Attualità Modica 07/03/2017 17:23 Notizia letta: 935 volte

Donne e Dee. Le Veneri di Modica

Per festeggiare l'8 marzo
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Modica - Con la lectio magistralis del prof. Sebastiano Tusa, soprintendente del mare e professore all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli su “La Dea Madre nel Mediterraneo” l’amministrazione comunale in collaborazione con la FIDAPA, sezione di Modica, ha inteso festeggiare l’8 marzo festa della donna.

Si tratta nei fatti di una mostra Archeologica dal titolo eloquente “Donne e Dee. Le Veneri di Modica” ovvero due statuette, forse del tardo neolitico, provenienti dalla località Pirrone, sul fiume Dirillo esposte al Museo Civico Archeologico “F.L. Belgiorno” e che oggi per l’occasione sono state esposte, assieme a cinque pannelli esplicativi, sino a venerdì 10 marzo, in una teca nella sala Auditorium “S.Triberio” del palacultura.

L’evento su cui ha puntato la direzione del museo, con il prof. Giovanni Di Stefano, è quello di dare una lettura singolare della ricorrenza avvalendosi di un grande studioso per illustrare, nei suoi remoti passaggi storici sino all’epoca moderna, la Dea Madre nel Mediterraneo.
Il prof. Sebastiano Tusa ha guidato per mano un attento uditorio partendo dalle origini con gli studi dello storico de antropologo svizzero Johann Jakob Bachofen che genera il primo studio approfondito riguardo alla teoria del matriarcato ovvero «il potere delle donne» attraverso la ricostruzione di un'epoca della storia umana in cui la figura della madre prevalse nel sentimento dell'esistenza, rintracciando le testimonianze sparse tra miti, simbologie, racconti degli storici e le leggi.

L’evoluzione ci offre quello che è stato il passaggio storico dal matriarcato al patriarcato. Le fasi di questo modello di sviluppo sono: l'Eterismo o matriarcato non regolamentato; l'Amazzonismo o fase delle Amazzoni (stadio intermedio); matriarcato; la madre intesa come genitore primario (eredità matrilineare); potere del padre o paternità legale.

L’analisi dello studioso passa attraverso i capisaldi dell’antropologia del XIX secolo con Lewis Henry Morgan, che dà la stura alla scienza dell’uomo che si sviluppa poi con le teorie di John Ferguson Mac Lennan, antropologo evoluzionista teorizzatore della esogamia (la regola matrimoniale per cui il coniuge deve essere scelto al di fuori di una cerchia matrimoniale, che può coincidere con parentela o clan, fratria, tribù, ecc. È quindi la regola opposta all'endogamia).

Il concetto di matriarcato influenza anche la filosofia con refluenze condizionanti nella politica.
La Dea Madre come matriarcato che sta alla base dell’antropologia nelle teorie sviluppate da Friedrich Engels, il padre, con Karl Max del comunismo moderno.
E la storia continua a intrecciare le teorie sul matriarcato con Bronis?aw Malinowski, antropologo polacco secondo il quale le relazioni pacifiche si sostengono con lo scambio dei doni che incarnano il matriarcato e sino alle tesi di Pepe Rodriquez.

Particolarmente interessante quella esposta in Dio è nato donna, dove viene colto il passaggio dal culto della Dea Madre terrena a quello del Dio celeste.
Altro perno centrale nell’evoluzione antropologica lo studio di Robert Greves, il quale stima che la religione primitiva è legata essenzialmente all'agricoltura, e venera la Dea Madre Terra come divinità superiore.
Da un iniziale "monoteismo", sono poi scaturite le diverse divinità, secondo i tempi, i luoghi, le etnie, le guerre. Così ogni aspetto della Dea si è di volta in volta personificato, con nomi diversi, rimanendo facilmente individuabile nelle diverse culture.
Il matriarcato, quando si afferma il patriarcato, non scompare del tutto perché rimane retaggio di una religiosità precedente.

Il concetto di Dea Madre trova collocazione precisa nelle tesi di Carl Gustav Jung,  psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, che la colloca come una potenza numinare dell’inconscio al contrario di Erich Neumann,  psicologo tedesco, che valuta la grande Madre come ostacolo dello sviluppo del sé individuale per chiudere con lo studio e lo svelamento dei segni della pittura preistoria dell’archeologa lituana Marjia Gimbutas  che analizzò le differenze tra gli elementi del sistema della "vecchia Europa", da lei considerato matriarcale e ginocentrico, e la cultura patriarcale portata dagli indoeuropei nell'età del bronzo. Secondo la studiosa, questi due sistemi si sarebbero fusi generando le società classiche dell'Europa storica.
Il prof. Tusa chiude con due immagini che sono il paradigma dell’essere donna: La vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci e la Maternità di Gustav Klimt.

La Dea Madre è stata probabilmente la prima divinità immaginata dall’uomo e, anche se così non fosse, è indubbiamente quella più presente in tutte le culture del mondo antico.
In tutto il Bacino del Mediterraneo, includendo anche l’area Mediorientale sono state ritrovate statuette, terra cotte, incisioni, raffiguranti la Grande Dea già a partire da 30.000-25.000 anni prima di Cristo, usanza poi pian piano scomparsa verso il 3.000 a.C. con l’avvento delle popolazioni Indoeuropee veneratrici delle divinità maschili padrone delle armi e delle fucine.

Prima di questa “invasione” la rappresentazione della dea trova sua massima espressione nelle rappresentazioni delle Veneri Preistoriche, figure femminili dai prosperosi seni ricchi di latte, dagli abbondanti glutei e dai ventri smisurati e gravidi.

Redazione
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