortissimo l’odor di lebbra!

La Sicilia

Silvana Grasso
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