Giudiziaria Vittoria 04/04/2017 15:58 Notizia letta: 2430 volte

Caso Gambina, la mamma: Devo sapere cos'è successo a mio figlio

Una vicenda misteriosa
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Vittoria - "Se pensano che io mi stanchi, si sbagliano. Io devo sapere che cosa è successo a mio figlio". Parla così Consuelo Bonifazio, la mamma del giovane Roberto Gambina, morto il 20 novembre 2015 nella sua scuola, l'istituto Lanza di Vittoria, durante la trasmissione "Nero-Dietro la notizia", curata da Sonia Iacono, in onda su Video Regione. 

Il Gip Andrea Reale ha chiesto sei mesi di proroga per ulteriori indagini, dando incarico al medico legale Giuseppe Iuvara e alla criminologa Roberta Bruzzone. Nessuno, in famiglia, ha mai creduto al suicidio di questo giovane tranquillo e taciturno. Nemmeno l'opinione pubblica ha mai creduto che Roberto si fosse lanciato nel cortile della sua scuola per uccidersi.

Troppi buchi, troppe versioni discordanti e troppa fretta di archiviare le indagini come suicidio. Ma ripartiamo dall'inizio. Roberto arriva a scuola in ritardo quel maledetto 20 novembre perchè, dopo aver preso alla stazione di Vittoria alcuni amici, ha un piccolo incidente in auto.

Uno dei ragazzi viene accompagnato al pronto soccorso, ma nulla di grave. La sua presenza sul registro viene segnata alle 9.24. Lo zio, però, sostiene che il ragazzo è arrivato a scuola alle 9.10: è stato lui, infatti, ad accompagnarlo dopo l'incidente, perchè solo lui aveva in disposizione un carro attrezzi per l'auto.

Roberto lascia lo zaino in classe e chiede di poter andare in segreteria. Il corpo, viene trovato alle 9.45 in cortile. Che cos'è successo in quell'arco temporale? Nessuno, di fatto, ha visto Roberto lanciarsi dalle scale o dalla finestra nel cortile della scuola.  A questo proposito, è bene ricordare che esistono, appunto, due versioni: c'è chi sostiene che Roberto si sia lanciato dalla finestra, chi invece dalle scale. Ma i periti della famiglia, escludono sia l'una che l'altra ipotesi.

Il corpo di Roberto, infatti, è stato trovato al centro del cortile, incompatibile con un lancio dalla finestra o dalle scale antincendio. Possibile, invece, una caduta dal tetto. E perchè Roberto doveva salire sul tetto? E, soprattutto, era solo? Le ferite sul corpo, inoltre, erano piuttosto strane per un suicida: le nocche scorticate, un taglio netto all'orecchio e la calotta cranica destra completamente sfondata.

I genitori vengono avvisati alle 10.30 e viene detto loro che il ragazzo era caduto dalle scale. Al pronto soccorso, invece, trovano i carabinieri: le forze dell'ordine impediscono alla madre di entrare perchè vi sarebbero indagini in corso.

Poi, nel primo pomeriggio, il cadavere viene restituito alla famiglia e lì i genitori si accorgono del corpo martoriato del figlio e chiedono a gran voce l'autopsia, negata in un primo momento. Solo dopo alcune denunce dei familiari la vicenda comincia ad andare avanti, altrimenti sarebbe stata chiusa come un caso di suicidio.

Versioni discordanti, una certa fretta nell'archiviare il caso come suicidio e, soprattutto, una scena del crimine ripulita il giorno stesso dell'evento, impedendo così ulteriori approfondimenti. Una vicenda che resta, nei fatti, ancora avvolta nel mistero. Ed è ancora tutta da scrivere.

Irene Savasta
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