Economia Crescita 11/04/2017 21:12 Notizia letta: 87 volte

Tasse e mancati investimenti, la Sicilia si conferma in difficoltà

Il tema del sommerso
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L'economia della Sicilia sta vivendo una fase complicata, e secondo gli analisti la regione sembra più vicina alla situazione drammatica della Grecia che ai livelli di crescita conosciuti dagli altri Paesi europei, anche a causa di mancati investimenti e di un sommerso che resta il secondo settore produttivo. Non aiuta neppure la pressione fiscale, che come in tutta Italia opprime imprese e famiglie.

Il peso delle tasse. Come rivelato dall'Ocse nell'ultimo aggiornamento statistico chiamato nel rapporto "Taxing Wages 2017", infatti, il Belpaese conquista una poco invidiabile quinta posizione assoluta nella classifica mondiale sul peso delle tasse sui salari. Per la precisione, il cosiddetto cuneo fiscale - ovvero, come spiega l'approfondimento del portale di informazione finanziaria FissoVariabile, la differenza tra guadagni netti del lavoratore e costi del datore di lavoro - per un single italiano senza figli è complessivamente al 47,8%, mentre lo Stivale arriva addirittura sul podio, al terzo posto, per la pressione su una famiglia monoreddito con due figli (dove il tasso raggiunge il 38,6%).

La situazione in Sicilia. Questa situazione ha effetti diretti sulla mancanza di investimenti in Sicilia, sia sul fronte privato che su quello relativo alle imprese. D'altra parte, anche l'ultimo quadro dell’economia regionale redatto dall’Osservatorio sulle piccole e medie imprese di Confartigianato non fa che confermare queste difficoltà, descrivendo una terra che oscilla tra criticità e promesse di riscatto.

Infrastrutture a rilento. Tra gli aspetti più difficoltosi va citato soprattutto il ritmo lento degli investimenti in infrastrutture, che viaggia al di sotto della media italiana del 15 per cento, a cui si accompagna la necessità di tempi più lunghi per la concreta realizzazione delle opere: dalla sola somma di questi aspetti si crea un primo forte ritardo per l’economia della regione.

Dramma occupazionale. Altre ombre poi ci sono sul versante dell’occupazione: su un totale di 277 regioni europee, la Sicilia si posiziona mestamente terzultima per tasso di occupati e addirittura ultima per tasso di occupazione femminile. Segno che esiste una grande fetta di popolazione, la quota rosa, che ha necessità e urgenza di accedere al mondo del lavoro, e che potrebbe far ripartire l’economia.

Ripartire dalle imprese. Proviamo però a tracciare anche delle linee più ottimistiche e positive, da cui la Sicilia potrebbe ripartire: una delle luci è rappresentata proprio dalle imprese artigiane, che sull'isola sono più di 75 mila, vale a quindici ogni mille abitanti, con una fortissima predominanza di dimensione piccola (il 99% è al di sotto dei venti lavoratori). Oltre ai settori tradizionali, che ovviamente rappresentano lo "zoccolo duro" delle attività, si segnala una interessante propensione per la presenza in settori con forti margini di crescita, come quello turistico, la cui espansione potrebbe potenzialmente interessare qualcosa come 16 mila imprese, e quello della sharing economy.

Battere il sommerso. Sullo sfondo, però, restano i nodi irrisolti, a cominciare dall’economia sommersa: in termini economici, questo ambito "improduttivo" per la legalità rappresenta il secondo settore produttivo della Sicilia (subito dopo i servizi), ed espone oltre 45 mila imprese a concorrenza sleale. Ma qualcosa come detto si sta muovendo verso scenari migliori, e secondo l'ultimo rapporto sull’economia siciliana realizzato da Diste Consulting e Fondazione Curella "l'economia dell’isola è uscita da una crisi paragonabile a una guerra".

Invertire la rotta. In particolare, nello studio si evidenzia come in Sicilia negli ultimi due anni il prodotto interno lordo sia aumentato di 3,6 punti percentuali, mentre l’occupazione è cresciuta del 2,7%; eppure, questo è ancora troppo poco per parlare di vera crescita, anche se l’indubbia capacità del sistema produttivo locale ha resistito ai colpi devastanti della crisi e ora può reagire.

Redazione
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