Attualità Scicli 08/04/2017 23:18 Notizia letta: 2882 volte

Gigi D'Alessio a Scicli: Il Sud riparta dalla sua bellezza

Tanta umiltà
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Scicli - La signora Franca ha acceso il ferro da stiro e con cura materna ha stirato, sabato sera, la camicia blu che Gigi D'Alessio doveva indossare sul palco del teatro Italia. Una strana triangolazione di fatti ha determinato la presenza a Scicli del cantautore napoletano. La scomparsa, qualche anno fa, di una bambina, curata per mesi al Gaslini di Genova, l'amicizia del padre di questa bambina con Giuseppe Stornello, manager locale, che insieme a Salvatore Tolomeo hanno creato una collaborazione importante con Gigi D'Alessio. 

Una serie di fatti difficilmente decifrabili nella loro banalità ha fatto sì che senza alcun intervento economico pubblico -eccezion fatta per la concessione del Teatro Italia da parte del Comune - Gigi D'Alessio abbia presentato il proprio album a Scicli, 24 02 1967, il suo titolo, nell'ambito della trasmissione televisiva Insieme, in onda fra qualche giorno (forse il lunedì di Pasquetta) su Antenna Sicilia, con finalità benefiche. 

"Il Sud deve ripartire dalla consapevolezza della sua bellezza - risponde Gigi al microfono di Caterina Gurrieri, per Video Regione-. Vedi, ho deciso di accettare la conduzione della trasmissione Rai Benvenuti al Sud perchè sapevo che il programma stava per chiudere, a causa degli ascolti bassi. Lì c'erano giovani artisti, maestranze, persone che speravano di lavorare. Ho accettato di fare una trasmissione tv per salvare quelle persone dalla delusione". 

A proposito di delusione, deluso per come è andato Sanremo? "No, affatto. A Sanremo ho portato una canzone dedicata a mia madre. Lei è morta 32 anni fa, e non ha visto nulla di me. Attenti, non del mio successo, che è un fatto relativo, ma di me come uomo, come padre, come persona. Che volete che me ne importi di vincere Sanremo? Io ho portato mia madre a Sanremo. Questo mi basta. Perchè, vedete, se uno deve fare una cosa, la deve fare col cuore. Non per avere successo, ma perchè la sente. Io ho portato la canzone che volevo, che sentivo, che amavo. Punto". 

Al Festival hai interpretato L'Immensità strappando gli applausi di Castaldo e Assante, i due critici de La Repubblica che non sono mai stati teneri con te. Ha cambiato la natura della canzone, spostando la ritmica da un 12/8 in un 5/4, un tempo dispari, difficile da eseguire. Cosa hai pensato? 

"Che solo gli stupidi non cambiano idea. Ho cantato quella canzone con una chiave interpretativa coraggiosa. E' piaciuta anche alla critica con il naso all'insù. Ne sono onorato". 

Giuseppe Savà
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